“I militi ignoti della fede”. Pupi Avati porta in tv i martiri cristiani dell’Europa comunista

Da Popieluszko al cardinal Mindszenty, da don Findysz al vescovo Ploscaru: 14 documentari su Tv2000 raccontano la Chiesa dell’Est negli anni della cortina e di Giovanni Paolo II

Le omelie di padre Popieluszko, il carcere del cardinale Mindszenty, le lettere di don Ladislao Findysz. Le vite dei martiri cristiani dell’Est Europa risplendono tra le pagine grigie della storia sovietica del secondo dopoguerra, assieme alle tante vicende sconosciute dei «militi ignoti della grande causa di Dio» (così li definì papa Wojtyla): suore, frati e laici di cui poco si è sempre saputo, ma che, con la loro fede, hanno permesso alla Chiesa di rimanere in vita al di là della cortina. A tutti loro è dedicato il ciclo di documentari in onda da questa sera 8 novembre su Tv2000. La serie, intitolata proprio I militi ignoti della fede, è ideata dal giornalista Lorenzo Fazzini e realizzata niente meno che dal regista Pupi Avati: 14 puntate da un’ora ciascuna che saranno trasmesse ogni venerdì in prima serata, più altre 14 in programma per il 2014.

POPIELUSZKO. Il ciclo è stato voluto per non disperdere l’esempio di fede di questi martiri silenziosi, prima che il tempo porti via anche gli ultimi testimoni rimasti. Sono racconti di una fede semplice: nessun eroe del cristianesimo, ma uomini veri che vivono il proprio rapporto con Dio in profondità, anche nelle difficili circostanze che la vita sotto il regime comunista imponeva. Come, ad esempio, don Jerzy Popieluszko, sacerdote polacco che aprirà stasera il ciclo: sempre osteggiato dal regime polacco per le sue omelie critiche con il comunismo (trasmesse dalle frequenze di Radio Free Europe), fu sequestrato e ucciso da tre funzionari di polizia nel 1984, quando aveva 37 anni. Il suo corpo fu ritrovato solo 11 giorni dopo nelle acque della Vistola. Più di 400 mila persone si radunarono per il suo funerale.

IL VESCOVO PLOSCARU. Tra i militi ignoti c’è anche monsignor Ioan Ploscaru, vescovo greco-cattolico a Lugoj, rinchiuso per 14 anni in carcere nella Romania che non ammetteva credi, e che mandava dietro alle sbarre chiunque professasse un’appartenenza religiosa, fosse cristiana, ebrea o musulmana. Il suo non è stato un martirio consumato nel sangue, dato che il religioso morirà solo nel 1998, ma la testimonianza di un amore a Dio totale, che lo ha reso capace di una pazienza incredibile di fronte alle persecuzioni che patì in prigione, per poi tornare a una vita normale, senza celebrità, dopo il rilascio.

GLI INCONTRI DI CAMISASCA. Per cinque puntate i documentari racconteranno la storia della fede polacca, per poi trasferirsi in Cecoslovacchia; in seguito, due puntate saranno dedicate all’Ungheria, poi alla Romania e infine all’ex Germania orientale. Vi saranno numerose testimonianze inedite, raccolte per la prima volta grazie al lavoro di investigazione di George Weigel negli archivi del Kgb, e anche i racconti di alcuni protagonisti sorprendenti di quegli anni, come ad esempio l’attuale vescovo di Reggio Emilia, Massimo Camisasca, all’epoca impegnato in varie missioni verso la Cecoslovacchia. Più volte monsignor Camisasca ha incontrato in forma segreta Josef Zverina, teologo che aveva vissuto anche diversi anni di prigionia: il sacerdote italiano portava con sé testi sacri e libri di teologia, il sacerdote ceco li consultava per poi restituirli a don Massimo, per evitare che i successivi controlli della polizia potessero svelare lo scambio.