«Il governo nigeriano crede di risolvere la strage di cristiani trattando con Boko Haram»

Intervista al deputato Pdl Margherita Boniver, inviato speciale del ministro degli Esteri per le emergenze umanitarie, di ritorno dalla Nigeria: «Boko Haram vuole il conflitto sociale, il governo sta perdendo il controllo».

«Il governo federale della Nigeria vuole risolvere il problema della strage dei cristiani dialogando con i terroristi, ma basta guardare la serie di attentati per capire che questa non è una soluzione». A parlare a tempi.it è la deputata del Pdl Margherita Boniver, inviato speciale del ministro degli Esteri Giulio Terzi per le emergenze umanitarie. Si è recata in Nigeria due volte ed è tornata da pochi giorni dal secondo viaggio, in cui ha incontrato personalità politiche, religiose e della società civile nigeriana.

Perché è stata inviata dal governo in Nigeria?
Sono andata nella capitale Abuja – volevo recarmi anche a Jos ma me l’hanno sconsigliato perché troppo pericoloso – per portare il messaggio di vivissima preoccupazione del governo italiano al governo nigeriano, per sottolineare l’allarme per la sequenza di stragi, sopratutto di cristiani, e per verificare l’apparente incapacità del governo di tutelare un diritto come quello di culto sancito dalla Costituzione nigeriana.

Che paese ha trovato?
In gravi condizioni. Non mi sono recata nello Stato di Plateau, dove sono avvenuti la maggior parte degli attentati, ma appena sono arrivata all’aeroporto di Abuja sono stata affiancata da due persone del servizio di sicurezza nigeriano inviate dal governo perché anche la capitale è oggetto di attacchi terroristici. La capitale è un lungo labirinto di posti di blocco e assomiglia in qualche modo alla “green zone” di Baghdad o alla zona delle ambasciate di Kabul. Ovviamente la situazione della Nigeria non c’entra con quella di Iraq e Afghanistan ma l’apparentemente incontrollata sequenza di attacchi terroristici e rappresaglie, insieme agli scontri tra etnie, preoccupa molto.

Qual è il più grande motivo di preoccupazione del governo nigeriano?

Il fiorire di gruppi terroristici, che vengono tutti racchiusi sotto l’unico nome di Boko Haram, che diffondono un islamismo fanatizzato e che vogliono imporre dall’alto la shariaa tutto il paese. Ammazzando i cristiani, e provocando così rappresaglie, istigano al conflitto sociale e religioso che però non appartiene alla storia moderna della Nigeria, dove le diverse comunità religiose convivono assieme e vogliono continuare a farlo.

Con la scusa dello scontro religioso, c’è un obiettivo politico?
Bella domanda, sicuramente in parte è così perché la tradizione nigeriana vuole che presidenti musulmani e cristiani si alternino e questo era il turno di un islamico. Invece il presidente Goodluck Jonathan è cristiano. Ma questa è una coincidenza. La autorità nigeriane però sono preoccupate anche perché dopo la caduta di Gheddafi c’è un’intera regione dell’Africa in subbuglio e nel caos. In Mali e Mauritania si guarda con timore alla saldatura di diversi terrorismi islamici come gli al Shabaab, che fanno stragi di cristiani in Kenya e in Somalia, l’Aqmi nel Maghreb e Boko Haram ora in Nigeria. Ma ci sono tante teorie sui gruppi che appoggiano Boko Haram.

Ad esempio?
Molti sostengono che siano sostenuti dall’interno, si parla di connivenza con alcuni partiti nigeriani, ma sono solo ipotesi. Altra teoria è che siano sostenuti da gruppi terroristici stranieri tout court che finanziano Boko Haram per avere presa sulla Nigeria, che è il paese più popoloso dell’Africa e tra i più ricchi di risorse, e per imporre una sorta di islam puro perseguendo la creazione del grande islam nel continente africano. E questo è inquietante.

Il governo nigeriano come sta reagendo per fermare l’ondata di stragi di cristiani?
Vuole dare una risposta politica, il governo federale si rifiuta cioè di militarizzare la nazione e combattere con le armi il terrorismo. Vengono prese misure di sicurezza ma come mi hanno detto anche i vescovi è impossibile proteggere tutte le chiese del paese. Le autorità cercano allora il dialogo con i terroristi. Per fare delle analogie, forse improprie e comunque da prendere con le pinze, è un po’ quello che ha cercato di fare Karzai con i talebani.

Può funzionare?
Assolutamente no. Ma non sono io a dirlo, basta guardare gli attentati che si susseguono, anche quelli dimostrativi. Il giorno prima che arrivassi ad Abuja è stata fatta scoppiare di notte una bomba, ormai il terrorismo è dentro la capitale politica del paese. E si accanisce nello Stato di Plateau, dove c’è un governatore cristiano, in una zona a prevalenza musulmana. La mia impressione è che il governo federale non sia in grado di controllare il Plateau, gli è sfuggito di mano.

Lei ha incontrato anche i leader religiosi del paese.
Sì, ho parlato nelle mie due missioni con il vescovo di Jos, il suo vicario, con quello di Abuja e con altri rappresentanti del mondo cristiano non cattolico e musulmano. Ho trovato una coincidenza di analisi davvero interessante: tutti, cioè, sostengono che non sia in atto una guerra di religione ma che il terrore di Boko Haram è alto. Insistono tutti sulla necessità di continuare il dialogo interreligioso e di non lasciarsi destabilizzare. Il rischio di combattersi, ovviamente, c’è.

Questi sono gli intenti ma la società è destabilizzata?
La società nigeriana, per quello che ho visto e per quello che mi hanno detto, per fortuna non è destabilizzata. La costituzione del paese è buona e nonostante tutto le istituzioni reggono ancora l’urto degli attacchi, la prova è che il governo cerca ancora di dare una risposta politica. Piuttosto c’è un forte problema economico.

Quale?
La causa di tutte queste scorribande di terroristi e rappresaglie tra tribali sono da interpretare anche come la conseguenza di una situazione economica in deterioramento. La Nigeria, il paese più popoloso dell’Africa, un colosso del petrolio, ha il 60 per cento della popolazione che vive con un dollaro al giorno. Non si può ignorare il dato delle condizioni di vita del popolo. E poi se l’Occidente è in crisi, figuriamoci la Nigeria. È chiaro che questa situazione influisce.

L’Italia che cosa sta facendo e che cosa ha intenzione di fare per i cristiani in Nigeria?
Questo governo ha innescato una robusta campagna di sensibilizzazione a livello di dialogo con i paesi dell’Ue. Il ministro Terzi sostiene sempre nelle sedi apposite e opportune la Nigeria e spinge perché l’Ue faccia un focus sulla strage dei cristiani, che non avviene solo in Nigeria, ma anche in Pakistan, India, Egitto e che suscita allarme e preoccupazione. A queste, ovviamente, non c’è un rimedio unico ma si possono sensibilizzare i paesi perché tutelino con ogni mezzo disponibile la libertà religiosa e le minoranze.