I numeri (economici) del Covid

Il report dell’Istat fotografa la situazione delle nostre imprese: poco fatturato, molto smartworking, seri problemi operativi per l’immediato futuro

Tutti i quotidiani hanno riportato i dati dell’Istat secondo cui nel nostro paese nel 2020 ci sono stati più di 700 mila morti, un numero che non veniva raggiunto dal 1944. Il dato sui decessi ha fatto passare in secondo piano le rilevazioni dell’ente statistico a proposito della crisi economica, di cui l’Istat ha dato conto nel suo report intitolato “Situazione e prospettive delle imprese nell’emergenza sanitaria Covid-19”. Vale la pena ripercorrere per sommi capi il contenuto dello studio che, si tenga presente, fa riferimento al periodo giugno-ottobre 2020 ed è stato condotto su un campione composto, per quattro quinti, da microimprese (3-9 addetti).

Fatturato in calo

“Tra giugno e ottobre fatturato in calo rispetto al 2019 per sette imprese su 10” è il titolo del primo dei paragrafi del report. «Il 32,4% (con il 21,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività». Secondo l’Istat «il 68,4% delle imprese (che rappresentano il 66,2% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nei mesi giugno-ottobre 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel 45,6% dei casi il fatturato si è ridotto tra il 10% e il 50%, nel 13,6% si è più che dimezzato e nel 9,2% è diminuito meno del 10%».

L’Istat fa notare che i settori più in sofferenza sono quelli del commercio, in particolare al dettaglio, dei servizi creativi, della ristorazione, le agenzie di viaggio.

Seri problemi operativi

Il futuro preoccupa gli imprenditori: il 61,5 per cento di loro prevede per il periodo dicembre 2020 – febbraio 2021 «una contrazione del fatturato rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. Nel 40% dei casi il calo è previsto tra il 10 e il 50%, nel 15,1% di oltre il 50% e nel 6,4% di meno del 10%». Un terzo delle imprese ritiene di andare incontro a seri problemi operativi. Sono circa 17 mila imprese che prevedono di non riaprire.

Il 37,5% delle imprese ha dovuto chiedere il sostegno pubblico per la liquidità e il credito, ottenendolo nell’80% dei casi.

Smart working

Capitolo smart working. Ovviamente il ricorso al lavoro agile è stato differente a seconda del settore anche se, in generale, si può notare che «le imprese di tutti i macrosettori prevedono di incrementare progressivamente la quota di personale coinvolto nell’ultima parte del 2020, per poi ridurla ‒ senza tuttavia tornare ai livelli iniziali ‒ nel corso dei primi tre mesi del 2021». Resta una modalità che sta prendendo sempre più piede tanto che «nei mesi finali del 2020 potrebbe coinvolgere oltre la metà del personale dei settori di consulenza e direzione aziendale, editoria e trasmissione, pubblicità/marketing, telecomunicazioni, trasporto aereo e marittimo, e oltre il 60% di quello delle agenzie di viaggio, consulenza informatica, R&S, fornitura di personale». Il ragionamento è diverso per i settori industriali, dove, comunque, «le imprese prevedono di non andare oltre il 15% di lavoratori a distanza».

Liquidità e banche

Per fare fronte al bisogno di liquidità le imprese si sono rivolte alle banche: «Tra giugno 2020 e il momento della rilevazione il 35,4% delle imprese (30,1% in termini di occupati) ha scelto l’accensione di nuovo debito bancario, anche tramite le misure di sostegno introdotte dai decreti in materia. Sebbene tale strumento resti quello principale, l’incidenza risulta in calo rispetto alla prima fase dell’emergenza quando era segnalato dal 42,6% delle imprese».

Aiuti di Stato

Il prestito con garanzia pubblica è stato chiesto da 3 imprese su 10, e ottenuto da 8 su 10. A ricorrervi sono state soprattutto le imprese più piccole (39,2%) rispetto alle grandi (21,9%): «Tra i servizi, il ricorso al prestito assistito da garanzia pubblica è più frequente nelle attività dei servizi di ristorazione (52,0%), trasporto marittimo (49,3%), alloggio (46,1%) e agenzie di viaggio (55,7%). Dal punto di vista geografico, Centro (42,7%) e Mezzogiorno (41,2%) sono le aree più coinvolte, con quote particolarmente alte in Toscana (44,2%) e Molise (47,1%). Tra le imprese che hanno presentato domanda, oltre quattro su cinque (82,0%) hanno ricevuto una risposta positiva per l’intero ammontare richiesto, l’8,0% l’ha vista accogliere per un ammontare inferiore a quello richiesto mentre l’1,6% ha avuto esito negativo».

Foto Ansa