«Fondamentalisti! Omofobi!» (omofobi?). La sinistra torinese contro il convegno “L’inizio della vita”

Radicali, Sel, “Repubblica” e pure un professore di Storia protestano contro un convegno organizzato in Università da Federvita.

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luci-e-ombreDomani, venerdì 24 gennaio, presso l’Università degli Studi di Torino, presso l’aula A. Bocci del Dipartimento di Scienze Chirurgiche in Via Ventimiglia 3, si terrà (o si dovrebbe tenere) il convegno “L’inizio della vita, luci ed ombre”, aperto agli studenti e a tutti gli operatori della sanità. L’iniziativa è organizzata da Federvita Piemonte e patrocinata dalla Regione. Agli operatori che parteciperanno al convegno saranno riconosciuti cinque crediti formativi come corso di aggiornamento.

Il convegno, però, ha infastidito il primario di ginecologia del Sant’Anna, professor Silvio Viale, i collettivi femministi, Sel e, chissà perché, anche il professor Bruno Maida, docente di storia contemporanea all’Università di Torino e membro dell’Istituto per la storia della resistenza (oltre che collaboratore del Fatto Quotidiano). Chiamata a raccolta la sinistra torinese (coordinamenti di ricercatori e studenti, antagonisti, Repubblica), questi soggetti sono riusciti a scatenare un bel vespaio e a tutt’oggi sembrano determinati a impedire “democraticamente” lo svolgimento del convegno regolarmente autorizzato da istituzioni universitarie, cittadine e regionali.

Silvio Viale, medico particolarmente appassionato alla battaglia abortista e fervido sostenitore dell’eutanasia, professore e primario del reparto ginecologico al Sant’Anna di Torino, è molto arrabbiato con la direzione femminile e, per altro, pro-aborto del Dipartimento Universitario e della Scuola di Specializzazione di ginecologia del Sant’Anna: «La Direzione Sanitaria dell’Ospedale aveva rifiutato la sala, che è stata poi concessa dall’Università. Stupisce che le responsabili del Dipartimento Universitario e della Scuola di Specializzazione di ginecologia del Sant’Anna che sono due donne (penso che siano le uniche professoresse ordinarie di ginecologia in Italia), ed entrambe non obiettrici, abbiano concesso la sala». Viale prosegue sottolineando che «si tratta ovviamente di una provocazione contro l’Ospedale della Ru486, che ha condotto la battaglia e che fa 3500 interruzioni volontarie della gravidanza ogni anno, dei quali un terzo con la Ru486» .

Analoghe valutazioni e un pressante invito a “fare qualcosa” sono state espresse e fatte circolare presso i ricercatori di storia contemporanea (ma che c’entra la storia con la ginecologia?) dal professor Bruno Maida, dal cui dipartimento è stata rilanciata una nota di sconosciuti “Medici senza Bandiere” secondo la quale «lo svolgersi dell’evento fa erroneamente intendere che nella nostra facoltà si spingano studenti e personale sanitario ad essere obiettori di coscienza, andando così a minare la laicità dell’insegnamento. Il contesto attuale piemontese – prosegue la nota – è oltretutto fortemente in difficoltà da questo punto di vista: al momento si stima che gli obiettori siano il 65% dei medici ginecologici della Regione».

A dar manforte agli organizzatori del tentativo di impedire “democraticamente” lo svolgimento del convegno di domani è infine intervenuto anche il quotidiano La Repubblica, che nella sua edizione torinese di ieri, 23 gennaio, scrive: «È diventato un caso il convegno in programma venerdì mattina in via Ventimiglia del dipartimento scienze chirurgiche che ha per titolo “L’inizio della vita, luci e ombre” organizzato da Federvita Piemonte, la federazione regionale dei Movimenti per la vita e dei centri di aiuto alla vita di Piemonte e Valle d’Aosta. Contesta l’associazione Altereva che annuncia una mobilitazione di protesta che sta crescendo su facebook e sottolinea la concessione di patrocinio della Regione: “si tratta di un movimento fondamentalista cristiano dichiaratamente anti-abortista e omofobo”. Anche Monica Cerutti di Sel lancia l’allarme: “È il caso di chiedersi perché si siano trovati fondi pubblici per finanziare un’iniziativa come questa”. L’Associazione Casa delle donne interpella il rettore Gianmaria Ajani chiedendo all’Università di non concedere spazi per scopi come questi».

Naturalmente ci mancava l’accusa di omofobia per organizzare, “democraticamente”, il boicottaggio di un convegno organizzato da liberi cittadini, libere associazioni e libere istituzioni democratiche. Il convegno è comunque confermato per la giornata di domani, a Torino, anche se le previsioni meteo dicono che domani si avranno nubi sparse sulla città.

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