Fifa. Il vero scandalo sono gli oltre 400 lavoratori morti nel 2014 per costruire gli stadi del Qatar

Il ricchissimo paese del Golfo tratta i quasi 2,5 milioni di lavoratori migranti come schiavi. Da qui al 2022 potrebbero morire in 4.000: 62 per ogni partita dei mondiali da disputare

Domani si dovrebbero tenere le elezioni per la carica di presidente della Fifa, ma in seguito allo scandalo che ha travolto alcuni dei vertici dell’organizzazione più importante del calcio mondiale, potrebbero essere rimandate. L’attuale presidente Sepp Blatter è solamente indagato nell’insieme di arresti ed inchieste partite dagli Stati Uniti. Ma i capi d’accusa, che vanno dalla corruzione alla frode, ancora tutti da dimostrare, non costituiscono il vero scandalo attuale del calcio internazionale.

MONDIALI AL QATAR. Nel 2010 sono stati assegnati i mondiali del 2022 al Qatar, minuscolo Stato del Golfo senza la minima traccia di cultura calcistica ma con tantissimi petrodollari. Oltre al fatto che la massima competizione calcistica mondiale dovrà essere spostata in inverno dall’estate, periodo in cui si è sempre giocata, per evitare le temperature troppo elevate, il vero scandalo è rappresentato dal modo in cui il Qatar sta costruendo i suoi stadi: al prezzo di centinaia di vittime, lavoratori immigrati trattati come veri e propri schiavi.

SISTEMA DELLA KAFALA. In Qatar il sistema della Kafala intrappola oggi oltre un milione di lavoratori stranieri, vincolandoli al proprio datore di lavoro e privandoli di ogni diritto fondamentale. Una volta assunti, i lavoratori immigrati vengono privati di ogni diritto e del passaporto, che finisce nelle mani del datore di lavoro, che lo può tenere a tempo indeterminato. Senza il suo permesso, i lavoratori non possono licenziarsi, lasciare il paese o sporgere denuncia per eventuali abusi. Pena l’arresto o la deportazione.

NEPALESI. I lavoratori migranti provengono soprattutto da Indonesia, Filippine e Nepal. Molti di questi hanno chiesto di poter tornare a casa per partecipare ai funerali dei parenti uccisi dal violentissimo terremoto del 25 aprile, ma lo Stato non ha dato loro il permesso.
Da qui al 2022 arriveranno in tutto in Qatar 2,5 milioni di lavoratori per costruire stadi in mezzo al deserto, strade e centri commerciali adiacenti. Molto spesso gli immigrati non vengono pagati e sono minacciati in caso di rimostranze. Anche per questo, solo nel 2012, il ministero del Lavoro del Qatar ha ricevuto oltre seimila denunce.

62 MORTI A PARTITA. Nel 2013, l’International Trade Union Confederation, che da sempre si occupa della condizione dei lavoratori in Qatar, aveva predetto: moriranno almeno 4.000 migranti per realizzare questi mondiali. Il rischio è quindi che per ciascuna delle 64 partite che si disputeranno nel 2022, saranno morti 62 operai. La stima non è affatto campata in aria: solo dal 4 all’8 giugno del 2013 sono morti 44 nepalesi. Altri 32 a luglio. Nei primi cinque mesi del 2013 sono morti 82 indiani. Più di 700 indiani hanno perso la vita nei cantieri tra il 2010 e il 2012. Sono tantissimi i casi, però, di cui nessuno viene a conoscenza.

VERA SCHIAVITÙ. Nel 2014 sono decedute 441 persone nei cantieri, dove i turni di lavoro senza che venga rispettata nessuna misura di sicurezza sono di almeno 12 ore al giorno e la temperatura è di 50 gradi all’ombra. Ranjith, 28 anni, proveniente dallo Sri Lanka, ha raccontato ad Amnesty International di essere trattato come uno schiavo: «Mi erano stati promessi 370 dollari, ma una volta arrivato qui mi hanno detto che avrei guadagnato la metà e finora non ho ricevuto nulla. Non ho contratto né documenti, mi alzo ogni giorno alle 4, faccio colazione e doccia e poi lascio l’area industriale dove vivo in una stanza con 7 uomini per essere in cantiere a Doha alle 6». Il problema più urgente, insomma, non è quello dei dirigenti della Fifa arrestati.

Foto Ansa/Ap