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Eterologa. «Prima di applicare la sentenza della Consulta, serve un dibattito pubblico»

maggio 5, 2014 Francesco Amicone

«L’eterologa introduce una rivoluzione. Potranno esistere due madri: la gestante e chi concepisce». Intervista ad Assuntina Morresi (Comitato nazionale per la Bioetica)

Si potrà legalmente donare un ovulo o uno spermatozoo a una coppia che lo desidera per avere (partorire) un figlio concepito in provetta? Ancora nessuno lo dice. A quasi un mese di distanza dalla sentenza con cui la Consulta il 9 aprile ha legittimato la fecondazione eterologa, il Governo non ha approntato una risposta politica. «Non c’è chiarezza e non si sa quale altro divieto della Legge 40 viene intaccato», spiega a tempi.it Assuntina Morresi (in foto), membro del Comitato nazionale per la Bioetica. «Bisogna attendere le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale», aggiunge. Nel frattempo i media premono perché l’esecutivo Renzi dia il via libera definitivo all’eterologa. In sostanza, si afferma che non vi sarebbe bisogno di un dibattito parlamentare, e basterebbe applicare la sentenza della Consulta.

Morresi, in un articolo apparso sull’ultimo numero, l’Espresso suggerisce al Governo di sbarazzarsi di lei. Perché tanta aggressività contro un membro del comitato nazionale per la bioetica? Paga la sua opposizione all’eterologa?
Penso di sì. E forse ce l’hanno con me perché sostengo che il via libera alla procreazione assistita eterologa non è stato legittimato da un percorso rappresentativo ma soltanto dall’opinione di un pugno di giudici. Otto giudici, contro sette, senza discussione pubblica, hanno smantellato un divieto varato dal Parlamento e confermato da un referendum popolare. Ricordo che il quesito sull’eterologa nel referendum del 2005, bocciato come tutti gli altri, aveva ricevuto il minor consenso dei cittadini che andarono ai seggi.

Sui giornali leggiamo che, dopo la sentenza della Consulta, più di tremila persone avrebbero fatto richiesta di ovociti e spermatozoi per una fecondazione eterologa. È una cifra realistica?
Sono i numeri forniti da una associazione che rappresenta alcuni centri di fecondazione assistita, la Cecos. Penso che siano dati verosimili. C’è da dire che in dieci anni soltanto una ventina di casi di richieste sono state vagliate dai tribunali. Se ne è occupato sempre lo stesso pool di avvocati. Non si parla di numeri esorbitanti e di un grande problema sociale.

Cosa dovrebbe fare il governo?
C’è un vuoto normativo. Non c’è traccia di una norma che stabilisca come fare l’eterologa. Per esempio: si potrà donare cellule riproduttive ai propri parenti? Inoltre, vista la novità che introduce la sentenza, non penso si debba applicare con un atto amministrativo, un regolamento o con un decreto del Governo. C’è bisogno di un dibattito pubblico e parlamentare. Cedere il proprio patrimonio genetico non è come cedere una cellula qualunque. Introduce una rivoluzione. Potranno esistere due madri: la gestante e chi concepisce. Prima dell’avvento di questa tecnica era naturale che madre, per legge, fosse colei che partorisce. Ora, invece, alla madre che partorisce si affiancherà la madre che concepisce e dona il patrimonio genetico, rinunciando per contratto a esserlo.

I bambini concepiti con l’eterologa potranno conoscere l’identità della madre biologica?
Sarebbe in linea con l’orientamento dei paesi europei, dove si sono fatti molti passi indietro dopo l’introduzione dell’eterologa. In Gran Bretagna, Olanda, Norvegia e Svezia si è stabilito che l’anonimato non prevalga sulla volontà dei figli di conoscere la propria origine. È ragionevole: quando un essere umano dice “io” non si riferisce semplicemente a se stesso, ma alla propria storia, alla famiglia, alla sua provenienza. È un bisogno insopprimibile sapere da dove si viene.

