Caccia agli scettici, il vaccino non è obbligatorio ma tutti devono farlo

L’algoritmo che stana gli over 60 renitenti, la profilazione dei maschi ignoranti e negazionisti, l’ago puntato verso le scuole. Ora esperti e autorità pensano di salvare la loro disastrosa campagna di comunicazione con l’obbligo vaccinale

Il vaccino non è obbligatorio ma «aderire è un obbligo» per tutti i medici, gli operatori sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali che lavorino in strutture pubbliche, private, farmacie, parafarmacie, studi professionali: così il decreto Covid appena convertito in legge.

Il vaccino non è obbligatorio, ma «io penso che tutti i dipendenti pubblici che hanno a che fare direttamente con altre persone, ad esempio gli insegnanti o gli addetti agli sportelli e così via, dovrebbero essere obbligati al vaccino»: così Alessandra Zampa, responsabile della Sanità del Pd e fra i consiglieri del ministro Speranza, allargando il campo sull’obbligo vaccinale. Il tema c’è tutto. Vedo troppi sessantenni titubanti e con timori anche comprensibili ma francamente ingiustificati».

Tutti alfieri del vaccino obbligatorio

Il vaccino non è obbligatorio ma «per questo virus che è un problema di sanità pubblica ci vuole l’obbligo così come lo abbiamo avuto per il vaiolo e per la polio» (professor Sergio Abrignani, membro del Cts) e «comunque è un’opzione da valutare per il futuro, visto che dovremo fare richiami annuali» (Fabrizio Curcio, capo della Protezione civile), «ci sarà il momento in cui in Parlamento dovremo discutere di un obbligo vaccinale» (l’ex ministro Francesco Boccia).

Il vaccino non è obbligatorio ma «non ci sono ostacoli giuridici per l’obbligo vaccinale, è possibile da un punto di vista giuridico»: così Laura Palazzani, vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, «per noi, come consiglio al governo, non ci deve essere obbligo di vaccino, ma non va escluso». Non è obbligatorio ma «può darsi che si debba arrivare a questa “extrema ratio” per la popolazione visto l’interesse pubblico di queste vaccinazioni» dice il virologo Fabrizio Pregliasco.

La caccia agli over 60

Perché se il vaccino non è obbligatorio stiamo parlando di obbligo vaccinale? I «testimonial negativi», come chiama Pregliasco quel «piccolo zoccolo» di sanitari che non si volevano vaccinare sono stati sistemati dal decreto Covid. Ma oltre un milione di italiani tra i 60 e i 69 anni non risulta nemmeno prenotato sulle piattaforme vaccinali, «una forchetta che oscilla tra il 15 e il 20% in quasi tutte le regioni, con punte del 30% nel Lazio e del 46% in Sicilia» spiega il Corriere. Tanto che il governo ha pensato di stanarli con l’intelligenza artificiale.

Non è un film: l’algoritmo è stato messo a punto da Fimmg e Cittadinanzattiva grazie al consulente del ministro Walter Ricciardi, Pier Luigi Lopalco e Paolo Bonanni. Incrocia i dati e identifica i renitenti. E poi? L’infettivologo Francesco Menichetti proponeva un modello cinese all’amatriciana, ovvero «mandargli i vigili», vai a sapere una volta acciuffati che gli fai se il vaccino non è obbligatorio.

L’importante è trovare quelli che gli esperti hanno identificato come analfabeti digitali, o residenti in località remote (dove il generale Figliuolo ha promesso di inviare le unità mobili dell’esercito per portare le dosi nelle case di chi mai altrimenti si vaccinerà), o persone dai timori «francamente infondati», come dice Zampa, e «convincerli». Ma che c’azzecca con una campagna vaccinale convincente e basata sulla libertà di scelta e l’adesione volontaria (principio cardine di ogni ambito sperimentale) con la caccia porta a porta?

