Egitto, i fratelli cristiani accusati di dissacrazione del Corano sono già liberi. «Caso chiuso»

Secondo l’avvocato di Mina Nadi e Nabil Nadi «sono stati rilasciati in seguito a un accordo trovato tra la comunità musulmana, quella copta e la polizia».

Il caso dei due fratelli egiziani di nove e dieci anni accusati di blasfemia per avere dissacrato il Corano, in precedenza imprigionati e poi rilasciati su cauzione, è stato chiuso ieri. Mina Nadi e Nabil Nadi, cristiani copti del villaggio Ezbet Marko, «sono stati rilasciati in forma definitiva in seguito a un accordo trovato tra la comunità musulmana, quella copta e la polizia», ha dichiarato il loro avvocato.

LE ACCUSE DELL’IMAM. Il fatto sarebbe avvenuto vicino alla moschea del villaggio Ezbet Marko settimana scorsa. L’imam che li ha scoperti ha portato i bambini dal sacerdote copto locale, affermando che qualcuno li aveva incitati a compiere quel gesto e chiedendo di punirli. Al suo rifiuto, li ha portati alla stazione di polizia e denunciati per blasfemia. Secondo AsiaNews, i bambini non stavano urinando sui fogli ma giocando con essi vicino a un bidone. Il padre dei bambini ha affermato che i due non sanno neanche leggere.

USO STRUMENTALE DELLA BLASFEMIA. L’avvocato non ha spiegato quale tipo di accordo è stato raggiunto tra le parti. Negli ultimi le accuse di blasfemia contro cristiani copti in Egitto si sono moltiplicate. Spesso le accuse dopo pochi giorni di indagini si rivelano strumentali e destituite di fondamento. È successo così alla maestra cristiana Nevine Gad, rilasciata dopo alcuni giorni di carcere, in origine accusata da un suo studente di avere insultato Maometto. È stato dimostrato che lo studente non era neanche a lezione.

PROCESSI ANCORA IN CORSO. Restano ancora in piedi altri due processi. Il primo a carico di Albert Saber, arrestato il 13 settembre scorso perché avrebbe pubblicato sulla sua pagina Facebook il video del film “L’innocenza dei musulmani” e promosso l’ateismo. Il secondo a carico di Bishoy Kamel, insegnante cristiano copto, condannato a sei anni di prigione per avere pubblicato su Facebook vignette irriverenti di Maometto. È in corso il processo di appello.