Gandolfini «Buona Scuola, l’articolo 16 è pericoloso? Sì. Leggiamolo insieme»

«L’articolo fa riferimento al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” e questo è pericoloso». Oggi l’attenzione e il controllo è in mano alle famiglie

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La Buona Scuola di Renzi supera il primo ostacolo. Ieri i senatori hanno approvato il maxiemendamento presentato dai relatori Francesca Puglisi (Pd) e Franco Conte (Ap) e il 7 luglio il decreto arriverà alla Camera per l’approvazione definitiva. All’interno del testo ha fatto molto discutere l’articolo 16 che secondo molte associazioni cattoliche apre all’ideologia gender nelle scuole. Non sono d’accordo i senatori di area popolare che ieri hanno votato la fiducia al governo (tranne Carlo Giovanardi che è uscito dall’aula).
Tempi.it ha rintracciato Massimo Gandolfini, portavoce del comitato Difendiamo i nostri figli, che una settimana fa aveva organizzato la manifestazione di Roma in piazza San Giovanni, per cercare di capire quali sono, se ci sono, i pericoli. «L’articolo 16 è pericoloso? Sì. È poco chiaro? A prima vista certamente. Va letto in ogni sua parte, compresi il decreto e la legge a cui fa riferimento».

Cosa si aspettava dai senatori cattolici?
Più coraggio, sicuramente. Purtroppo non si è potuto discutere e nemmeno entrare nel merito di questo articolo. Renzi mettendo la fiducia ha blindato il testo. O si approvava così com’era o si faceva cadere il governo. Chi non condivideva l’articolo non doveva votare la fiducia.

L’articolo 16 fa riferimento o no all’educazione e orientamento di genere?
Leggiamolo: «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013». Intanto diciamo che qualche parola è cambiata rispetto a come era stato scritto la prima volta. Ora si parla di «educazione alla parità tra i sessi», prima di «parità fra i generi». Ma non accontentiamoci di qualche parola. L’articolo così com’è scritto è poco comprensibile. Rimanda ad altre cose, il decreto 93/2013 e la legge 119/2013. Leggiamoli. Tra le tematiche indicate dall’articolo 5 si fa riferimento al “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”. A pagina 18, al punto 5.2 c’è scritto: «Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere, culturale, religiosa, dell’orientamento sessuale, delle opinioni e dello status economico e sociale, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica». Ecco, leggendo bene le cose, capisce perché considero l’articolo 16 pericoloso.

Ma si parla comunque di materie extracurriculari. Le famiglie devono dare il loro consenso per far partecipare i figli a queste lezioni.
Certo, ma non è una novità, tanto meno una conquista. Già oggi perché il figlio partecipi a una lezione extracurriculare serve il consenso da parte dei genitori. Ora viene semplicemente esplicitato che il genitore deve essere informato sul tipo di materia e insegnamento che si propone. Rimane il fatto che l’articolo 16 così come è scritto, alla fine, apre o per lo meno dà la possibilità di insegnare l’ideologia di genere. Questo mi pare innegabile.

famiglia-manifestazione-roma-tempi-copertinaQuindi la manifestazione di Roma ha fallito.
No, anzi. La manifestazione è servita a prendere coscienza di come stanno le cose, di ciò che succede nelle nostre scuole e di come si muovono certi politici. La manifestazione ha richiamato tutti ad avere ancora di più una grande responsabilità personale di fronte a ciò che accade. E anche a livello politico credo che a qualcosa sia servita: il dibattito che si è creato in questi giorni intorno al maxiemendamento, o rispetto alla proposta di legge Cirinnà, non credo ci sarebbe stato. Oggi c’è più coscienza. La Cirinnà ha iniziato a ripetere che la sua proposta non prevede i matrimoni omosessuali. Le associazioni gay si sentono tradite e iniziano a criticarla. Penso di poter dire che questo è anche merito della manifestazione del 20 giugno.

Cosa intende per responsabilità personale?
A livello politico non credo si possa fare molto. Alla Camera la deputata Eugenia Roccella proporrà delle modifiche, ma se Renzi mette la fiducia il risultato sarà identico a quello visto in Senato. Oggi più che mai il fronte si è spostato dal centro alla periferia. L’attenzione e il controllo è in mano prima di tutto alle famiglie e alle associazioni. Non è più una questione politica. È una vera e propria chiamata alle armi. A livello locale le famiglie hanno un potere enorme. L’articolo 16 è scritto volutamente in modo generico. Uno potrebbe interpretarlo come vuole, ma leggendolo in modo approfondito le ho dimostrato che è palese l’apertura all’introduzione del gender nelle scuole. Non è detto che questa avvenga, certo. Ma se dovesse succedere le famiglie possono opporsi, bloccare queste iniziative e addirittura proporne di diverse.

A livello politico cosa si aspetta?
Poco. Il ministro dell’istruzione ha promesso un comunicato dove ribadirà che queste lezioni saranno per prevenire bullismo, razzismo o altre forme di violenza come il femminicidio, ma non avranno a che fare con l’educazione sessuale o di genere. Ma a cosa serve un comunicato? Scriva almeno una circolare, a livello amministrativo è una presa di posizione importante e formale anche se poi il dirigente scolastico può comunque baipassarla. Ripeto, già prima ma oggi ancora di più, la responsabilità è personale.

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