La profilazione dello scettico

Ce lo siamo chiesti quando Repubblica ha lanciato su Facebook il seguente identikit:

«Escludendo coloro che non possono immunizzarsi per motivi di salute, il profilo dello scettico italiano è il seguente: è uomo, ha un età compresa tra i 35 e i 49 anni, è disoccupato; ha un livello educativo mediamente basso; ha una salute molto buona e vive in aeree rurali. Ma sopratutto si informa perlopiù tramite social media. Ma non è l’unico profilo»

Così, senz’apostrofi e con i refusi, gli alfieri dell’antistereotipo usano il metodo Lombroso per stigmatizzare gli italiani che rifiutano il vaccino. Maschi, quarantenni, in buona salute, cialtroni e ignoranti: se sopra i 60 anni è d’obbligo trattare i recalcitranti con le cautele del caso e beneficio d’ignoranza, sotto i 50 non è ammessa diserzione. Chi del resto potrebbe leggendo Repubblica chiamarla esercizio della “libertà di scelta” e non “feccia populista”?

Ago puntato sulla scuola

«Al momento escludo sicuramente una legge sull’obbligatorietà del vaccino», ha assicurato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri: per lui il disincentivo esiste già e si chiama “green pass”. Eppure l’entusiasmo con cui il ministro Roberto Speranza ha annunciato la prossima approvazione da parte dell’Ema dei vaccini per i 12-15enni ha turbato non poco il mondo della scuola.

Per il ministro «vaccinare i giovani è altamente strategico ed è essenziale per la riapertura in sicurezza del prossimo anno scolastico». Essenziale? Nonostante il terrorismo degli esperti, pur con la riapertura delle scuole i contagi calano, i casi di classi isolate anche. Merito del piano vaccinale, dunque a che pro «chiedere a una generazione (non necessariamente attraverso obbligo ma con la sola pressione morale) di sottoporsi a vaccinazione non per proteggere sé stessa ma un’altra generazione, comunque già protetta con efficacia dal piano vaccinale in corso»?

I genitori scrivono al Governo

Lo scrivono i firmatari della Rete Nazionale Scuola in Presenza sollevando il pericolo di introdurre un elemento di discriminazione, libera interpretazione e contenziosi in scuole in cui, dai docenti ai bidelli, la vaccinazione resta volontaria. I firmatari chiedono al governo «qualora decidessero comunque di procedere, attraverso circolare, alla “raccomandazione” di tali vaccinazioni sui minori, di specificare nero su bianco, sul testo ufficiale, che tale vaccinazione non è obbligatoria e non può essere vincolante per l’accesso a scuola (né giustificare in alcun modo il ricorso alla Dad)».

In America la Fda ha già autorizzato la somministrazione di Pfizer tra i 12 e i 15 anni, ma secondo un’indagine del New York Times il 44 per cento dei genitori ha dichiarato che sicuramente non avrebbe vaccinato i propri figli. A meno che fosse richiesto dalle scuole. Vincolante per l’accesso a scuola, appunto.

I frutti di una campagna avvelenata

In Italia il vaccino non è obbligatorio ma il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ritiene «possibile l’avvio delle vaccinazioni anti-Covid per i ragazzi e gli studenti già da settembre, valutando eventualmente anche l’opportunità di effettuare le vaccinazioni nelle scuole stesse». Completati i vaccini agli insegnati, «arriveremo a vaccinare anche i più piccoli», ha del resto promesso il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi.

Dopo la caccia all’ultrasessantenne, il mostro scettico quarantenne sbattuto in prima pagina e l’ago puntato verso i ragazzini, non c’è posto per la libertà di scelta nella testa di autorità che sono diventate il paradossale nemico numero uno della campagna vaccinale. I vaccini sono diventati materia da pollaio mediatico, gli esperti hanno indossato i paramenti di sacerdoti che hanno pontificato su baci, ciabatte e balli a tempo. Il disastro AstraZeneca, le retromarce sui bugiardini, gli inviti a interiorizzare il lockdown e i vigili che suonano ai citofoni hanno fatto il resto. Il vaccino non è obbligatorio. Ma obbligare chi è confuso, spaventato, scettico o basito dalle intemerate liberticide ad aderire a una campagna vaccinale basata sulla libera scelta sì.

Foto Ansa