La maternità surrogata (il cosiddetto utero in affitto) sarà comunque vietato?
C’è scritto chiaramente nella legge 40 e la Consulta non ne ha parlato. La pena per chi viola il divieto di maternità surrogata va dai 3 mesi ai 2 anni di detenzione e una multa. Il problema non è se rimarrà il divieto. Il problema è che i magistrati non lo applicano.

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33 Commenti

  1. Giovanni says:

    Se la Corte Costituzionale dice che una cosa si può fare, si può fare e basta. Concordo che alcuni aspetti della questione vadano regolamentati, ma senza mettere in discussione quanto deliberato. Nel senso che se il legislatore interviene bene, altrimenti si procede lo stesso, come prima della legge 40. Del resto per la maggior parte dei problemi (tipo diritto dela bambino a conoscere il genitore biologico) abbiamo tempo.

    • Andrea (uno dei tanti) says:

      In linea teorica hai ragione, nella pratica questa corte costituzionale (minuscolo voluto) mi mette parecchio a disagio.

      E’ innegabile che è stata stravolta una legge voluta da un governo legittimamente votato (che poteva piacere o meno, ma queste sono considerazioni personali) e riconfermata con il voto del referendum (con l’arma dell’astensione o meno poco conta).

      Non ho una formazione giuridica (sono ingegnere) tale da immaginare quale sia stata la motivazione della corte, ma mi è difficile credere che sia incostituzionale senza tirare la motivazione per i capelli: i padri costituenti certi dilemmi etici/giuridici non se li potevano nemmeno immaginare 60 anni fa.

      Rimane poi il fatto che si pensa troppo al “diritto” alla genitorialità e non si è ancora affrontato seriamente il problema del diritto di un nascituro di sapere chi è il padre.

      • Giovanni says:

        TUTTE le norme cassate dalla Consulta sono state approvate da un governo legittimo, essendo questo l’unico soggetto titolato a farle, le leggi. Un referendum che non raggiunge il quorum è nullo, giuridicamente è come se non fosse stato fatto.

        Le motivazioni, quando usciranno, potrai leggerle sul sito della Cortee ne potremo parlare

        • Andrea (Uno Dei Tanti) says:

          Okkei, okkei.

          Sono solo perplesso.

          Da un lato trovo ridicolo che prima di applicare la sentenza della Consulta serva un dibattito pubblico: è come dire che posso passare col verde, ma prima di farlo devo discutere con Filomena, Giovanna e magari anche con Santoro e Amicone.

          Se si può, si può.

          Dall’altro non mi fido più di questa corte. Non è solo la questione dell’eterologa, è il suo funzionamento in generale.

          Un caso banale è la legge elettorale: si svegliano dopo 8 anni e 3 tornate elettorali per dire che è incostituzionale? E’ innegabile che è una decisione contraddittoria.

          Perché quando decidono non presentano SUBITO le motivazioni?

          Mi risulta poi difficile pensare all’incostituzionalità su un argomento che non era nemmeno immaginabile dai costituenti.

          Quando si sapranno le motivazioni verrò illuminato, per ora mi limito a constatare che alcuni problemi etici notevoli vengono nascosti sotto il tappeto.

          Tanto abbiamo tempo, giusto?

          • Michele says:

            Ma il problema non è referendum valido o no. Anche se si fosse recato alle urne il 99% degli aventi diritto ed il 100% dei votanti si fosse dichiarato a favore del mantenimento, la Consulta avrebbe preso la stessa decisione. Agitare la validità o meno del referendum svia dal problema.
            Piuttosto ci sarebbe da interrogarsi sul ruolo della Corte costituzionale, che di fatto vanifica l’azione parlamentare stessa, e di conseguenza la dialettica politica incentrata sulla discussione delle varie ragioni: io posso avere dalla mia mille ragioni, ma se il mio avversario ha dalla sua la costituzione sono messo k.o. Non importa neppure che nel dibattito io lo batta sempre: alla fine avrà ragione lui, se non altro perché la sua opinione è conforme ad una legge che non ho né voluto né votato, ma con cui mi sono ritrovato a fare i conti.
            Anzi, forse più che con una legge, con dei magistrati che possono anche sentenziare, nel corso degli anni in maniera opposta (già accaduto con l’eterologa). Un’opinione ballerina alla quale però devo chinare la testa.
            Gli argomenti non contano, conta solo la coerenza formale ad un qualcosa ritenuto eterno ed immutabile (un nuovo diritto naturale?). Dal punto di vista formale non siamo distanti a ciò che in Iran è il Consiglio dei Guardiani: il parlamento voti pure le leggi che vuole, ma se sono in contrasto con la sharia, ci pensiamo noi ad annullarle.

