Filippine. Terroristi islamici rapiscono sacerdote e fedeli cattolici in Cattedrale

Il sequestro è avvenuto all’interno di uno scontro tra jihadisti ed esercito nella regione di Mindanao, dove l’insurrezione islamista va avanti da 47 anni

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A Muslim woman passes by policemen at a checkpoint in downtown Manila, Philippines on Wednesday, May 24, 2017 as the Philippine National Police is placed under full alert status following the declaration of martial law in Mindanao southern Philippines. Philippine President Rodrigo Duterte warned Wednesday that he'll be harsh in enforcing martial law in his country's south as he abruptly left Moscow to deal with a crisis at home sparked by a Muslim extremist siege on a city, where militants burned buildings overnight and are feared to have taken hostages. (AP Photo/Aaron Favila)

Un sacerdote e oltre una decina di fedeli sono stati rapiti da terroristi islamici nel sud delle Filippine, dove fin dal 1969 infuria un conflitto per lo più dimenticato dal resto del mondo che ha già fatto 120 mila morti. Durante l’attentato, una chiesa e diverse case sono state bruciate, mentre due soldati sono stati uccisi. Gli attentatori, dicono i testimoni, sventolavano la bandiera dello Stato islamico.

RAID DELL’ESERCITO. Nella notte l’esercito filippino ha organizzato a Marawi, una delle città più grandi di Mindanao con 200 mila persone per lo più di fede musulmana, un raid nel nascondiglio di Isnilon Hapilon, uno dei comandanti del gruppo terrorista Abu Sayyaf, sul quale pende una taglia per la cattura di 5 milioni di dollari. I terroristi hanno chiesto aiuto a un gruppo alleato, il Maute, entrato in città a difesa degli islamisti.

RAPIMENTO IN CATTEDRALE. Durante l’intervento i terroristi hanno fatto irruzione nella cattedrale di Marawi, come dichiarato dal presidente della Conferenza episcopale filippina, monsignor Socrates Villegas, rapendo un prete, padre Chito Suganob, dieci fedeli e tre dipendenti della chiesa. «Non era un combattente, non portava armi, non era una minaccia per nessuno», ha dichiarato riguardo al sacerdote sequestrato. «La sua cattura e quella dei fedeli viola ogni norma di un conflitto. I terroristi hanno giurati di ucciderli se l’esercito non si allontana». Oltre alla cattedrale, hanno bruciato una chiesa, diverse case, assaltato una scuola, la prigione, l’ospedale e la sede del Comune, occupandoli.
In risposta, il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, che ha promesso in campagna elettorale di «eliminare tutti i terroristi» da Mindanao, ha dichiarato la legge marziale in tutta la regione meridionale. Attualmente Marawi è circondata dall’esercito e l’elettricità è stata tagliata. Nessuno però può entrare in città, secondo quanto dichiarato dal ministro della Difesa filippino, «perché i cecchini di Maute sono dappertutto».

mindanao-mappa-bbcINSURREZIONE DI MINDANAO. La maggior parte dei musulmani del paese (6 per cento della popolazione) vive nell’isola di Mindanao, la regione meridionale dell’arcipelago delle Filippine, che in passato era governata da un sultanato. Quando il paese divenne indipendente dopo la Seconda guerra mondiale, l’autonomia di Mindanao venne lentamente erosa e a partire dal 1969 si formarono gruppi armati islamici per rivendicare l’indipendenza. L’area è stata anche il centro di una violenta insurrezione comunista, che pur essendosi indebolita negli ultimi anni, governa ancora alcune zone della regione. Nell’area operano ad oggi i comunisti del New People’s Army, ridotti ormai a 3.000 membri rispetto ai 26 mila che erano nel 1986; i 3.600 miliziani del Moro National Liberation Front (Mnlf), che hanno firmato un trattato di pace nel 1996 con il governo centrale, ma che occasionalmente rinnovano le violenze; il Moro Islamic Liberation Front (Milf), circa 11 mila miliziani che hanno firmato un trattato di pace nel 2014; il Bangsamoro Islamic Freedom Fighters, gruppo di circa 400 jihadisti che si sono separati dal Milf nel 2014 e continuano a invocare l’indipendenza.

STATO ISLAMICO NELLE FILIPPINE. Infine c’è Abu Sayyaf, milizia composta da circa 500 islamisti che nel 2014 ha giurato fedeltà all’Isis, con il leader Isnilon Hapilon che si è proclamato califfo dello “Stato islamico nelle Filippine”. Il movimento si finanzia con rapimenti in tutte le Filippine e in Malesia, e ha sviluppato una visione anche più ampia, puntando da 25 anni alla costituzione di un vero e proprio Stato islamico nel Sudest asiatico – obiettivo più simbolico che altro. Per quanto il gruppo sia composto da poche centinaia di membri, l’alleanza con altre formazioni terroriste regionali, come Jemaah Islamiyah o Maute, lo rende un pericoloso fattore di instabilità. Oltre 45 anni di guerra hanno causato a Mindanao più di 120 mila vittime e almeno 4 milioni di sfollati.

Military offensive against the Abu Sayyaf on Bohol island

MIGLIAIA IN FUGA. La città di Marawi ora è bloccata dall’esercito che vuole impedire la fuga di Hapilon. «Condurremo un’operazione casa per casa per rimuovere la minaccia dalla città. Possiamo farlo senza problemi», ha dichiarato all’Associated Press il generale Eduardo Ano. Duterte ha giurato che la legge marziale sarà «durissima». Secondo l’Afp migliaia di residenti sono scappati dalla città per cercare protezione, mentre i terroristi potrebbero essersi rifugiati nelle foreste vicine alla città, che costituiscono da decenni il loro rifugio preferito.

Foto Ansa/Ap e Ansa. Mappa Bbc

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