L’Eni abbandona la Libia. Scaroni: «Per battere l’Isis sosteniamo Al Sisi»

Interessante intervista all’ex ad del Cane a sei zampe. Dalla minaccia terroristica alla necessaria alleanza con l’Egitto, dalla crisi ucraina al dittatore Gheddafi

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stato-islamico-sh-221208910L’Eni ha fatto rientrare il proprio personale dalla Libia. Lo scrive oggi il Corriere della Sera, secondo cui la decisione sarebbe stata presa dopo l’attentato all’Hotel Corinthia di fine gennaio. Ovvii i motivi: si teme per la sicurezza di personale italiano sul suolo libico, essendo la situazione molto incerta.

MINACCE E LUPI SOLITARI. Se da un lato, dunque, si prendono tutte le precauzioni possibili per evitare problemi (sono stati alzati i livelli di allerta), dall’altro, scrive il Corriere, si cerca di valutare l’attendibilità delle minacce jihadiste. Ad esempio «nessuna attendibilità viene data dagli analisti alla notizia rilanciata dal quotidiano britannico Daily Telegraph che pubblica documenti compilati da Abu Arhim al Libim, ritenuto uno dei leader dell’Isis secondo il quale “grazie alla vicinanza della Libia con gli Stati crociati” i jihadisti potrebbero “utilizzare e sfruttare in modo strategico i tanti barconi di immigrati per colpire le compagnie marittime e le navi dei Crociati”. Gli esperti ritengono che si tratti di pura propaganda, escludono che i terroristi possano confondersi tra i disperati che tentano di raggiungere l’Europa, mentre continuano ad avvalorare l’ipotesi che i fondamentalisti utilizzino i flussi proprio per mettere in ginocchio l’Europa anche provocando divisioni tra gli Stati della Ue che devono gestire l’emergenza».
Il timore dei nostri servizi segreti riguarda più che altro i cosiddetti “lupi solitari”, persone già presenti sul nostro territorio che, per emulazione e ideologia, si mettano in testa di compiere attentati.

eni-sh-202851070SOSTENERE AL SISI. Sul Giornale oggi appare una lunga e interessante intervista a Paolo Scaroni, ex amministratore delegato dell’Eni per nove anni, durante i quali, grazie ai suoi contatti e conoscenze, è stato considerato il vero “ministro degli Esteri” del nostro paese. Scaroni si dice «ottimista» rispetto alla crisi libica e invita a immaginare non un intervento militare, quanto un più realistico «forte sostegno ai Paesi vicini, soprattutto l’Egitto». Oggi, infatti, dice l’ex ad di Eni, per risolvere la situazione occorrerebbe una forza di «centomila uomini».
L’ottimismo di Scaroni deriva dal fatto che la Libia è un paese piccolo, con sei milioni di abitanti e con grandi risorse: «Anche con i prezzi del petrolio a 50 dollari al barile, tutti i libici potrebbero vivere di rendita. Non è un problema di sopravvivenza. Quindi credo che alla fine il buon senso prevarrà. Poi, i due fratelli maggiori della Libia, l’Egitto e l’Algeria, vedono come la peste uno stato jihadista alle porte di casa e faranno di tutto per evitarlo». L’Egitto di Al Sisi, in particolare, è la forza su cui fare affidamento sia perché ha un esercito preparato sia perché «non tollera i Fratelli musulmani, figuriamoci l’Isis».
Anche per Scaroni il problema della sicurezza europea dipende soprattutto dalla capacità di prevenire gli attentati dei lupi solitari: «La minaccia terroristica? L’Europa ce l’ha soprattutto in casa. Finora la maggior parte degli attentati è stata compiuta da militanti islamici che vivono qui da anni. Il problema ce l’abbiamo, per esempio i continui sbarchi di immigrati sulle coste italiane, ma non credo sia quello il canale usato dal terrorismo».

egitto-al-sisi-al-azharRUSSIA E UCRAINA. Scaroni parla anche di Russia e Ucraina e, sebbene dica che vanno rispettate le decisione assunte dalla politica, fa notare come taluni provvedimenti debbano essere prese tenendo conto sia del contesto concreto in cui viviamo («mettersi in conflitto con un Paese che ti garantisce un terzo del tuo fabbisogno, be’ è una scelta che va ponderata. Noi abbiamo bisogno del gas ogni giorno, loro dei soldi possono farne a meno per qualche mese») sia di ragioni storiche e culturali («l’Ucraina è legata alla Russia da 400 anni, un rapporto storico appunto. È come se domani il Canada diventasse acerrimo nemico degli Stati Uniti. Certamente i russi strabuzzano gli occhi nel vedere un’Ucraina che sta dall’altra parte della barricata»).

MORTO GHEDDAFI , CON CHI SI PARLA? A proposito di Gheddafi, Scaroni dice che il Colonnello era «particolarmente odioso e crudele. Ha fatto soffrire il suo popolo. Difendere Gheddafi per me è impossibile». Sta di fatto che la situazione è stata gestita in malo modo: «Quando è stato tolto il tappo Gheddafi – spiega Scaroni -, sono esplose le rivalità tra le province e le varie tribù, a cui si sono aggiunti i Fratelli musulmani e oggi addirittura l’Isis. Tutto questo è stato aggravato dalla legge emanata nel 2012 che impedisce a tutti quelli che hanno avuto a che fare con Gheddafi di ricoprire ruoli pubblici. Gheddafi è stato il dittatore assoluto della Libia per più di 40 anni. Hitler per 13 anni, Mussolini 20. Parliamo di una dittatura dalla lunghezza incredibile. Se uno esclude la gente che è entrata in contatto con lui, a chi si rivolge? A persone che erano esuli all’estero e che rientrati erano stranieri in patria. Quindi chi ha alzato la testa? I capi tribali, per carenza di leadership».

 Foto Eni e Stato Islamico da Shutterstock

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