Il Bundestag sotto scacco dei giudici sul suicidio assistito (un film giĆ visto)
à passato un anno dal «verdetto epocale», come lo celebrò allora Repubblica, la «sentenza mozzafiato» con cui la Corte Costituzionale tedesca ha depenalizzato il suicidio assistito riconoscendo «a ognuno la libertà piena di decidere come morire». E ora tocca al legislatore regolamentarlo sulla base delle indicazioni dei giudici: «è un diritto e non un obbligo», questa la nenia con cui la deputata liberaldemocratica Katrin Helling-Plhar ha presentato pochi giorni fa al Parlamento un disegno di legge sostenuto da sinistra e centro-sinistra perché «il diritto a una morte autodeterminata non rimanga solo sulla carta».
L’IPOCRITA MORTE ASSISTITA “ALTRUISTICA”
Nessuna sorpresa, esattamente come in Belgio o in Olanda, una volta sdoganata la morte assistita non cāĆØ paletto che tenga: un anno fa i giudici avevano dichiarato incostituzionale il paragrafo 217 del diritto penale che nel 2015 aveva introdotto il divieto al suicidio assistito; o meglio, di “divieto” avevano parlato i giornali (ricordate il titolo di Avvenire? āLa Germania dice no allāeutanasiaā) per spiegare il provvedimento che considerava reato, punibile con la reclusione fino a tre anni, chiunque cercasse di ottenere guadagni o ricevesse compensi per avere aiutato un malato a farla finita. In pratica l’articolo 217 metteva al bando lāapertura di centri che sponsorizzassero il suicidio (come Exit international, o la tedesca Sterbehilfe Deutschland) e impediva ad associazioni di organizzare o fornire al malato un sostegno nel portare avanti la sua decisione di togliersi la vita, nulla vietava a familiari e medici la possibilitĆ di farlo per compassione e non per business (la cosiddetta Ā«eutanasia altruisticaĀ»).
DAI LAGER ALLA CORTE COSTITUZIONALE
La sostanza però non cambiava: 75 anni dopo lāintroduzione dellāeutanasia per i bambini malati nei campi di sterminio, la Germania tornava a giustificare e autorizzare lāuccisione compassionevole, per altro giĆ sdoganata dalla legge sul testamento biologico. Va da sĆ© che una serie di ricorsi di medici, malati terminali e associazioni portassero quindi la Corte di Karlsruhe, il 26 febbraio 2020, ad annullare lāarticolo 2017, consentendo a terze persone di aiutare i malati a morire. Di più, stabilendo che nei diritti della persona riconosciuti dalla Costituzione andasse ricompresa Ā«la libertĆ di togliersi la vitaĀ» (parole di Andrea Vosskhule, presidente della Corte) i giudici hanno stabilito che tale diritto esiste sempre Ā«in ogni fase della vita umanaĀ», a prescindere dallāincurabilitĆ o meno della propria patologia, aprendo al suicidio assistito anche per persone sane.
Ora spetterĆ al parlamento decidere come. Lāeutanasia āattivaā (in pratica la somministrazione di una iniezione letale e non la semplice fornitura del farmaco o la sospensione di cure) resta vietata dal paragrafo 216 del codice penale tedesco, ma i cavilli e le eccezioni previste per dare la morte su richiesta senza incorrere in condanne esistono: al legislatore non resta ora che ābilanciareā il diritto a una morte autodeterminata con la sua realizzazione in patria (85 pazienti su 256 che hanno deciso di morire in Svizzera nel 2019 erano tedeschi).
LA CARITAS SI SMARCA. MA IL “PERICOLO CANADA” C’Ć
Ā«Questa legge non costringerĆ mai un medico a fornire assistenza al suicidioĀ», ha sottolineato in parlamento la deputata Petra Sitte, Ā«nessuno ādeveā aiutare, ma tutti āpossonoā farloĀ». Al momento in Germania non esiste un protocollo per verificare la tanto sbandierata volontĆ libera e autonoma di autodeterminarsi. Quanto ai medici, Ā«nelle nostre strutture non diventerĆ un nostro compito organizzare il suicidio dei nostri ospiti e pazientiĀ», ha dichiarato Peter Neher, presidente della Caritas che gestisce centinaia di case di riposo e strutture per anziani in tutto il paese. Ā«L’autodeterminazione ĆØ una risorsa preziosa per la quale abbiamo il massimo rispetto; ma le organizzazioni cattoliche non offriranno attivamente assistenza al suicidioĀ», ha chiosato una portavoce. Sappiamo come ĆØ finita in Canada e dove porteranno gli inevitabili contenziosi, in nome della āpreziosa autodeterminazioneā fino alla morte, nelle strutture del paese. Dal ministero della SanitĆ di Jens Spahn hanno diffuso una dichiarazione: «à logico che il parlamento rispetti una decisione che ĆØ stata presa dalla corte costituzionaleĀ». Lo stesso macabro tributo alla causa dell’autodeterminazione offerto da Austria, Spagna, Portogallo e paesi europei falciati dal Covid.
Foto Ansa
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