            • Giovanni says:

              Ma stai scherzando? La Costituzione è modificabile e difatti la stanno modificando per quello che riguarda il Senato e lo hanno appena fatto per quel che riguarda il fiscal compact. Se volete mettere il divieto di eterologa, il matrimonio solo fra uomo e donnain Costituzione dovete solo avere la maggioranza dei due terzi, Oppure la maggioranza assoluta a poi vincere il referendum. Occhio ! E’ senza quorum

  2. beppe says:

    assuntina senatore a vita e fuori la cattaneo, vergogna napolitano. vergogna. vergogna.

  3. Caterina says:

    In effetti in un paese serio, una volta preso atto della decisione della Corte Costituzionale, si sarebbe subito regolamentata la eterologa, invece così si riapre un vuoto normativo che la legge 40 aveva colmato (bene o male, è soggettivo)

    • Giovanni says:

      Quoto in pieno, ma dopo la sentenza della Consulta, non siamo più nella stessa situazione di prima della legge 40. Ora norme restrittive del diritto ad ususfruire della fecondazione assistita eterologa non possono essere introdotte, nè pe via legislativa, nè per via regolamentare. E se qualcuno si organizza per fornire questa terapia non lo si può impedire. Detto questo dibattiamo pure.

      • Caterina says:

        Ma sai, qui non si tratta di dibattere, ma di prendere atto e decidere. Esistono una serie di cose che dovrebbero essere decise, ed in fretta. in nome del bambino:

        stabilire, per esempio, che nel momento in cui una coppia dà il consenso alla eterologa, entrambe le persone si assumono gli onori, ma anche gli oneri, del bambino o dei bambini che verranno (pochi lo sanno, ma in caso di adozioni i genitori adottivi possono decidere di “restituire” il bambino adottato, senza avere obblighi)

        stabilire se debba essere data la possibilità, al bambino, di conoscere il proprio genitore genetico (il che implica che il donatore non può essere anonimo)

        stabilire se il donatore può essere o meno un consanguineo

        stabilire se la eterologa è possibile anche per una donna single

        ce ne sono di cose da decidere senza per questo mettere in dubbio la sentenza della Corte Costituzionale o limitarne la efficacia

        • Giovanni says:

          Quoto e straquoto. Ma il senso dell’articolo mi pare che sia: “Andiamoci piano a fare davvero quanto dice la Consulta, prima bisogna dibattere e deve intervenire il Parlamento” Che è l’ultima ridotta dei bigotti.

          Non è così, le leggi dopo gli interventi della Corte Costituzionale sono comunque immediatamente.applicabili.

          Condivido le tue preoccupazioni, specie la prima, ma NON siamo un paese serio.

          • Caterina says:

            Si, il titolo è fuorviante, ma nel testo la Morresi non mette in dubbio la validità della sentenza, ma auspica che la questione non venga affrontata con un regolamento ma con una legge. Che va anche bene, purchè sia una legge equilibrata e che rispetti la sentenza della Corte Costituzionale che, di fatto, fa giurisprudenza. Nel frattempo c’è un vuoto normativo che però non impedisce che si possa accedere all’eterologa

  4. picchus says:

    Ogni giorno mi vergogno sempre di più della magistratura italiana (salvi ovviamente gli amici). Non vedo l’ora di farmi due tristi risate sulle motivazioni di incostituzionalità, dato che non potranno che essere patetiche arrampicate sugli specchi.

