Hollande critica Trump e dimentica i giovani della Manif manganellati

In una surreale intervista al Corriere, Hollande si dimentica di essere il presidente più impopolare della storia della Francia e di aver distrutto il Partito socialista. Altro che dare la colpa ai «populisti»

Che faccia tosta François Hollande. L’ex presidente della Repubblica francese si è fatto intervistare da Walter Veltroni e il titolo scelto dal Corriere per il colloquio rispecchia perfettamente quel contenuto vacuo e impalpabile che ha caratterizzato anche l’azione di governo dell’inquilino dell’Eliseo tra il 2012 e il 2017: «Il mondo va ripensato».

«IL PRESIDENTE PIÙ IMPOPOLARE DI FRANCIA»

Il mondo ha sempre bisogno di essere migliorato, questo è certo, ma sul fatto che tale gravoso compito debba ricadere sulle spalle del «presidente più impopolare della storia francese» è legittimo avere qualche dubbio. Da alcune incredibili dichiarazioni rilasciate da Hollande al Corriere ne deduciamo che l’ex presidente abbia molta fiducia nella smemoratezza dell’opinione pubblica internazionale. Purtroppo per lui, non tutti all’estero (e nessuno in patria) hanno dimenticato perché Hollande è stato il primo presidente nella storia recente della Francia a non ricandidarsi dopo un primo mandato.

A proposito delle recenti proteste scoppiate negli Stati Uniti a seguito dell’uccisione da parte della polizia di George Floyd, Hollande afferma:

«I moti razziali sono un elemento permanente della storia americana. Ma ora Donald Trump, invece di cercare una via di dialogo e distensione, ha scelto di puntare a uno scontro diretto. Quando una grande democrazia come quella americana sceglie di fare appello all’esercito per reprimere delle manifestazioni, di arrestare dei giornalisti mentre svolgono il loro lavoro, ciò non può non provocare una profonda ferita in tutti gli europei. E questo clima rischia di determinare delle conseguenze nei nostri stessi Paesi, dove sono tornati ad affiorare sentimenti di odio e di discriminazione. Dobbiamo vigilare perché in America non prevalga una deriva repressiva e perché in Europa non emergano spinte razziste e xenofobe».

IL PUGNO DURO CON LA MANIF POUR TOUS

L’ex presidente francese si trova a suo agio quando deve dare lezioni di democrazia, ma nella pratica ha agito molto diversamente. Durante il suo mandato, infatti, ha approvato il matrimonio gay e l’adozione da parte di coppie omosessuali ignorando completamente i sondaggi di opinione e la protesta di centinaia di migliaia di francesi, scesi in piazza per manifestare assieme alla Manif pour tous. Hollande non si è soltanto rifiutato di incontrarli, ma ha ordinato alla polizia di usare con loro il pugno di ferro.

Qualche esempio: il giovane studente di 23 anni Nicolas Bernard-Buss è stato condannato nel 2013 a quattro mesi di carcere (pena poi ridotta in appello a 3.000 euro di ammenda) con l’accusa di «ribellione» solo perché ha avuto la malaugurata idea di fischiare Hollande con addosso la maglietta della Manif con il logo composto da padre, madre e due figli. Nicolas è stato arrestato mentre passeggiava nel centro di Parigi, sugli Champs-Elysees, da sei poliziotti e processato per direttissima.

ARRESTATI PER UNA MAGLIETTA

Come non ricordare, poi, l’«Annagate»? Nel 2013 Anna, giovane ragazza russa di 19 anni, fu convocata dalla polizia francese che la minacciò così: spia la Manif o non ti daremo la cittadinanza (alla quale aveva diritto). La ragazza era stata giudicata sospetta perché andava alle riunioni della Manif, frequentava la Messa ed era di centrodestra come orientamento politico.

Bisognerebbe ricordare poi le oltre mille persone poste in guardia a vista solo perché protestavano pacificamente contro la legge Taubira, quelle fermate o interdette dal votare o dall’entrare nei musei solo perché indossavano la maglietta della Manif pour tous, quelle che non hanno potuto votare. La repressione dei manifestanti è stata così eccessiva da essere denunciata al Consiglio dei diritti umani da Gregor Puppinck, direttore del Centro europeo per la legge e la giustizia.

