Perché il richiamo ripetuto dal Papa fin dalla sua prima comparsa sulla Loggia delle benedizioni non è affatto esagerato né ingenuo o astratto
Foto Ansa
Tempi di guerra. Ne ho già parlato qualche volta. Ne parlano diffusamente i media. Fiumi di parole, dette e scritte: a fronte di una cronaca che è sempre la stessa. Il mondo non cambia e tanto meno i conflitti che lo agitano. Dilagano i commenti, le interpretazioni, le rivelazioni e le prediche. Giornalisti come insegnanti, come preti laici che vogliono convincerti di ciò che è giusto o sbagliato. D’altra parte, i capi di governo, i leader del popolo, sono presentati (e magari sono) come adolescenti, pieni di sé, contraddittori o ostinati su percorsi che non conducono a meta, ma sembrano solo soddisfare l’ambizione di riuscita personale. Soprattutto i maître à penser, esperti e guide intellettuali dell’élite sociale, si sentono impegnati a esprimere la loro, che è meglio di quella che loro criticano.
Scribi e farisei ipocriti, verrebbe da dire, ma forse è troppo: si tratta solo di discorsi da bar, più saccenti e ordinati perché non si fanno al bar, bensì in contesti dove le rivalità e ...
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