  5. AndreaB says:

    Buonasera, cio’ che e’ passato a molti non addetti ai lavori e’ questo: la legge 40 dice una cosa, la Corte ha detto l’esatto opposto. Questo fa seriamente pensare e fa diventare, quantomeno dubbiosi, su alcuni punti:
    1) E’ pacifico che i giudici che hanno “votato” per l’eterologa hanno raggiunto una maggioranza capace di stravolgere una o piu’ leggi del parlamento.
    2) E’ giusto che un potere Non legislativo “legiferi”?
    3) Qual e’ il ruolo e la responsabilita’ del Parlamento in quello che e’ successo?
    4) I giudici in questione sono stati professionalmente adeguati al loro ruolo statale giudiziario?

    • Giovanni says:

      AndreaB mi pare di sognare. E’ evidente che se la Corte Costituzionale abroga una legge abroga una norma votata da un parlamento regolarmente eletto. In Italia vivaddio tutte le leggi in vigore sono state approvate così. Abrogare una legge che non è conforme alla Costituzione è il mestiere dei giudici della Consulta, son lì per quello. Non stanno per nulla “legiferando”, danno un giudizio di conformità (richiesto da un tribunale) di una legge ordinaria rispetto ad una legge di rango più alto, la nostra carta fondamentale. Ce l’abbiamo per quello la Costituzione, per mettere dei paletti al Parlamento. E la Costituzione senza Corte Costituzionale non serva a niente.

      • Michele says:

        Esprimere un giudizio di conformità su una legge significa esprimersi su di essa in maniera “attiva”, cioè intervenendo, se del caso, a modificarla. Non sarà “legiferare” in senso stretto, ma di modifica alla legislazione si tratta: di fatto una posizione ibrida tra un tribunale ed un’assemblea legislativa.

        • Giovanni says:

          Per nulla. I giudici non devono condividere o meno la legge, devono solo accertare che essa non violi qualche articolo della Costituzione. I giudici dell’alta corte han detto che il limitare a coppie di sesso diverso l’isituto del matrimonio non è di per sè contrario a quanto previsto dalla legge fondamentale, riconoscendo su questo la competenza del legislatore, mentre ha ritenuto contrario a questa il fatto che si vieti la fecondazione eterologa. E comunque la Costituzione è stata scritta da un’assemblea legislativa e le assemblea legislative attualmente elette possonoi modificarla in ogni momento. I giudici dovranno adeguarsi.

          • Michele says:

            Dire che una legge è in contrasto con una di rango superiore significa modificare l’ordinamento giuridico! Non chiamarlo legiferare, se vuoi, ma non è neanche il semplice assolvimento di una funzione giudiziaria.
            Per quanto riguarda la modificabilità della costituzione ti ho risposto sopra (se la moderazione approva): esistono articoli che da costituzionalisti o dalla stessa consulta sono stati reputati immodificabili.

            • Giovanni says:

              M guarda che il potere giudiziario ha SEMPRE il compito di verificare la conformità. Ogni processo è la verifica della conformità di un comportamento con le leggi. Solo che i tribunali ordinari giudicano le persone, la Cassazione giudica le sentenze e la Corte Costituzionale le leggi. Ma il meccanismo è lo stesso.

              Sul fatto che esistano articoli della Costituzione che sono immodificabili riguarda quelle parti che essa ha in comune con le grandi dichiarazioni di principio della nostra civiltà giuridica, tipo Dichiarazione Internazionale dei Diritti dell’Uomo. Io sarei anche d’accordo, una democrazia tutto può fare meno che negare se stessa, ma comunque in pratica si tratta di una pura petizione di principio, le leggi costituzionali non passano il vaglio di nessuna corte, solo Camere ed eventualmente referendum

              • Michele says:

                Sì, ha sempre il compito di valutare una conformità, ma di una legge rispetto ad un’altra. Il caso delle Corti costituzionali è unico.
                Articoli immodificabili non ce ne possono essere, pena ricadere nel giusnaturalismo.
                Sarebbe comico che un’assemblea dichiari parti di una legge immodificabili autoproclamandosi costituente e vietando a tutte le assemblee successive di fare la stessa autoproclamazione.

