Emilia Vergani, operaia di carità

Oggi ricorre il 18esimo anniversario della morte di Emilia Vergani, educatrice, assistente sociale, moglie di Giancarlo Cesana, dalla cui iniziativa e passione è nata la scuola In-Presa di Carate Brianza.

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Oggi ricorre il 18esimo anniversario della morte di Emilia Vergani, educatrice, assistente sociale, moglie di Giancarlo Cesana, dalla cui iniziativa e passione è nata la scuola In-Presa di Carate Brianza. Il giorno in cui morì, quando giunse la notizia in redazione, il giornale era già chiuso e pronto per la stampa. “Riaprimmo le pagine”, come si dice in gergo, e il direttore Luigi Amicone scrisse questo editoriale in tre minuti. Lo riproponiamo di seguito.

Mentre siamo in chiusura di giornale, ci raggiunge la notizia della morte della nostra cara Emilia, moglie di Giancarlo Cesana, madre di Giovanni, Caterina, Francesca e dei tanti ragazzi a cui ha spalancato le porte del significato della vita. Emilia ci ha lasciato in una circostanza tragica, un incidente automobilistico in Paraguay, dove si trovava insieme a Giancarlo in visita alle comunità di Comunione e Liberazione. E non era un episodio.

Emilia ha trovato l’appuntamento col Destino al di là dell’Oceano, a decine di migliaia di chilometri dalla patria e da quel piccolo paese di Brianza, Carate, dove ha cresciuto i suoi figli e dove tanti figli ha generato non nella carne, ma nella fede in Cristo. Questo è stato l’ideale per cui ha vissuto e condiviso con Giancarlo il sacrificio di una vita totalmente dedita alla testimonianza dell’amicizia di Gesù, la felicità degli uomini.

Assistente sociale e operaia di carità, per chi, come noi, ha avuto il dono di conoscerla e frequentarla, è stata l’affetto e la maestà dell’amicizia vera. È stata la Casa dove in qualunque sera si trovava ospitalità e ricovero.

È stata la fede, la speranza, la carità che ha generato opere come l’In-Presa, dove il cristianesimo è stato la carne, l’intelligenza, la passione di una donna che ha preso con sé, allevato, avviato al lavoro ragazzi poveri che fanno parlare il mondo ma che il mondo rifiuta. Non c’è modo di dire, insieme, che non ci sei più, Emilia, e che ci sei ancora, più presente di prima. Noi non possiamo misurare né il tempo, né lo spazio che ci separa dal rivedere il tuo caro, bellissimo volto. Ma ci diciamo ancora “tu” e ce lo diremo ancora un giorno più forte di prima.

Tu, intanto, per l’istante che ci resta, tu che conservavi tutte le cose nel tuo cuore, tieni stretti a tutta la vita di Dio, noi, il tuo Giancarlo, Giovanni, Francesca, Caterina e tutta quella compagnia al Destino che hai amato e servito sopra ogni cosa.

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