Francia. Non celebrò un matrimonio gay: cinque mesi di carcere alla vicesindaco musulmana

Sabrina Hout, ex vicesindaco socialista di Marsiglia, ha ottenuto la condizionale ma dovrà pagare una multa di 1.200 euro. Attivisti gay: «Condanna esemplare»

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sabrina-hout-marsiglia-musulmana-gaySabrina Hout, ex vicesindaco aggiunto socialista di Marsiglia, è stata condannata a cinque mesi di carcere con la condizionale per essersi rifiutata di sposare Claude ed Hélène. Hout, «musulmana praticante», aveva fatto appello all’obiezione di coscienza in base alle sue «convinzioni religiose» ma è stata lo stesso condannata.

PRIMO CASO. Quello di Hout è il primo caso in Francia di pubblico ufficiale portato in tribunale da quando il “matrimonio per tutti”, voluto dal presidente della Repubblica François Hollande, è stato approvato nel 2013 senza prevedere una clausola di coscienza per gli ufficiali. Quando Claude ed Hélène si sono presentate il 16 agosto 2014 in Comune per il matrimonio, Hout ha chiesto a un consigliere municipale di sostituirla. Quest’ultimo però non aveva i poteri legali per condurre la cerimonia e Hout, che ha comunque firmato i documenti civili, pur non avendo assistito alle nozze, è incorsa nel reato di falso in documento amministrativo.

«CONDANNA ESEMPLARE». Le nozze, annullate in un primo momento, sono state poi celebrate di nuovo. Il sindaco socialista di Marsiglia ha subito tolto a Hout le deleghe alla Famiglia. La giovane musulmana dovrà anche pagare alle due donne, Claude ed Hélène, una multa di 1.200 euro come risarcimento per i danni procurati. «Siamo contente che tutto questo sia finito», hanno dichiarato. Mentre l’associazione SOS Homophobie ha esultato parlando di «condanna esemplare».

PROTESTA DEI SINDACI. L’associazione “Sindaci per l’infanzia” ha emesso un comunicato protestando perché «la legge Taubira viola l’articolo 9 della convenzione europea dei diritti umani, non garantendo la libertà di pensiero e coscienza garantita a tutti i cittadini europei». I primi cittadini hanno poi ricordato ancora una volta la promessa fatta a loro direttamente da François Hollande il 20 novembre 2012, prima dell’approvazione della legge: «La legge si applica per tutti, nel rispetto però della libertà di coscienza».


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