«Cari illuminati di sinistra, vi siete mai chiesti perché gli italiani non la pensano come voi?»

La maggioranza dei cittadini (un terzo del Pd) «non riesce proprio a vedere il parallelismo fra disumanità nazista e disumanità salviniana». Intervista al sociologo Luca Ricolfi

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Ieri non ha letto su Repubblica l’appello dei dodici finalisti del Premio Strega che chiedono venga revocato immediatamente l’ordine di chiusura dei porti, «ma è come se l’avessi fatto, questo genere di appelli sono tutti eguali ed estremamente prevedibili». Solo il giorno prima Luca Ricolfi, sociologo, docente di Analisi dei dati all’Università di Torino e responsabile scientifico della Fondazione David Hume, sulla scorta del sondaggio Ipsos che dava il 71 per cento degli italiani a favore della linea dura di Salvini – «non solo gli elettori che votano destra o Cinque Stelle, ma anche un terzo degli elettori del Pd» –, aveva firmato una lettera agli illuminati sul Messaggero: «Cari politici progressisti, cari intellettuali impegnati, cari manager illuminati, cari prelati, scrittori, cantanti, professori, conduttori televisivi, giornalisti che ogni giorno vi esercitate in accorati appelli a coltivare il senso di umanità, vi siete mai chiesti perché tanti italiani non la pensano come voi?».

In compenso, racconta a tempi.it, «ho ascoltato (sta su youtube) il pensiero di uno di questi premi-Strega, che pochi giorni fa, quando la Aquarius non era ancora arrivata a Valencia, ha confessato: “Io stesso, devo dire, con realpolitik, di cui mi sono anche vergognato, ieri ho pensato, ho desiderato che morisse qualcuno sulla nave Aquarius. Ho detto: e adesso, se muore un bambino, io voglio vedere che cosa succede del nostro governo”. Non è nemmeno il caso di specificare chi, in particolare, abbia fatto un simile miserabile ragionamento perché, a giudicare dalle non-reazioni del mondo progressista (e anzi dalle difese d’ufficio delle sue parole, che sarebbero state “estrapolate dal contesto”) viene da pensare che quel che è scappato a un singolo intellettuale sia il retro-pensiero di molti. Un retro-pensiero che non è solo segno di mancanza di umanità ma anche di scarso interesse per il bene comune. Io trovo profondamente barbaro l’atteggiamento di chi cova in sé un odio e un disprezzo per l’avversario politico così grandi da augurarsi qualsiasi cosa possa nuocere al nemico: oggi che muoia un bambino, domani che salga lo spread e l’Italia vada a picco. E guardi che io non amo per niente questo governo, e l’unica posizione pubblica esplicita che ho preso prima del voto è stata contro Lega e Movimento Cinque Stelle, perché li ritenevo (e li ritengo) un pericolo per l’economia italiana. Ma questo non mi induce a sperare che mandino a picco il paese, tutto al contrario spero siano in grado di dimostrarmi che mi sbagliavo».

 Repubblica ripropone la copertina dell’Espresso “Uomini e No”: questo schema manicheo volto a sintetizzare il problema in categorie così assolute non sembra una forma uguale e contraria agli slogan cosiddetti populisti?
No, non mi sembra uguale e contrario: mi sembra peggiore. Perché c’è una profonda differenza fra sinistra e non-sinistra. La sinistra, o meglio una componente ancora importante della sinistra, è convinta della sua superiorità etica rispetto alla destra, mentre il contrario non succede. La destra e i populisti possono detestare l’establishment di sinistra, ma raramente si sentono portatori di una superiore moralità. Quando scrissi Perché siamo antipatici? (quasi quindici anni fa) pensavo che nel giro di qualche anno la sinistra sarebbe guarita dal suo complesso di superiorità morale, ma mi sbagliavo: è migliorata molto con Veltroni e il Renzi di governo, ma è bastata la sconfitta del 4 marzo a farla tornare ai peggiori anni dell’antiberlusconismo. Forse la classe dirigente che guida la sinistra, non avendo vere soluzioni per i problemi del paese, ha bisogno di un nemico da demonizzare, disprezzare, odiare: ieri era Berlusconi, oggi è Salvini.

Ha senso dare del non-uomo a Salvini come se le sue idee circolassero in una setta marginale di fanatici? Applicare lo schema di solito utilizzato per i partiti dello zero virgola (penso a Casapound o Forza nuova)?
È vero che il fatto che le idee di Salvini piacciano a tanti, anche a sinistra, dovrebbe fare riflettere. Ma questo non preoccupa troppo la cultura di sinistra, perché quella cultura prevede (non senza motivo, a giudicare dalla storia) l’eventualità che sia la maggioranza a sbagliarsi, e sia la minoranza ad avere ragione. Dico “non senza ragione” perché l’esperienza nazista ha dimostrato una volta per tutte che la maggioranza può benissimo avere torto. Ma il punto vero è un altro: ha senso trattare l’ondata populista come se fosse l’invasione degli Hyksos o l’ascesa del Führer? Quel che l’establishment di sinistra si ostina a non capire è che, mentre il linguaggio di Salvini e alcune sue prese di posizione sono indifendibili, la sostanza della politica migratoria di questo governo è discutibile ma non irragionevole, e per questo è appoggiata dalla maggioranza dei cittadini. La gente pensa che Salvini voglia solo mettere un po’ di ordine (e di equità europea) nei flussi migratori. E, per quanto sia continuamente sollecitata a farlo, non riesce proprio a vedere il parallelismo fra disumanità nazista e disumanità salviniana. Anzi, si potrebbe congetturare che siano proprio l’antifascismo e l’antinazismo che legittimano Salvini: la cultura progressista, e la retorica della Resistenza, hanno tenuta viva per oltre mezzo secolo un’idea così estrema del male incarnato dal nazi-fascismo, che alla gente vien da sorridere quando personaggi come Giorgia Meloni o Matteo Salvini vengono accostati al male assoluto.

Lei ha ricordato, dati Ipsos, che il 71 per cento degli italiani è a favore della linea dura di Salvini basata sulla chiusura dei porti, tra questi un terzo degli elettori del Pd: cosa è successo? Quando e per quale ragione il dubbio sulle politiche di accoglienza ha iniziato a serpeggiare in quello che lei ha definito «l’elettorato malconcio del Pd»?
Il dubbio c’è sempre stato, negli ultimi 20 anni, ma la moltiplicazione degli sbarchi dopo le cosiddette primavere arabe e la crisi libica ha determinato un salto di qualità. Però, più ancora degli sbarchi, ha contato l’atteggiamento negazionista (“l’immigrazione non è un problema, è una risorsa”) di tutto l’establishment politico della sinistra, con l’unica tardiva eccezione di Marco Minniti.

Qual è il nocciolo del problema migratorio e chi è oggi il vero nemico dei migranti?
Il nocciolo del problema, come ha spiegato lo storico britannico Niall Ferguson su The Times, è che l’Europa non può accogliere che una piccola parte degli africani che vorrebbero trasferirvisi, nel 90 per cento dei casi non in quanto rifugiati ma in quanto portatori di legittime aspirazioni a cambiare la propria vita. Chi è il nemico dei migranti? I migranti hanno molti nemici, a partire dai trafficanti d’uomini, ma il nemico più grande sono le classi dirigenti dei loro paesi, che hanno lasciato quei paesi in balia della povertà, del disordine, dell’arbitrio e della corruzione. Una condizione che potrà cambiare sul serio, se mai cambierà, quando i cittadini di quei paesi si convinceranno che la soluzione è sostituire i propri governanti, non fuggire verso i paesi che hanno governanti migliori.

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