Da dove vengono e che cosa vogliono i Boko Haram del Mozambico

La testimonianza di una missionaria: «Hanno decapitato civili in almeno sei villaggi. Arrivano e bruciano le case. La gente scappa, si rifugia nella foresta»

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«Hanno decapitato civili in almeno sei villaggi. Arrivano e bruciano le case. La gente scappa, si rifugia nella foresta. Nelle ultime settimane gli attacchi sono diventati sempre più frequenti e brutali: colpiscono chiunque si opponga al loro terrore». Così la missionaria cristiana Heidi Baker, a capo di Iris Global, ha descritto domenica su Facebook gli attentati che da un mese i jihadisti di Al Sunnah wa Jama’ah stanno conducendo in Mozambico, destabilizzando lo Stato dell’Africa orientale di 25 milioni di abitanti.

IMPORRE LA SHARIA. Gli attacchi degli islamisti si sono verificati nella provincia di Cabo Delgado, confinante con la Tanzania e dove negli ultimi anni sono stati scoperti ingenti giacimenti di gas e petrolio. Contrariamente alle altre province, dove i cristiani costituiscono la maggioranza della popolazione (60%) e i musulmani una minoranza (20%), in Cabo Delgado i musulmani rappresentano il 58% degli abitanti. È qui che il gruppo Al Sunnah wa Jama’ah è nato nel 2015 con l’obiettivo di imporre la sharia e ritornare al XIX secolo, quando l’area era dominata da sultanati islamici.

COME BOKO HARAM. Proprio come Boko Haram in Nigeria, il movimento è passato dalla propaganda educativo-ideologica all’attività terroristica. Nel 2016 il gruppo, anche conosciuto come Al Shabaab (pur non avendo nessun legame con i jihadisti somali), ha cominciato ad armarsi. Si calcola che oggi conti su un numero di guerriglieri che varia dai 350 ai 1.500 effettivi. Al primo grande attacco nell’ottobre del 2017, durante il quale hanno conquistato la città di Mocimboa da Praia, il governo ha reagito con forza, cacciando i miliziani, che hanno stabilito basi militari nella foresta.

DECAPITAZIONI CON I MACHETE. Per rispondere alle violenze, lo Stato ha preso di mira molte moschee della provincia di Cabo Delgado, chiudendo quelle sospettate di avere legami con l’estremismo islamico e distruggendone altre. I jihadisti però non si sono fermati e solo nel mese di maggio, in diversi villaggi della provincia, hanno ucciso oltre 30 persone, spesso decapitandole con machete. «Pregate per noi», scrive ancora la missionaria. «Migliaia di persone sono sfollate, dormono all’aperto e noi ci siamo imposti un coprifuoco per migliorare la sicurezza della zona».

PETROLIO E CONTRABBANDO. I jihadisti sono sospettati di fare milioni di dollari grazie ad attività di contrabbando, bracconaggio, estrazioni minerarie illegali e trasporto di legname. A causa delle violenze l’ambasciata degli Stati Uniti ha di recente consigliato a tutti gli americani presenti nella provincia di andarsene e molte compagnie petrolifere hanno sospeso le operazioni di estrazione. Il governo, temendo che l’insurrezione islamista possa rovinare l’industria miliardaria, sta reagendo con durezza ma molti analisti temono che la chiusura di moschee possa alienare il consenso della popolazione musulmana locale, innescando un conflitto settario.

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