«Così l’Anpi e la sinistra hanno boicottato il mio film sulla strage partigiana di Codevigo»

Antonello Belluco, regista de “Il segreto d’Italia”, ha scritto un libro per raccontare il boicottaggio subito dal suo film

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Si intitola Il mio segreto d’Italia – testimonianza di un cinema non voluto, il libro scritto dal regista Antonello Belluco e appena pubblicato (editrice il Torchio, 18 euro), con allegato il dvd del film al centro di questo diario. Belluco racconta i retroscena e soprattutto le ostilità causate dalla realizzazione e distribuzione de Il segreto d’Italia, il film che ricostruisce una pagina oscura e censurata negli ultimi ’70 anni: le esecuzioni sommarie di centinaia di persone ad opera dei gruppi partigiani della Brigata Garibaldi, nel piccolo centro veneto di Codevigo, dal 25 aprile al giugno 1945. Nottetempo, spesso senza alcun processo – neppure sommario – vennero eliminate un numero imprecisato di persone (tra le 300 e le 600) del luogo o fatte arrivare a Codevigo dalla vicina provincia di Ravenna, nei giorni immediatamente successivi alla liberazione. Il film è stato osteggiato e fortemente criticato dall’Anpi in tutt’Italia e ha trovato molte difficoltà ad essere realizzato e distribuito nelle sale. Tuttavia, grazie al passaparola, è già stato visto da centinaia di persone a Roma, Milano, Bologna, Padova, Ancona e altre città.

FEDELE ALLA VERITA’. Pur raccontando di un massacro sepolto sotto il tappeto della memoria italiana (così bene che è stato difficile ricostruirlo con chiarezza), il Segreto ha il pregio di unire le testimonianze reali senza indugiare sull’orrore e di introdurre con sensibilità al dramma vissuto da Codevigo. Nel libro, Belluco racconta come la prima difficoltà – dovuta proprio alla violenza degli eventi – sia stata quella dello stesso paese e dei suoi testimoni a ricordare i fatti che avevano vissuto direttamente, o che avevano sentito nei racconti dei loro padri. Ma c’è sempre stata una forte motivazione umana nel regista a raccontare questa vicenda: non tanto di natura politica, dato che Belluco precisa con chiarezza di non sentirsi appartenente ad alcun partito, né di destra né di sinistra, quanto personale, visto che il regista discende da profughi istriani, che vissero una tragedia dimenticata analoga a quella di Codevigo.
Il mio segreto d'Italia«Mi ha sempre dato fastidio essere inquadrato come un “revisionista” – scrive il regista –. Mi è stato più volte eccepito che non aveva senso andare a rivangare situazioni di disagio umano, vecchi rancori sopiti dal tempo, delitti nascosti e dimenticati. Ma essere fedeli alla verità non vuol dire anche rischiare tutto questo? Più ancora: una vita tranquilla vale il tradimento sistematico della verità? Penso ai libri di scuola, quelli delle medie inferiori, quelli delle superiori. Quando mai si è parlato delle Foibe? Quanto si è parlato della Resistenza come solo esempio di un fatto eroico senza raccontare i dettagli anche più cruenti e disdicevoli della stessa e di cosa sia accaduto dopo la deposizione delle armi». Belluco confida inoltre che nella realizzazione del film lo ha aiutato moltissimo la sua formazione cristiana: «Non c’è regime prodotto dall’uomo, capitalistico, socialista o altro esso sia, in grado di porre al centro dell’esistenza di ognuno la libertà, quella libertà che solo Cristo, con la sua Parola, ha saputo definire ed esaltare», scrive, spiegando che è così che ha avuto la libertà di andare controcorrente anche nel mondo del cinema.