  6. Raider says:

    Lo strapotere esercitato dall’ordinamento giudiziario, sia attraverso l’attività ordinaria sia attraverso Corti Costituzionali ovvero Supreme Corti, è uno dei temi di dibattito pubblico più ricorrenti nelle democrazie occidentali. A tutti gli effetti, esso esercita una funzione suppletiva o aggiuntiva o di potere legislativo di fatto che limita o vanifica, ove lo ritenga, la funzione legislativa dei Parlamenti. Questo vale perfino per Stati come gli U.S.A., in cui quelle di giudice è una carica elettiva e quindi, con una investitura democratica. Poi, ogni Presidente nomina i giudici a vita che compongono la Corte Suprema: che ha, quindi, un carattere politico, che, nell’avvicendarsi (bensì per cause naturali) dei componenti e delle amministrazioni politiche ( a cadenza quadriennale), riflette, presumibilmente, i diversi equilibri politco-culturali di cui è epressone il Parlamento o meglio, dei Presidenti eletti. Il ruolo politico della Corte Suprema, in America, è tanto evidente che la carica di Presidente della Corte Suprema è ritenuta più prestigiosa di quella di Presidente della Repubblica. Ebbene, anche in America si discute se sia legittimo che nove signori determinino l’orientamento legislativo e imprimano al Paese le prospettive sociali e culturali che riflettono gli equilibri politici all’interno della Corte e al di fuori delle aule parlamentari.
    Che dire dell’Italia, in cui un corpo separato dello Stato, che ha al vertice un organo di rappresentanza delle correnti politiche a maggioranza più che qualificata di Sinistra, che non risponde al popolo e decide in una autonomia che consente di ribaltare le leggi senza risponderne a nessuno? Indubbio che se la Corte Costitizionale fosse composta in maggioranza da giudici di Destra, ci si potrebbe aspetare sentenze di tutt’altro segno. Si sostiene che la Costituzione, sacralizzata come intoccabile in quanto la miss Mondo della Costituzioni, sia un argine alla dittatura, senza tener conto del fatto che a decidere è pur sempre una minoranza non eletta di una casta, a sua volta, di intoccabili. Ma dovrebbe essere evidente che in democrazia, le minacce di dittatura possono venire da ogni forma di potere non soggetto al controllo popolare: è tanto evidente, che questa funzine di ‘tutela’ esercitata, anche grazie a Presidenti della Repubblica sempre e comunque di Sinistra o di Centro-Sinistra, è amata allo spasimo dalla Sinistra antropologicamente superiore e costituzionalmente migliore che domina nella Magistratura, ni demdia e nella cutlura, checché ne dica e voti o non voti il popolo bue.
    Del resto, quello che vediamo, se conferma questo timore, dice tutt’altro: per es., a livello d governo europeo – cui abbiamo ceduto, di fatto e con tutti i crismi della legalità costituzionale, la nosta sovranità nazionale -, Barroso e Van Rompuy dichiarano apertamente che i ‘Padri’ costituenti intendevano, con l’Ue, scongiurare le ‘derive populiste’: nel senso che, in pratica e in sostanza, il popolo è una minaccia per le istituzioni democratiche. Già: chi siamo, we, the people? Solo perché mettiamo un segno sul simbolo contenuto su una scheda elettorale pretendiamo di decidere per noi stessi? Ma va’! Ecco perché a governarci è una casta di non eletti, costituzionali o euro-commissari.

    • Giovanni says:

      A parte ogni considerazione di principio, per cui ti rimando agli altri miei post. a me non sembra che in Italia ci sia un popolo cristiano coartato da “una casta di non eletti, costituzionali o euro-commissari” che introduce “leggi contronatura”

      I deputati cattolici non hanno, nel nostro Parlamento, la forza di proporre leggi secondo la loro morale, gli resta un potere di interdizione nei confronti delle leggi proposte da altri. Questo dipende dal fatto che militano in maggioranza nel partito di Alfano che ha un patto di governo con Renzi. Se loro fossero dove li ha collocati la volontà popolare, cioè con Berlusconi,questo patto non ci sarebbe e, i deputati PD sarebbero liberi di votare con i grillini tutte le leggi che desiderano e allora ne vedreste delle belle.

