Fecondazione. Consulta dichiara illegittimo il divieto di diagnosi pre-impianto. «Si ammette l’eugenetica»

Il genetista Coviello: «Le malattie esisteranno sempre, ma siamo su un piano inclinato dove, con il consenso del governo, i giudici ci illudono del contrario»

fecondazione-shutterstock_129449231La Corte Costituzionale ha accolto l’ennesimo dubbio di costituzionalità della legge 40 sollevato dal tribunale di Roma nel 2014, contro il divieto alla diagnosi pre-impianto degli embrioni prodotti in laboratorio tramite la fecondazione artificiale e a favore dell’accesso alla tecnica anche delle coppie non sterili. «Così l’eugenetica diventa una scelta palese e a priori per produrre bambini, selezionarli e scartarli nel caso siano malati». Così Domenico Coviello, direttore di genetica umana degli ospedali Galliera di Genova e copresidente di Scienza e Vita, spiega come in dieci anni «la tecnica della fecondazione abbia mutato i fini e la mentalità italiana, producendo le innumerevoli sentenze che hanno smantellato la legge».

Dottor Coviello, la Consulta ha deciso di accogliere il ricorso del tribunale di Roma aprendo alla possibilità di produrre embrioni per poi scartali. Non è come dire che l’eugenetica è legale?
Faccio una premessa: ci troviamo su un piano inclinato e già in partenza scivoloso. La legge 40 fu ideata per permettere la creazione della vita in laboratorio, rendendola disponibile alle coppie sterili che volevano avere un figlio. Avendo però la possibilità di avere un embrione fra le mani, è un attimo pensare di poterlo manipolare e di qui nasce la diagnosi preimpianto. Nell’affrontare la legge 40 ci siamo messi nella logica del male minore cercando di porre dei limiti, ma ci siamo posti sul pendio scivoloso. Ora che i limiti vengono continuamente eliminati penso che forse sul quel piano non bisognava nemmeno mettercisi.

Il tribunale di Roma parla di discriminazione delle coppie malate che non possono accedere alla diagnosi preimpianto mentre in caso di gravidanza naturale si ammette la diagnosi prenatale. E il diritto alla vita dell’embrione?
I due casi sono diversi. Nel caso della diagnosi prenatale il medico si trova davanti a un fatto compiuto, quello di una gravidanza naturale, di fronte a cui dovrà prendere posizione per attestare lo stato di salute del concepito, dove si ammette l’interruzione di gravidanza. Nel caso della fecondazione artificiale, invece, si decide a priori di produrre diversi esseri umani sapendo che poi si potranno scartare: sia che siano malati sia che siano sani se in sovrannumero, dato che la Corte Costituzionale ha abbattuto anche il divieto di impianto dei tre embrioni in utero. Insomma, per la prima volta la nostra legge ammette l’eugenetica come una scelta a priori per cui si creano delle vite con l’ipotesi di scartarle.

Ora cosa accadrà? Arriveremo agli eccessi della Gran Bretagna? 
Non so cosa accadrà, ma la mentalità si spinge oltre, verso l’illusione della perfezione, per cui in Gran Bretagna è legale anche scartare individui che potrebbero eventualmente sviluppare un tumore come quello al seno. Questo è assurdo perché, oltre al fatto che magari il bambino non si ammalerà mai, si dimentica che quello perfetto e senza rischi non esiste. Siamo uomini e la vita sarà sempre imperfetta. La felicità dell’uomo sta nel saper accettare i propri limiti e la sua natura imperfetta.

Come siamo arrivati fino a qui?
Con il cambiamento della tecnica è cambiata anche l’etica. Una volta che si accettano certi procedimenti anche i fini cambiano: non accogliere i figli ma produrli significa passare dalla logica della responsabilità verso una persona a quella del possesso di un oggetto. Perché non scegliere il migliore?

Sono dieci anni che con sentenze giudiziarie di smantella la legge 40. È la prima volta, però, che il governo dà carta bianca ai giudici decidendo di non difendere una legge approvata dalla maggioranza parlamentare. Cosa ne pensa come cittadino?
Credo sia grave e antidemocratico che una legge approvata dalla maggioranza parlamentare non sia difesa dal governo. È ingiusto che la magistratura si concepisca al di sopra del potere legislativo, smantellando le leggi e interpretandole senza tenere conto della volontà dei cittadini. Ma è ancora più allarmante che ora il governo accetti come normale l’invasione di campo.

Quale sarà il prossimo passo?
All’inizio potevamo fabbricare embrioni, poi congelarli e ora selezionarli e scartali. Perché non usarli anche per la ricerca e guarire chi li produce? Ripeto, l’accettazione di questa tecnica ha prodotto una mentalità per cui sono mutati i fini e la visione antropologica: prima l’uomo era concepito come parte di una comunità da servire per il bene comune; ora si concepisce come un individuo solo, slegato dalla società, dove tutto diventa strumentale a sé. Quindi anche il figlio diventa strumentale al genitore, che si appropria di una vita anziché sacrificarsi per essa.

Foto inseminazione artificiale da Shutterstock