«IL CINEMA È UN MONDO DI SINISTRA». Belluco racconta qual è l’ambiente in cui si è trovato a lavorare: «L’argomento poteva non essere di particolare interesse, visto che il mondo del cinema italiano è sempre stato gestito dalla sinistra con argomenti cari alla sinistra; tutto ciò col beneplacito della politica». La sceneggiatura del film è nata dal rapporto di amicizia con un ex sindaco di Codevigo, lui sì di sinistra, parente di una delle vittime dell’eccidio del ’45, Farinacci Fontana, che è infatti al centro della pellicola: ma, a parte questo rapporto di amicizia, Belluco racconta di aver incontrato ben poche sponde di dialogo. Si sorprende perciò quando inizialmente si candida a produttore del Segreto un noto produttore, “maoista”, convinto che dopo il successo editoriale del Sangue dei vinti, il libro di Giampaolo Pansa, anche questo film potrà avere una buona accoglienza nelle sale. Poco prima delle riprese però, a sorpresa, il produttore si sfila, facendo perdere al film anche i finanziamenti della Veneto Film commission e del ministero dei Beni culturali. Belluco racconta che il film rischia di saltare, quando un imprenditore – non appartenente ai partiti politici di destra –, appresa la notizia, decide di investirvi di tasca propria coprendo una parte delle spese. Per la restante parte, è lo stesso Belluco a decidere di auto-prodursi. La successiva difficoltà è quella di trovare attori che partecipino. Alla fine il regista decide «di mettere in piedi un cast con attori da neorealismo», puntando più che sui nomi noti su una squadra che abbia interesse a fare un buon lavoro con lui: solo Romina Power, tra i personaggi vip, acconsente con entusiasmo a partecipare alle riprese.

LA “CENSURA” DELL’ANPI. Ma ancor prima che le riprese comincino nel giugno del 2013, l’Anpi si fa sentire. Ricorda Belluco: «Già nel 2011 ricevemmo due raccomandate dall’avvocato Emilio Ricci in nome e per conto di Carlo Boldrini, figlio di Arrigo, il comandante della 28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini” presente a Codevigo nel 1945. Il Dott. Carlo Boldrini desiderava leggere la sceneggiaturadel film che avrei diretto perché voleva avere la certezza che fosse tutelata la figura del padre Arrigo. Arrigo Boldrini, chiamato Bulow, fu presidente nazionale dell’Anpi dalla sua fondazione. Rimase in carica sino al febbraio del 2006».
Belluco ritiene che l’Anpi non abbia comunque diritto di parola sul suo lavoro artistico, ma nel luglio 2013 riceve una terza raccomandata dal solito avvocato, che ribadisce le pretese dell’associazione, nemmeno fosse un’associazione di storici: «L’Anpi quale associazione con lo scopo di valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo alla causa della libertà portato dai partigiani e dagli antifascisti, ha evidente interesse a conoscere i contenuti della trama e della sceneggiatura al fine di verificare la corretta descrizione dei profili e di evitare eventuali distorsioni nella narrazione dei fatti». E quando nel dicembre 2014 il film giunge finalmente alla prima proiezione, l’associazione dei partigiani torna a farsi sentire, criticando aspramente il film, ritenuto “brutto”. Quando Belluco nei mesi successivi si rivolge alle sale cinematografiche per distribuire la pellicola non ottiene risposte, oppure se ottiene la proiezione in sala, quest’ultima viene sempre fatta passare in sordina, senza alcuna pubblicità.

PASSAPAROLA E SUCCESSO. Tuttavia Il Segreto ha evidentemente catturato l’interesse del pubblico: «Il trailer, caricato on-line, ottenne, in mezza giornata, quindicimila visualizzazioni. Fu veramente un bell’impatto. L’accoglienza fu calorosa. Le condivisioni si susseguirono in modo incredibile. Iniziammo ad avere contatti da tutta Italia che volevano sapere dove sarebbe stato proiettato, in quali città, in quali cinema. Una frenesia inaspettata» racconta Belluco. E questo interesse a conoscere meglio i fatti di settant’anni fa ancora non si spegne: «Molte scuole stanno richiedendo il dvd perché l’insegnamento della storia possa cambiare e aggiungere alle altre quelle pagine scarne su una storia mai raccontata. Ricevo migliaia di lettere, mail, messaggi, telefonate. Vogliono il film dal Sud al Nord della penisola».