QUEL SOGNO DI «SOSTITUIRE» LA CHIESA

Quando Veltroni chiede a Hollande poi se l’Ungheria meriti di stare nell’Unione Europea (in realtà l’ex sindaco chiede se meriti di stare in Europa, ma è difficile che l’ex presidente possa cambiare la geografia), lui risponde che «non si può essere nell’Europa senza condividere i valori di libertà e democrazia che ne costituiscono le fondamenta». Giusto. Peccato che anche su questo campo Hollande possa impartire poche lezioni.

Tra le libertà citate c’è anche infatti la libertà religiosa e Hollande non ha mai dimostrato di averla particolarmente a cuore. Tralasciando gli abbondanti insulti alla Chiesa cattolica che hanno contraddistinto il suo mandato, è la “sua” ministra Cécile Duflot che propose di requisire i beni immobili della Chiesa se essa non li avesse “donati” di sua sponte per accogliervi i poveri. Ed è sempre il “suo” ministro dell’Educazione, Vincent Peillon, che disse: «Non si potrà mai costruire una paese libero con la religione cattolica. (…) Adesso abbiamo fatto la rivoluzione essenzialmente politica, ma non quella morale e spirituale. Quindi abbiamo lasciato la morale e la spiritualità alla Chiesa cattolica. Dobbiamo sostituirla». E con che cosa? «Bisogna inventare una religione repubblicana. Questa nuova religione è la laicità, che deve accompagnare la rivoluzione materiale, ma che è in realtà la rivoluzione spirituale».

LE SURREALI ACCUSE AL POPULISMO

Non c’è che dire, un bel programmino «rispettoso dei valori di libertà dell’Europa». Ma queste dichiarazioni sono niente in confronto alla perla finale. Dice infatti Hollande nell’intervista sul Corriere a proposito della sinistra:

«La sinistra ha avuto responsabilità di governo in quasi tutta Europa, durante gli anni duemila. Ma non ha visto e compreso la dimensione della crisi. Ha mostrato di saper gestire, anche bene, la cosa pubblica ma non di interpretare altrettanto bene le angosce sociali. La questione migratoria ha mutato poi l’orientamento della base popolare della sinistra spostando verso la destra populista settori importanti della classe operaia e degli strati più deboli della società. La destra populista ha giocato sulla paura, ha utilizzato il timore dell’invasione dei migranti, del declassamento nazionale e individuale e tutto questo è risultato più forte dell’idea del cambiamento possibile. La parola socialismo non è stata travolta dal nuovo millennio. Le parole possono cambiare, come i nomi. Ma l’idea che una società migliore sia possibile ha sempre un futuro davanti a sé».

HOLLANDE HA DISTRUTTO IL PS IN FRANCIA

È difficile credere che Hollande stia davvero accusando il populismo per la sconfitta della sinistra in molti paesi del mondo. Forse è bene ricordare che, nel 2016, alla vigilia della fine del suo mandato, il suo gradimento tra la popolazione in Francia era al 4 per cento. Ed era così basso perché aveva promesso di abbassare la disoccupazione e invece sotto il suo mandato è aumentata. Era così basso perché non ha saputo reagire agli attentati terroristici dello Stato islamico, troppo impegnato perché aveva promesso di togliere la cittadinanza francese agli odiatori della Francia e poi non l’ha fatto, perché il suo programma di deradicalizzazione è stato un fallimento, perché l’idea di creare un islam repubblicano non è neanche partita.

Non è stato il populismo a distruggere il Partito socialista francese. Se alle elezioni del 2017 il Ps ha preso appena il 6,36% dei voti, facendosi cannibalizzare da Emmanuel Macron, e se un sondaggio di febbraio ha decretato che per il 74 per cento dei francesi il Partito socialista potrebbe «sparire» dal panorama politico senza che alcuno noti la differenza, è perché Hollande e la sinistra non hanno fatto gli interessi del popolo francese. Se del suo mandato resteranno soprattutto le foto pubblicate dalla rivista Closer di Hollande che tradisce la compagnia con l’attrice Julie Gayet e della guardia del corpo costretta a portare loro le brioches a letto, i migranti non hanno proprio alcuna colpa.

Foto Ansa