Carlo Acutis: la santità è per tutti
Numerose scolaresche, gruppi di ragazzi e adulti hanno visitato la mostra “Carlo Acutis – Una semplicità straordinaria”, esposta a San Donato Milanese dal 23 al 31 maggio 2026, presso la Scuola Maria Ausiliatrice, a un anno circa dal suo debutto al “Meeting per l’Amicizia dei Popoli” a Rimini.
Protagonista è il ragazzo milanese proclamato santo nel settembre 2025, morto a 15 anni per leucemia fulminante nel 2006. Noto come “Santo dei Millennial”, Acutis ha trascorso una esistenza breve, ma intensissima e vissuto una fede profonda, molto precoce, capace di suscitare immediata simpatia e muovere alla conversione persone d’ogni età in tutto il mondo.
Colpiscono il suo desiderio di vicinanza con Gesù, perché volle ricevere l’Eucaristia a sette anni, ma anche l’entusiasmo di un ragazzo profondamente immerso nel suo tempo con le passioni dei suoi coetanei per il computer, i videogiochi, la musica e il calcio, per citarne alcune.
Figlio amorevole e studente diligente, trovava il tempo per moltissime attività, come aiutare le persone bisognose del quartiere, i più piccoli con l’insegnamento del catechismo, il supporto nei compiti e la sincera amicizia anche verso chi era spesso tenuto a distanza da molti.
Sono note alcune sue espressioni. «Essere unito a Gesù, questo è il mio programma di vita», diceva già a sette anni. «L’Eucaristia è l’autostrada per il Cielo» indica il mezzo più potente per diventare santi. «Non io, ma Dio» esemplifica come avesse voluto mettere da parte se stesso per fare il volere del Padre, oppure «Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie» è stata la sua esortazione più nota a non adeguarsi alla mentalità comune.
La mostra itinerante su Carlo Acutis
Dopo il debutto riminese, la mostra è diventata itinerante e voluta a San Donato Milanese, dal Centro Culturale L’Innominato, in collaborazione con SMA San Donato Milanese, con il patrocinio di Fondazione Cariplo e con il contributo dell’Associazione Charles Péguy di Milano.
Durante la conferenza di presentazione della mostra, abbiamo incontrato Valentina Prezioso, socia del Centro Culturale L’Innominato, e Riccardo Monteverdi, uno dei curatori che l’ha realizzata insieme ad Antonia Salzano Acutis, madre di Carlo, Giovanni Emidio Palaia, Camilla Marzetti, e alcuni studenti dell’Università Cattolica di Milano.
«Ho incontrato Carlo in modo casuale al Meeting nel 2025. Visitando la mostra, sono rimasta fulminata dalla semplicità, dalla concretezza e dalla profondità con cui questo ragazzo viveva la fede e il suo rapporto con Gesù. Ho capito che una fede di questa intensità riguarda tutti e ha qualcosa da dire a tutti, inclusi i miei figli e molti altri ragazzi», spiega Valentina Prezioso.
Il centro culturale è nato un anno e mezzo fa per iniziativa di alcuni amici della zona per affrontare i temi della società contemporanea attingendo dall’esperienza viva dei soci e dai criteri cristiani. Offre un luogo di amicizia in cui vivere tale giudizio e proporre iniziative culturali rivolte al territorio e alla comunità. «La cultura deve poter offrire agli uomini il significato di tutto», diceva don Luigi Giussani rimandando a come la mostra su Acutis racchiuda tutto questo.
«Carlo era un giovane che aveva capito qual era il nesso tra le cose della vita e il tutto, e questo nesso ha un nome, un volto e un luogo: Gesù Cristo vivo nell’Eucaristia, come unica risposta al bisogno delle persone che incontrava. Per questo abbiamo pensato di proporlo alla scuola Maria Ausiliatrice di San Donato Milanese, un ambito dove emerge la cura per i ragazzi e per la loro educazione nell’accompagnarli a diventare adulti», continua Prezioso sottolineando l’impatto positivo dell’evento.
«Ognuno di noi s’è lasciato colpire dalle domande di Carlo, 15 tematiche che dominavano la sua vita quotidiana che intravvedono in Gesù la risposta» ha aggiunto Prezioso. Inoltre, alla fine della mostra, ciascuno ha potuto lasciare un commento o una provocazione ridestata dall’evento scrivendolo su un post-it, poi appeso su un grande pannello suddiviso in due sezioni – “Cosa porto con me di Carlo” e “Cosa ho scoperto di me” – lasciando trasparire la sovrabbondanza d’entusiasmo per l’esperienza appena vissuta».
Parla il curatore della mostra su Carlo Acutis
Abbiamo parlato con Riccardo Monteverdi, professore di lettere e co-curatore della mostra, per farci raccontare come ha vissuto alcuni tra i mesi più intensi della sua vita.
Riccardo, come hai conosciuto Carlo Acutis?
