«I giovani scappano dal Venezuela e la colpa è del governo incapace»

I vescovi del paese sudamericano tornano a condannare il dittatore Maduro: «Ha anteposto il suo progetto politico a qualsiasi altra considerazione, compresa quella umanitaria»

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tratto dall’Osservatore Romano – Un paese in diaspora. È l’attuale condizione vissuta dal Venezuela, alle prese con una drammatica recrudescenza del fenomeno dell’emigrazione. A denunciarla è la Conferenza episcopale che, al termine dell’assemblea plenaria, ha diffuso un’esortazione nella quale sottolinea l’enorme perdita di capitale umano patita dalla nazione sudamericana. «Mani che hanno costruito e prodotto, menti che hanno studiato e insegnato, ci lasciano per andare in altri paesi. L’emigrazione — si afferma — produce situazioni drammatiche: la dura lotta per crearsi un posto in una nazione estranea; il rischio di cadere nel vizio o nella prostituzione o nelle reti dello sfruttamento; lo stigma del rifiuto; la tristezza di coloro che rimangono qui; il fallimento di quelli che ritornano senza aver trovato una collocazione».

I vescovi, che ringraziano «la mano generosa che le Chiese sorelle dei paesi vicini hanno teso ai nostri compatrioti», ricordano che «in ogni caso chi se ne è andato, specialmente i giovani, costituisce un talento umano che si sta perdendo per la costruzione» del paese. «Se si fosse offerta ai venezuelani una qualche speranza di futuro, non avrebbero avuto motivo di emigrare. Il Venezuela spera nel ritorno dei propri figli per riprendere il cammino di un sano progresso».

Ma chi è il principale responsabile della crisi? L’episcopato non ha dubbi: «È il governo nazionale, per aver anteposto il suo progetto politico a qualsiasi altra considerazione, compresa quella umanitaria, per le sue errate politiche finanziarie, per il suo disprezzo verso l’attività produttiva e la proprietà privata, per la sua costante attitudine a porre ostacoli sulla via di coloro che sono impegnati a risolvere» i problemi. Il governo appare davanti ai cittadini come «vittima di maneggi esterni e interni». Non è altro che «la confessione della propria incapacità di gestire il paese». E «non si può pretendere di risolvere la situazione di un’economia disastrata con misure di emergenza come borse e buoni alimentari».
Nella nota — intitolata «Non temere, perché io sono con te» (Isaia, 41, 10) — la Conferenza episcopale osserva che «ignorare il popolo, parlare indebitamente in suo nome, ridurre questo concetto a una parzialità politica o ideologica, sono tentazioni proprie dei regimi totalitari che finiscono sempre con il disprezzare la dignità dell’essere umano».
Qual è allora la soluzione? I presuli chiedono il rispetto di «uno dei diritti più sacri del popolo venezuelano», ovvero «la libertà elementare di eleggere i propri governanti in una giusta competizione elettorale, con autorità imparziali, senza manipolazioni né favoritismi. Ma fino a quando ci saranno prigionieri politici e avversari ai quali viene negato il diritto a candidarsi, non ci sarà alcun processo elettorale libero e sovrano. Viviamo un regime di fatto, senza rispetto delle garanzie previste dalla Costituzione».
In Venezuela, concludono i vescovi, «c’è bisogno di una leadership politica che ponga al centro delle sue riflessioni e delle sue azioni il popolo, che abbia coscienza che, al di là di controllare il potere, la politica è l’ufficio di chi, mosso da nobiltà e principi etici, sa mettersi al servizio dei cittadini e non di meschini interessi».
Foto Ansa

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