La Francia è stufa della Turchia. «Non può minacciare gli alleati Nato»

Parigi fa aprire un’indagine in seno all’Alleanza per l’incidente del 10 giugno nel Mediterraneo, quando una nave turca carica di armi diretta in Libia ha minacciato di cannoneggiare fregate europee

«Come può un membro Nato comportarsi in modo aggressivo verso un alleato che sta svolgendo una missione sotto il comando della Nato?». La Francia non ha nessuna intenzione di lasciar correre dopo quello che è successo il 10 giugno nel Mediterraneo, al largo della Libia, e il ministro delle Forze armate francese, Florence Parly, vuole richiamare la Turchia alle sue responsabilità nell’Alleanza.

LASCIATECI PASSARE O SPARIAMO

Dal 4 maggio la missione navale europea Irini è incaricata di pattugliare le acque del Mediterraneo per far applicare l’embargo di armi in Libia approvato dalle Nazioni Unite. Nel paese nordafricano i combattimenti vanno avanti da anni e le sorti della guerra sono cambiate dopo che la Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan è intervenuta a fianco del Governo di accordo nazionale di Fayez al Sarraj (appoggiato anche da Onu e Italia). I mercenari siriani ingaggiati dall’esercito turco hanno rotto l’assedio su Tripoli del generale Khalifa Haftar, permettendo ad Ankara di occupare quattro basi militari strategiche.

Per rifornire di armi i propri uomini in battaglia, la Turchia aveva già violato l’embargo il 28 maggio, quando attraccò indisturbata nel porto di Misurata una nave mercantile partita da Istanbul, carica di carri armati M-60. Il 10 giugno la nave cargo Cirkin, che batte bandiera della Tanzania, è stata intercettata al largo della Libia scortata da tre fregate turche. Quando la fregata greca Spetzai, accompagnata dalla francese Courbet, ha avviato le procedure per ispezionare il cargo, le navi turche hanno prima negato il permesso, poi hanno puntato il radar a luci infrarosse sulle imbarcazioni greca e francese, infine dietro al radar si sono appostati soldati dell’esercito turco con indosso i giubbotti antiproiettile. L’avvertimento non poteva essere più chiaro di così.

«LA NATO È IN STATO DI MORTE CEREBRALE»

Poiché le regole di ingaggio della missione Irini non prevedono la possibilità per le navi europee di far applicare l’embargo con la forza, la Cirkin è passata con il suo carico di armi. Ma, ha protestato la Francia alla Nato, come è possibile che la Turchia minacci apertamente e impunemente un suo alleato? Per questo è stata avviata in seno all’alleanza un’indagine su richiesta di Parigi e altri otto paesi.

L’incidente fa tornare alla mente le forti accuse rivolte dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, all’Alleanza in un’intervista all’Economist del novembre 2019: «La Nato è in stato di morte cerebrale», aveva dichiarato. «Guardiamo le cose in faccia. Ci sono degli alleati che sono insieme in una stessa regione del pianeta e non c’è alcun coordinamento delle decisioni strategiche degli Stati Uniti con questi alleati. Assistiamo a un’aggressione portata da un altro partner della Nato, che è la Turchia, in una zone dove i nostri interessi sono in gioco, senza coordinamento».

L’unica soluzione, secondo Macron, è mettere in piedi un esercito europeo e concordare una politica estera comune. Ma su questo fronte l’Unione Europea è in alto mare, in molti casi anche per colpa della Francia che, prendendo la Libia ad esempio, dopo aver promosso la guerra contro Muammar Gheddafi danneggiando altri partner, come l’Italia, ha appoggiato segretamente Haftar mentre tutti gli altri paesi europei sostenevano Sarraj.

Foto Ansa