Il Giappone fa marcia indietro sull’energia nucleare: «Non possiamo farne a meno»

Oggi il primo ministro Abe ha fatto marcia indietro in Parlamento: «Nuovi standard di sicurezza ma per competere non possiamo farne a meno». Senza nucleare, Tokyo spenderebbe 34 miliardi di dollari in più all’anno.

Rinunciare al nucleare non si può, renderlo più sicuro sì. È questa la sintesi del discorso tenuto oggi in Parlamento dal primo ministro giapponese Shinzo Abe: i reattori nucleari che supereranno i nuovi standard di sicurezza saranno rimessi in funzione. Dopo la crisi nucleare di Fukushima del marzo 2011, che è stata causata da uno tsunami e che non ha prodotto nessuna vittima anche se ha costretto 100 mila persone che vivevano vicino alla centrale a evacuare, 50 reattori nucleari su 52 sono stati spenti e sull’onda di una veemente protesta popolare il governo aveva promesso di rinunciare entro il 2040 in modo definitivo all’energia nucleare.

NUCLEARE SICURO. Abe, che ha vinto le elezioni a dicembre, ha affermato che nuovi standard di sicurezza saranno applicati «senza compromessi» ma che il Giappone, se vuole competere economicamente nel mondo, ha bisogno dell’energia nucleare, che è pulita ed economica.

34 MILIARDI DI DOLLARI. Secondo gli economisti e le aziende produttrici di energia, rinunciare al nucleare costerebbe al Giappone 34 miliardi di dollari all’anno, oltre a produrre un notevole danno all’ambiente. Una cifra esorbitante, che secondo l’Istituto di economia energetica giapponese porterebbe il paese alla catastrofe.

BERLINO COME TOKYO. La scorsa settimana, anche la Germania ha fatto un primo passo indietro sul nucleare: l’obiettivo tedesco, annunciato da Angela Merkel dopo gli incidenti di Fukushima, è quello di spegnere tutti i reattori entro il 2022. Ma secondo il ministro dell’Ambiente Peter Altmaier, «il piano va rivisto, perché costerebbe alla Germania mille miliardi di euro da qui fino alla fine del 2030». Sostituire l’energia nucleare, per ora, sembra impossibile.

@LeoneGrotti