Egitto. «Se il governo ci avesse ascoltato, forse i martiri cristiani sarebbero vivi»

L’esercito egiziano ha ucciso 19 dei terroristi che hanno massacrato venerdì sette cristiani copti in pellegrinaggio. Le parole del vescovo Macarios ai funerali: «Si poteva evitare la tragedia»

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Diciannove terroristi islamici sono stati uccisi dalla polizia in Egitto. I militanti erano accusati di essere tra gli attentatori che hanno assassinato sette cristiani copti venerdì e feriti altri sette, nell’assalto a tre autobus che portavano un gruppo di pellegrini al monastero di San Samuele il Confessore, nella provincia di Minya.

LE PAROLE DI AL-SISI

I terroristi dell’Isis sono stati uccisi dopo un inseguimento nel deserto. La polizia ha diffuso le immagini dei corpi senza vita, delle armi e della propaganda dello Stato islamico rinvenuti nella tenda dove si nascondevano. Ieri il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha espresso «dolore per quanto accaduto ai nostri fratelli egiziani. Gli egiziani sono tutti uguali, a prescindere dalla religione», ha detto.

FUNERALI DEI «MARTIRI»

Venerdì e sabato si sono tenuti a Minya i funerali per le vittime, che il vescovo Anba Macarius ha definito «martiri»: «Le autorità ci hanno aiutato in ogni modo per organizzare rapidamente i funerali e per questo dobbiamo ringraziarle», ha dichiarato durante le esequie. «Però avevamo fatto delle richieste al governo dopo l’attentato del 2017: avevamo chiesto che la strada fosse asfaltata, che fossero installati più check-point della polizia e telecamere. Se l’avessero fatto, forse non sarebbe avvenuta questa tragedia».

L’ATTENTATO DEL 2017

Il riferimento è all’attentato del 26 maggio 2017, quando 29 pellegrini copti vennero uccisi da terroristi dell’Isis sempre sulla strada verso il monastero. Anche in quel caso, gli autobus furono bloccati dagli islamisti e coloro che rifiutarono di convertirsi furono uccisi.

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