Il Patto di stabilità Ue impedisce a Regioni e Comuni di spendere 13 miliardi di euro per le opere pubbliche

Anche i tempi di pagamento aumentano: «In media, le imprese che realizzano lavori pubblici sono pagate dopo 8 mesi e le punte di ritardo superano ampiamente i 2 anni».

Nelle casse degli enti locali ci sono 13 miliardi di euro potenzialmente spendibili ma di fatto inutilizzabili per realizzare le opere pubbliche, perché bloccati dal Patto di stabilità: così l’Unione Europea taglia le gambe all’economia italiana, gravando pesantemente sul già lento cammino verso la ripresa e la crescita.
Lo strumento voluto dall’Ue per controllare le politiche di bilancio degli Stati membri, infatti, impedisce a Comuni e Regioni d’Italia l’impiego di 13 miliardi di euro, di cui 4,7 sono pagamenti per lavori commissionati e già eseguiti, che gli enti potrebbero subito effettuare ma che sono congelati; altri 8,6 miliardi sono i mancati investimenti che, in assenza dei penalizzanti vincoli di finanza pubblica imposti dal Patto, potrebbero, invece, essere spesi. A renderlo noto è un’analisi della Direzione affari economici e centro studi dell’Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, presentata ieri dinnanzi al premier uscente Mario Monti.

UN DANNO PER TUTTI. Gli effetti negativi dei vincoli del Patto di stabilità su economia e lavoro si inseriscono nel più ampio discorso dei debiti complessivi per mancati pagamenti da parte della pubblica amministrazione verso le imprese (stimati da più fonti in un importo che oscilla tra i 70 e i 100 miliardi di euro). In particolare, «la dimensione finanziaria dei ritardi di pagamento della pubblica amministrazione nel settore dei lavori pubblici – spiega l’Ance – ha raggiunto i 19 miliardi di euro ed è in costante crescita». Anche i tempi di pagamento aumentano: «In media, le imprese che realizzano lavori pubblici sono pagate dopo 8 mesi e le punte di ritardo superano ampiamente i 2 anni». L’Ance stima anche che gli 8,6 miliardi di euro di mancati investimenti, assieme ai 30 miliardi del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, potrebbero generare oltre 600 mila posti di lavoro.

LA LOMBARDIA PAGA DI PIU’. Tra le regioni d’Italia che si vedono bloccati i maggiori importi dall’Ue per effetto del Patto di stabilità ci sono la Lombardia (670 milioni di euro), il Piemonte (617 milioni di euro) e il Lazio (circa 439 milioni di euro).