I familiari di Asia Bibi: «Ci stanno dando la caccia casa per casa»

I parenti della donna raccontano di squadre di estremisti che si aggirano mostrando le loro foto per stanarli. «Se non gli sarà permesso di uscire dal Pakistan, prima o poi potrebbe accadere qualcosa di terribile»

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Protesta degli estremisti islamici in Pakistan per l'assoluzione di Asia Bibi

La famiglia di Asia Bibi denuncia di essere divenuta oggetto di una vera e propria caccia all’uomo in Pakistan, con tanto di bande di “vigilantes” estremisti islamici che girano con le foto dei diversi membri per scovarli e vendicarsi su di loro per l’assoluzione della bracciante accusata di “blasfemia”.

Da quando a fine ottobre la Corte suprema del paese ha annullato la pena capitale per la donna cristiana (rimasta quasi dieci anni in prigione, di cui otto nel raggio della morte), il Pakistan è in preda a violente proteste fomentate dagli islamisti radicali, in particolare dal partito musulmano estremista Tehreek-e-Labaik, con tanto di espliciti inviti all’uccisione dei giudici che hanno osato assolvere la “blasfema”. Solo dopo che il governo di Islamabad ha garantito ai fanatici di Tehreek-e-Labaik che non avrebbe permesso ad Asia Bibi di lasciare il Pakistan prima che sia preso in esame un appello alla sentenza, i tumulti si sono placati. Per riprendere, però, l’8 novembre, non appena è circolata la notizia che la donna era stata fatta uscire dal carcere.

IL RASTRELLAMENTO

Come riportano il britannico Guardian e diversi altri media internazionali, è stato John Pontifex di Aiuto alla Chiesa che soffre a parlare della caccia alla famiglia di Asia Bibi. Racconta Pontifex, che dice di essere in contatto quasi quotidiano con i parenti della donna: «Mi hanno riferito che nel loro quartiere sono stati visti dei mullah girare casa per casa a mostrare foto dei membri della famiglia nel tentativo di stanarli».

LA FEDE E LA PAURA

In questi giorni, continua Pontifex, i familiari di Asia Bibi «hanno dovuto spostarsi continuamente da un posto all’altro per evitare di essere rintracciata. A volte si muovono solo dopo il tramonto. Dicono di doversi coprire i volti quando escono in pubblico». Hanno deciso inoltre di rimuovere il rosario che pendeva dallo specchietto retrovisore della loro automobile, per paura di possibili aggressioni. «La fede li sostiene in questo periodo di grave pericolo», spiega Pontifex, ma questo non elimina la paura: «Temono che se non gli sarà permesso di trovare un futuro fuori dal Pakistan, prima o poi potrebbe accadere loro qualcosa di terribile».

CHI SI STA MUOVENDO

Saiful Malook, l’eroico avvocato musulmano di Asia Bibi costretto a lasciare il Pakistan alla volta dell’Europa quasi subito dopo l’assoluzione della sua cliente (anche lui infatti è minacciato dagli estremisti), ha detto recentemente di essere in trattative con diversi paesi europei disposti a cercare un modo per dare asilo alla donna e ai suoi cari. Tra gli stati che si stanno dando da fare, il Guardian cita Canada, Spagna, Francia, Germania e Italia (qui l’appello al governo di Giorgia Meloni). Anche «l’Europa si sta muovendo in modo discreto per salvare Asia Bibi», ha detto in una intervista a Tempi il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

LONDRA E I MUSULMANI

Quanto al Regno Unito, si legge sempre nell’articolo del Guardian, «il governo ha rifiutato di rispondere alla domanda se stia valutando di offrire asilo, sostenendo di non voler creare ulteriori pericoli per Asia Bibi e per la sua famiglia». Come abbiamo scritto nei giorni scorsi, la British Pakistani Christian Association accusa Londra di scarso coraggio: «Teme che possano verificarsi attacchi contro le ambasciate e i civili» se accoglierà Asia Bibi. Scenario che il Muslim Council of Britain definisce «insinuazione infondata» poiché «non vediamo alcuna ragione per cui debba esserle negato l’asilo nel Regno Unito».

Foto Ansa

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