Dopo Saviano, l’elenco di Italo Calvino: lettera d’amore alla letteratura

Hemingway perché è matter of fact, understatement, volontà di felicità, tristezza; Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda; Manzoni perché fino a poco fa l’odiavo; Chesterton perché voleva essere il Voltaire cattolico e io volevo essere il Chesterton comunista; Dostoevskij perché deforma con coerenza, furore e senza misura; ma più di tutti Stendhal

C’è stato Sandro Veronesi, che in Caos Calmo faceva mettere in fila dal suo protagonista la “lista di cose fatte”. Poi è stato il momento di Francesco Piccolo con il suo “Momenti di trascurabile felicità” (Einaudi editori): un perfido e irresistibile catalogo dell’allegria del vivere, fatto di folgorazioni e racconti, staffilate e storie.

L’hype scatenatosi attorno alla trasmissione televisiva Vieni via con me senz’altro dimostra la duttilità dell’elenco e la sua fruibilità, non solo come elemento narrativo ma anche come espediente televisivo. È sintetico; soggettivo; può essere poetico; certamente è ipnotizzante. Per Roberto Saviano è diventato una sorta di stilema: e conseguentemente per milioni di italiani è diventata una vera e propria moda.

Adeguandoci alla tendenza degli elenchi, riproproniamo una lettera d’amore alla letteratura, e ai grandi classici, sotto forma di elenco, stilato da Italo Calvino nel 1980.

Amo soprattutto Stendhal perché solo in lui tensione morale individuale, tensione storica, slancio della vita sono una cosa sola, lineare tensione romanzesca.

Amo Puskin perché è limpidezza, ironia e serietà.

Amo Hemingway perché è matter of fact, understatement, volontà di felicità, tristezza.

Amo Stevenson perché pare che voli.

Amo Cechov perché non va più in là di dove va.

Amo Conrad perché naviga l’abisso e non ci affonda.

Amo Tolstoj perché alle volte mi pare d’essere lì lì per capire come fa e invece niente.

Amo Manzoni perché fino a poco fa l’odiavo.
Amo Chesterton perché voleva essere il Voltaire cattolico e io volevo essere il Chesterton comunista.

Amo Flaubert perché dopo di lui non si può più pensare di fare come lui.

Amo Poe dello Scarabeo d’oro.

Amo Twain di Huckleberry Finn.

Amo Kipling dei Libri della Giungla.
Amo Nievo perché l’ho riletto tante volte divertendomi come la prima.

Amo Jane Austen perché non la leggo mai ma sono contento che ci sia.
Amo Gogol perché deforma con nettezza, cattiveria e misura.
Amo Dostoevskij perché deforma con coerenza, furore e senza misura.
Amo Balzac perché è visionario.

Amo Kafka perché è realista.

Amo Maupassant perché è superficiale.

Amo la Mansfield perché è intelligente.

Amo Fitzgerald perché è insoddisfatto.

Amo Radiguet perché la giovinezza non torna più.

Amo Svevo perché bisognerà pur invecchiare.
Amo…

(Italo Calvino, Saggi, Mondadori pp.1528-1529)