I libri da NON leggere questa estate. La top ten di Camillo Langone

«Diffidare dalle classifiche, dal Premio Strega e da De Cataldo. Gramellini sì, se ci si vuole annoiare. Le “Sfumature” di E. L. James? Che roba è?». Intervista a Camillo Langone

Libri da leggere sotto l’ombrellone. Libri leggeri, che sappiano d’estate. Avvincenti, non impegnativi e che lascino alla mente la possibilità di rilassarsi. È per questo che la bruttissima letteratura funziona benissimo durante la bella stagione. Tempi.it intervista Camillo Langone, giornalista de Il Foglio e di Libero, su ciò che è meglio evitare dell’attuale panorama editoriale.

Quali sono i libri da non leggere, questa estate?
Non lo so, difficilmente leggo libri che non mi piacciono.

E come fa?
Ho un metodo infallibile: guardo le classifiche. La vendita massiccia di un libro significa solo buon marketing, e sotto la copertina, il più delle volte, si nascondono testi inutili.

Allora, diamo uno sguardo alla top ten. Svetta ai primi posti il trittico di E. L. James con Cinquanta sfumature di…
Guarda, io ho cominciato come lettore di pornografia. Ma a un certo punto mi è venuta a noia. Sempre i soliti cliché, la vecchia tiritera morbosa. E questa ne scrive addirittura una trilogia, giusto per far capire quanto possa essere spenta, seriale e ripetitiva. E poi hanno sempre lo stesso titolo – Cinquanta sfumature di grigio, di rosso, di nero per intenderci – e pure la copertina è sempre uguale. Ma che roba è?

Segue a ruota Una lama di luce dell’immortale Andrea Camilleri.
Infatti le sue sembrano tutte storie vecchie. Ma vecchie tanto. Che senso ha leggere Camilleri? Mah. A Montalbano chiedo pietà.

E La casa dei sette ponti di Mauro Corona?
Il problema di tutti questi personaggi da classifica è che scrivono sempre lo stesso libro. Mauro Corona è interessante, e va letto. Ma letto un romanzo, li hai letti tutti. Forse questo è diverso, perché ha cambiato ambientazione: non è più in Friuli, ma nell’Appennino pistoiese. Magari bisogna dargli un occhiata.

Il collega Massimo Gramellini svetta nel gruppo dei più venduti, con Fai bei sogni.
Gramellini non l’ho letto. Già mi annoia quando scrive la sua rubrica Buongiorno sulla Stampa. Figuriamoci un romanzo: più è lungo, più la noia è duratura.

Einaudi ha pubblicato Jo Nesbo, Lo spettro.
Non mi interessano i gialli italiani, secondo te leggo quelli scandinavi?

E dopo Romanzo Criminale, Giancarlo De Cataldo pubblica Io sono il Libanese.
Giancarlo De Cataldo dovrebbe fare il magistrato e fa lo scrittore. La mia domanda è: come fa? O è un mostro e non dorme la notte. Altrimenti, o fa male l’uno o fa male l’altro. Poi lui, con queste menate letterarie, ha creato una saga della banda della Magliana. Parla di criminali che sembrano eroi, ed è un magistrato. Cortocircuito.

Invece Se ti abbraccio non avere paura, di Fulvio Erbas, sembra un bel libro…
È un libro sull’autismo. Io voglio leggere di sanità – nel senso di salute –. Soprattutto in vacanza.

Ci sono i libri usciti dal Premio Strega.
Oddio, lo Strega. Non me ne frega niente. Anzi mi frega di non saperne niente. Lo disprezzo. Conosco tanti giurati dello Strega. Secondo me, è un fenomeno da anziane professoresse e prelati romani. Basta.

Ma un libro ce lo consiglia, invece?
Attualmente sto leggendo Romagna mia di Cristiano Cavina edito da ”Contromano Laterza”. È un libretto che parla della sua Romagna, che non è quella che conosciamo. Siamo abituati a pensare alla regione costiera, mentre Cabina si incentra sull’entroterra. Cristiano Cabina è un pizzaiolo cattolico senza pretesa di diventare un poeta laureato. È un po’ come Enrico Brizzi, solo più cattolico e meno boy scout.