      Poi ci vuole un bel coraggio a considerare i nostri parlamentari, nominati da ristrette segreterie, espressione della volotà popolare. Sopratutto per i cattotalebani, che nel PD, quando hanno fatto le primarie, si son dovuti far salvare nel listino del segretario, altrimenti la base li avrebbe estinti.

  7. Raider says:

    Non discutevo nel dettaglio del caso della fecondazione eterologa, ma di un principio più generale e di un problema reale delle democrazie, a prescindere dal rispettivo sistema elettorale, tanto più se, come nel caso di quello italiano, ‘imperfetto’ e migliorabile – col permesso della Consulta. Il potere di interdizione della Corte Costituzionale – schierata massicciamente con la Sinistra, senza che si facciano sentire lagnanze e recriminazioni in merito alla rappresentività e alla democraticità di un organo così importante – non dovrebbe riguardare, pertanto, solo i deputati cattolici e i loro elettori; il coraggio che ci vuole e che nessuno si può dare a volontà, ciò che vale anche per altre facoltà e virtù più o meno civiche, non c’entra, stavolta. A titolo di esempio – per quanto pertinente al tema in subordine opposto a un ragionamento che non entrava nel merito di questioni specifiche -, esempio che riguarda un altro Paese, ma probante ai fini di un discorso che si propone analogamente anche altrove e che sarebbe potuto venire in mente anche a chi se la prende con un sistema elettorale difettoso e così, rischia di lasciare intendere di preferire (a discapito, c’è da starne sicuri, della correttezza costituzionale che professa) organi non rappressentativi della volontà popolare, si possono citare i referendum vinti in diversi Stati americani da chi si oppone (non solo cattolici e non solo cristiani) ai matrimoni gay, cassati dall’uso polticamente corretto di Corte Suprema e di singoli Stati. Per restare in Italia, referendum come quello sulla pubblicità nell’ente radiotelevisiva di Stato o sul prelievo automatico in pro dei sindacati trovano la Corte Costituzionale del tutto disattenta alla volontà popolare liberamente espressa. Il resto, sono polemiche condite di giudizi e accuse gratuite, nelle quali non è il caso di fare a gara, cattotalebani contro carto-talebani e basta, ma che la dicono lunga sulla serenità e obiettività con cui si ricorre alla giurispudenza.

    • Giovanni says:

      Il punto è che quello che chiami potere di interidizione e che è invece uno di quei check and balances su cui si fondano le democrazie, non solo è tecnicamente corretto, ma anche adeguato alla mentalità corrente e alla volontà della maggioranza degli elettori. Se non ti piace è un problema tuo, non delle istituzioni

  8. Raider says:

    Un problema mio? Non sono così presuntuoso e nemmeno, però, così semplicista, anche rispetto a quel check and balances su cui si dibatte seriamente e non da oggi, proprio perché consente abusi in contrasto, non di rado, con la volontà popolatre. Ecco, qualche problema, non solo di uno o due Barroso e tre van Rumpuy, c’è con la volontà popolare. E lo hanno risolto, senza stare a guardare il sistema elettorale in cui gli europei, cattolici e no, preferiscono essere illusi di contare ancora qualcosa.

    N.B. Non posso stare dietro a repliche e controrepliche per ragioni cogenti e concorrenti, ma le posizioni mi sembrano delineate con sufficiente chiarezza.

    • Giovanni says:

      Ok ultima anche per me, la volontà popoare, senza check and balnces sarebbe dittatura della maggioranza non democrazia. A maggior ragione poi se questa si esprime non in maniera diretta, referendaria, ma attreaverso un sistema politico elettorale più o meno inevitabilmente pieno di storture.

