Egitto, condannata la maestra cristiana accusata di blasfemia. «Mai viste assoluzioni in questi casi»

Dimyana Abdel Nour, maestra di 24 anni, sarà costretta a sborsare l’esorbitante cifra di 100 mila lire egiziane. Lei continua a dichiararsi innocente

L’insegnante cristiana Dimyana Abdel Nour è stata condannata all’esorbitante cifra di 100 mila lire egiziane (circa 10 mila euro) per aver insultato l’islam e il profeta Maometto. Si chiude così il caso della 24enne maestra alla scuola elementare Sheikh Sultan di Luxor, accusata di blasfemia dai genitori di alcuni suoi studenti.

IL CASO. Abdel Nour è stata arrestata il 9 maggio scorso: alcuni ragazzi l’hanno accusata di aver detto che papa Shenouda III, predecessore di Tawadros II alla guida della Chiesa copta ortodossa, ha fatto più miracoli di Maometto. La donna avrebbe anche fatto finta di vomitare al suono della parola Maometto. Lei ha sempre negato tutto ed è stata anche difesa dal suo preside (musulmano), secondo cui è stata denunciata solo perché ad alcuni «genitori estremisti» non va a genio che porti i pantaloni, e non la gonna, e che non indossi il velo.

«FINISCE SEMPRE COSÌ». Il suo avvocato, Ahmed Ezzat, si è detto sconsolato per come è finito il suo caso, anche perché tutti gli studenti della maestra tranne tre hanno negato i presunti atti blasfemi e gli insulti all’islam di Abdel Nour: «Purtroppo mi aspettavo un verdetto simile. Chi è accusato di insulti alla religione viene sempre trovato colpevole. Non è mai successo che un caso sia finito diversamente».

REATO DI BLASFEMIA. La nuova Costituzione islamista approvata a colpi di maggioranza dai Fratelli Musulmani del presidente Mohamed Morsi punisce il reato di blasfemia in Egitto. Tra il 2011 e il 2012, 36 casi di blasfemia sono stati risolti dalla popolazione stessa e spesso i musulmani hanno obbligato i cristiani a scappare dalle loro case. Dal 2011, solo nell’Egitto superiore i tribunali hanno condannato per blasfemia sei persone. L’anno scorso un insegnante copto è stato condannato a sei anni di prigione per avere insultato il presidente Morsi e l’islam. Secondo un attivista per i diritti umani di Luxor, Safwat Samaan Yasaa, «tutti gli insegnanti copti oggi hanno paura perché qualunque bambino che si mette a discutere con loro può poi accusarli di blasfemia e portarli in tribunale».