«Mi ha parlato di lui un amico frate francescano nel 2020, nell’anno in cui l’hanno proclamato Beato. Poco dopo sono stato ad Assisi e ho visitato il Santuario della Spoliazione dove sono custodite le sue spoglie. Da allora sono rimasto affascinato da lui e ricordo di avergli detto: “Carlo, non so che cosa dirti se non che desidero essere come te e avere una vita come la tua”. Poi sono successe varie vicende ed è come se lui avesse iniziato a seguirmi. Come dice sua madre: “Carlo è come se avesse un pass preferenziale: arriva sempre.” Infatti, poco dopo mi hanno proposto di occuparmi della mostra e non ho potuto fare altro che accettare».
Cosa ti ha colpito maggiormente di lui?
«Già il titolo della mostra – “Una semplicità straordinaria” – esprime come la sua personalità eccezionale sia d’una semplicità pazzesca, perché è vicinissimo a noi nel tempo e nello spazio. M’ha colpito tantissimo il suo desiderio di conoscere meglio Gesù che aveva fin dalla più tenera età, per esempio, di ricevere l’Eucaristia, oltre all’enorme ammirazione per santi come San Giovanni, San Francesco e Santa Chiara, ai quali avrebbe voluto assomigliare. Inoltre, ogni volta che inizio a spiegare la mostra, se m’avvicino a Carlo pensando di essere come lui, ho perso in partenza. Invece preferisco chiedermi se c’è una domanda che abita nel mio cuore. E’ lo stesso desiderio che aveva lui, cioè essere vicino a Gesù, così come è stato per altri giovani straordinari come Marco Gallo e Suor Clare Crockett».
Che metodo avete seguito per realizzare la mostra?
«Poiché presentare l’intera vita di Carlo sarebbe stata un’impresa molto complessa, abbiamo scelto ciò che ci ha colpito di più di lui, cioè ciò che interessa anche a noi, come, ad esempio, l’amicizia con Gesù, la carità e i Sacramenti, per citarne alcuni. Parlare di Carlo è qualcosa di gigantesco. Noi curatori, nel farlo, abbiamo detto “sì”. Sarà il Signore ad aiutarci a fare il resto, ci siamo detti».
Cosa ha rappresentato per te questa esperienza?
«Ci sono molti aspetti. Da un lato l’amicizia che è nata con le persone toccate da questo incontro. Ovviamente, sono stati preziosissimi gli incontri con i genitori di Carlo – Antonia e Andrea. Per esempio, Antonia raccontava con estrema tenerezza materna di suo figlio, del suo modo di farla ridere, e di molto altro, ma Carlo, dal Cielo, è diventato come un padre. Per questo ho pensato che, come dice il Vangelo, “Non siete più né stranieri, ne ospiti, ma siete concittadini dei Santi”. Inoltre, quando ho iniziato a curare la mostra, insegnavo da pochi mesi. Incontrando gli insegnanti di Carlo raccontavano che era un ragazzo vivace, collaborativo, con idee e domande sempre fuori dal comune. Ovviamente, non aveva l’aureola, ma dopo la sua morte, per ciascun professore, e anche per me, è stato chiaro come dietro a ogni alunno, e a ogni persona, c’è un mistero insondabile. Ad esempio, un giorno la professoressa di matematica l’aveva ripreso per una verifica non proprio esemplare. Lui aveva risposto che aveva avuto da fare “cose più importanti” il giorno prima…e probabilmente aveva detto la verità!».
C’è un aneddoto che ti è rimasto impresso di questi mesi?
«Mi colpiscono sempre i più piccoli per la loro immediatezza nel comprendere le cose. Io racconto che quando Carlo riceveva l’Eucaristia ogni giorno diceva: “Vieni Gesù e accomodati nel mio cuore come se fossi a casa tua.” Per loro è subito chiaro che per Carlo era come accogliere un amico nella propria cameretta, fare merenda con Lui e farlo divertire con i propri giochi. Oppure un ragazzo, dopo la spiegazione della mostra, era tornato portando il suo ricordino di Prima Comunione. Era un’immaginetta di Carlo. Aveva scelto lui perché era stato colpito dalla stessa forma di leucemia, anche se meno grave. Insieme alla sua famiglia, l’avevano pregato per chiedere la sua guarigione. E così è stato».
Come sono cambiate la tua vita e la tua fede dall’incontro con Carlo?
«Ogni volta che mi rimetto a raccontare di lui, mi tremano le gambe perché mi sento messo alle strette. “Io non sono come te e non ho la tua radicalità, Carlo – gli dico –. Però sono a un punto di non ritorno. E’ vero che non sono come te, ma desidero esserlo.” E lo chiedo tantissimo nella preghiera, oggi ancora più di prima. Un’amica che ha visto noi curatori seguire la mostra in questo anno, ha notato quanto siamo cambiati. È evidente. Inoltre, ho iniziato a ripetere alcune delle sue espressioni. Per esempio, quando ricevo la Comunione dico: “Vieni Gesù e accomodati nel mio cuore come se fossi a casa tua”. Se non sappiamo esprimerci con parole nostre, possiamo usare quelle dei santi. Anche quando finisco di spiegare la mostra, leggo sempre quella frase di Papa Leone 14° che ha detto per la canonizzazione di Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati. “Tutti siamo chiamati a essere santi. Basta dire ‘sì’”».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!