Insulti contro il cardinale Pell sulla cattedrale di Melbourne


La cattedrale di Melbourne è stata imbrattata da vandali nella notte fra il 7 e l’8 aprile, con insulti e segni blasfemi che fanno ipotizzare che si tratti di una “rappresaglia” per l’assoluzione definitiva del cardinale George Pell dall’accusa di abusi sessuali su minore.

Una croce rovesciata sovrastata dalla scritta “nessuna giustizia”, ai lati l’oltraggiante riferimento a un “pedofilo stupratore”. Questo lo sfregio apparso nottetempo sul portale della chiesa, a conferma di un clima d’odio nei confronti del prelato australiano – ex segretario per l’Economia della Santa Sede (la cosiddetta carica “numero tre” del Vaticano) – che non si è placato nemmeno dopo il verdetto dell’Alta Corte, e continua ad essere alimentato anche da giornali, tv ed esponenti politici.

PERCHÉ MELBOURNE

A Melbourne George Pell ha servito la Chiesa cattolica prima come vescovo ausiliare e poi come arcivescovo dal 1987 al 2001 (sarà in seguito titolare dell’arcidiocesi di Sydney fino al 2014). E proprio all’interno della cattedrale di St. Patrick sarebbe avvenuta, secondo l’accusa, la presunta aggressione sessuale per cui il cardinale è stato condannato in due gradi di giudizio prima di essere prosciolto dal supremo tribunale del paese.

ANCORA NEL MIRINO

Nonostante i 404 giorni trascorsi in carcere da innocente e un processo che ha fatto acqua da tutte le parti, basato di fatto soltanto sulle accuse contraddittorie della presunta vittima, smontate da almeno 20 altri testi mai contestati dalla procura, Pell è rimasto nel mirino di gran parte dell’opinione pubblica. A difenderlo pubblicamente (anche su Tempi) sono stati fin da subito amici come George Weigel, ma anche un celebre giornalista tv ateo come Andrew Bolt.

Ieri mattina l’opera dei vandali è stata ricoperta con teli di plastica nera.

Foto Ansa