Perché l’Europa ha fretta di importare (tanto) gas russo

Di Rodolfo Casadei
18 Luglio 2026
Dal 1° gennaio 2027 i paesi della Ue dovranno sospendere le importazioni da Mosca, e intanto fanno il record di acquisti. «Non è il momento di tagliare le forniture»
Il porto di Zeebrugge, in Belgio
Il porto di Zeebrugge, in Belgio, da solo totalizza la maggior quantità di gas russo destinato all’Europa via mare (foto Ansa)

Caos da guerre del Golfo permettendo, col 1° gennaio dell’anno prossimo i paesi della Ue dovranno sospendere completamente le importazioni di gas liquido dalla Russia trasportato via mare. Sarà per questo che, mentre approvavano il 21° pacchetto di sanzioni contro entità russe, i 27 si sono visti passare sotto il naso una statistica assai significativa: nei primi sei mesi di quest’anno la Ue ha importato più gas liquido russo che in tutti i semestri precedenti per i quali si dispone di dati, battendo il record del primo semestre del 2022, quando furono importate 9,8 milioni di tonnellate di gas russo. Quest’anno il dato è 9,89 milioni di tonnellate, pari al 18 per cento in più di quanto importato l’anno scorso.

L’intera quantità proviene dall’impianto di Yamal, nell’omonima penisola nel nord-ovest della Siberia, proprietà per il 50,1 per cento della russa Novatek, per il 29,9 per cento di due soggetti cinesi e per il 20 per cento della Total francese. La Francia è infatti una delle principali destinazioni delle navi che fanno la spola fra il mar di Kara, nell’Artico, dove si sporge la penisola di Yamal, e i porti lungo la costa atlantica e del Mare del Nord dell’Europa. Nei porti di Montoir e di Dunkerque attraccano le navi cisterna rompighiaccio della piccola flotta (15 unità in tutto il mondo con queste caratteristiche) specializzata in questi trasporti, e nei primi sei mesi di quest’anno vi hanno scaricato qualcosa come 3,6 milioni di tonnellate di gas liquido siberiano.

Chi sta stoccando più gas russo in Europa

Il porto però che da solo totalizza la maggior quantità di gas russo destinato all’Europa via mare è quello di Zeebrugge in Belgio, con 2,9 milioni di tonnellate. Perché tanto prodotto nel porto di un paese di 10 milioni di abitanti? Ma perché da lì il gas prende la via anche della grande Germania, destinato quasi tutto al deposito sotterraneo di Rehden, a sud di Brema, gestito dalla Sefe, compagnia specializzata che si vanta di disporre del più grande sito di stoccaggio di gas liquido in Europa occidentale: «È possibile stoccare circa quattro miliardi di metri cubi di gas naturale a una profondità di 2.000 metri, in un’area che si estende per circa otto chilometri quadrati. Tale quantità di gas è sufficiente a rifornire due milioni di famiglie per un intero anno».

Il secondo porto europeo per quantità di gas liquido siberiano trasbordato è Bilbao, nella Spagna basca: 2,7 milioni di tonnellate. Da lì arrivano anche le uniche proteste pubbliche contro la decisione Ue di mettere fine alle importazioni entro il 31 dicembre di quest’anno. Ivan Jimenez, presidente del Porto di Bilbao, si è dichiarato sin dall’inizio contrario alla disposizione della Ue che metteva fine alle importazioni di gas russo e continua ad esserlo:

«Ritengo che questo non sia il momento di tagliare le forniture di gas provenienti dalla Russia, poiché ciò potrebbe rappresentare una questione molto problematica per l’Unione Europea. Abbiamo bisogno di maggiore resilienza», ha dichiarato al Financial Times. Il dirigente spagnolo ritiene probabile che gli importatori cerchino di far arrivare «quanto più gas possibile» prima dell’entrata in vigore del divieto perché «la qualità del gas russo è buona… e, per quanto riguarda i prezzi, di solito è più economico di quello proveniente dagli Stati Uniti».

La decisione dell’Ue di arrestare le importazioni

Si calcola che per le importazioni dei primi sei mesi di quest’anno gli acquirenti Ue abbiano pagato ai russi 6 miliardi di euro, in un contesto nel quale mentre le importazioni europee da Yamal aumentavano rispetto all’anno precedente, quelle asiatiche diminuivano di ben il 74 per cento. Di suo l’impianto sarebbe in grado di soddisfare le richieste di entrambi i continenti, avendo una produttività dichiarata di 17,4 milioni di tonnellate all’anno, in realtà spesso superata nei fatti.

La decisione Ue di arrestare le importazioni è maturata nel corso del 2025, con una proposta di regolamento da parte della Commissione Europea e il voto di approvazione del Parlamento. Il 26 gennaio scorso il Consiglio Europeo ha adottato definitivamente il regolamento. Questo prevede dal 25 aprile scorso lo stop alle importazioni nell’ambito dei contratti a breve termine conclusi prima del 17 giugno 2025, e dal 1º gennaio 2027 lo stop anche alle importazioni effettuate in base ai contratti di lungo termine. Da quella data, l’importazione di gas liquido russo nell’Ue sarà sostanzialmente vietata. Questo spiega perché ancora nel primo semestre del 2026 l’Ue ha continuato a importare grandi quantità di gas liquido russo: erano in larga parte consegne effettuate nell’ambito di contratti a lungo termine, che il regolamento consente di eseguire fino al 1º gennaio 2027.

Chi manutiene le gasiere rompighiaccio

Non solo. Gli europei in tutto questo tempo hanno anche provveduto a garantire una manutenzione di qualità alle gasiere rompighiaccio di categoria Arc7 (la più alta del registro navale russo: indica le navi in grado di spezzare autonomamente lastre di ghiaccio dello spessore di due metri) che trasportano il gas liquido russo. Considerate le loro dimensioni e la rotta che normalmente seguono, le navi che trasportano il gas di Yamal non possono fare a meno, soprattutto nei mesi invernali, dei servizi dei cantieri navali Damen a Brest (Francia) e Fayard A/S a Dunkebo in Danimarca: sono molto grandi e posizionati in modo ideale.

Perché la Ue se l’è presa comoda

Naturalmente le navi sono tutte (tranne una) di proprietà non russa, altrimenti incorrerebbero nelle sanzioni decise al riguardo a suo tempo dalla Ue. La maggior parte (6 unità) appartiene a Seapeak, società che vede la partecipazione di capitali canadesi, statunitensi, britannici e cinesi, 5 alla greca Dynagas, 3 alla giapponese Mitsui Osk Lines e 1 alla russa Sovcomflot. Quest’ultima è l’unica che non è ammessa né al porto di Brest né a quello di Dunkebo.

Per il gas russo che arriva via terra, e che attualmente rifornisce Ungheria e Slovacchia, la Ue ha stabilito tempi più dilazionati per la sua messa fuori legge: i due paesi potranno continuare a importare gas da Mosca via terra fino al 30 settembre 2027, essendo nel loro caso più difficile sostituire tali forniture con altre. In realtà a essersela presa comoda – con la motivazione degli alti prezzi e delle difficoltà di fornitura delle alternative – è un po’ tutta la Ue, se si considera che fra il 2021 e la fine dell’anno scorso le importazioni di gas russo non sono scese di molto in percentuale rispetto al totale delle importazioni europee di gas: sono passate dal 21 al 16 per cento del totale.

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