  9. Raider says:

    Solo per qualche precisione, di cui mi scuso, lasciando l’ultima parola, se quelle di prima non fossero bastate: certo, l’idea di una imposizione è sempre anti-democratica, ma la volontà della maggioranza è ‘meno ditatoriale’ di quella che una minoranza (tanto più se di un numero assai ristretto di giudici, non eletti e espressione di una corporazione, diciamo la verità) impone a una maggioranza raggiunta attraverso un confronto civile e una regolare consultazione popolare. Le Corti Supreme (che, sì, fanno tanto Ente Supremo: non a presidio di una democrazia, quella volta) annullano, dove ne hanno facoltà, referendum su cui il popolo sovrano – e non un minorenne o minorato sotto tutela – si era espresso chiaramente, in America come in Italia: e il sistema di pesio e contrappesi si risolve in un bilancio truccato. Tutto il mondo è Bel Paese, almeno in questa prevaricazione dei ruoli. Infatti, non è tanto fantasioso pensare che una Corte Costituzionale composta prevalentemente da giudici di Destra o di Centro-Destra si sarebbe pronunciata in modo differente da come una Corte Costituzionale ‘tradizionalmente’ di Sinistra o di Centro-Sinistra ha fatto. Vorrei vedere, se la Corte Costituzionale dichiarasse nulle leggi su matriomonio e adozioni gay, quali sarebbero le reazioni della maggioranza.

    • Giovanni says:

      Quello di cui mi pare tu non ti renda conto è che ragionando così non sei contrario solo alle Corti Costituzionali, ma alle Costituzioni tout court. Mi sembra che tu trovi sbagliato che i diritti fondamentali e le regole del gioco politico siano garantite da leggi di rango superiore che non sono sottoposte al mutevole gioco delle maggioranze anche per un voto. Queste norme, che compongono il testo delle Costituzioni e che sono modificabili solo a maggioranza qualificata hanno senso solo se non sono superabili da una legge ordinaria che le contraddice. Quindi bisogna istituire un sistema di controllo che assicuri che questo non avvenga. Ovvio che non può essere un organismo elettivo a farlo altrimenti ricadremmo in quello che vogliamo evitare. Una magistratura specializzata mi sembra una delle soluzioni più ovvie, ma possiamo inventarci altro, anche una giuria popolare estratta a sorte tra i laureati in legge, ma non cambia la sostanza del ragionamento.

  10. Caterina says:

    Quello che sfugge è la differenza tra permettere ed impedire. Quando si tratta di scelte personali, impedire ad altri di esercitare la propria libertà, perchè si tratta di scelte che la maggioranza non condivide, somigli atanto ad una coercizione.

    Io credo (ma aspetto di leggere le motivazioni della sentenza) che questo sia stato il motivo per cui la Corte Costituzionale ha dichiarato quella parte della legge 40 incostituzionale.

    Ma pare nessuno si preoccupi di riempire il vuoto normativo … che dovrebbe essere il primo obiettivo di chi è dalla parte del bambino

    • Michele says:

      Non è che sfugge la differenza, sa… Ogni ordinamento vieta e prescrive, vincola la libertà. Piuttosto sarebbe da capire quali scelte sono personali e quali no. Lei mi risponderà che personale è tutto ciò che non nuoce ad altri. Ma così non si risolve il problema: chi decide in che misura la libertà di A nuoce a B?
      Se sarà A, potrà ritenere nocivo verso B nulla di quello che compie, se sarà B accadrà il contrario. Stante il criterio assolutamente soggettivo, è impossibile definire ciò che non nuoce o ciò che nuoce. Scegliere la fecondazione eterologa non nuoce ad altri e quindi dovrebbe essere istituita come diritto soggettivo. Vale lo stesso per consumo di stupefacenti, poliamore, mancato rispetto di regole del codice della strada (no cinture, no casco)?

  11. AndreaB says:

    Buonasera, ringrazio Giovanni, Michele e Raider per i notevoli commenti. Le domande che mi sono sorte spontanee pero’, piuttosto che diminuire sono aumentate. Una di esse, forse la piu’ insistente e’ questa: “Sarebbe positivo se la Corte Costituzionale si pronunciasse sempre prima del varo di una legge e non dopo… Magari anche parecchi anni dopo?”

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