Cosa si aspetta il governo da Greco, nuovo capo della procura più spinosa

Articolo tratto dal numero di Tempi inĀ edicolaĀ (vai alla pagina degli abbonamenti)
Che Francesco Greco, procuratore aggiunto a Milano e da sempre in corsa per il vertice dellāufficio giudiziario, fosse uno dei candidati favoriti per diventare il successore di Edmondo Bruti Liberati, era stato evidente da subito: da quando Bruti si era messo in pensione, il 16 novembre 2015, aprendo ufficialmente la corsa alla sua poltrona. Che il 30 maggio scorso Greco avrebbe sicuramente ottenuto quella nomina dal Consiglio superiore della magistratura, invece, ĆØ stato evidente dalle 15 di quel giorno, unāora prima che iniziasse la riunione del plenum del Csm: quando Giovanni Melillo, capo di gabinetto del ministro della Giustizia e uno degli altri due concorrenti residui, ha annunciato la revoca della candidatura.
Sostengono i maligni che il via libera a Greco, in realtà , sia arrivato dal ministro Andrea Orlando, e che sia stato il guardasigilli a chiedere a Melillo di fare un passo indietro. Melillo, va detto esplicitamente, respinge la tesi con forza: «Una falsità », dice, «nessuno mi ha chiesto nulla». E allora perché si è ritirato? «Quando uno capisce che sta per andare a uno scontro capace di spezzare in due il Csm», risponde Melillo, «si ritira, quantomeno per rispetto delle istituzioni».
Il duello tra i due candidati apparentemente più forti stava comunque favorendo lāascesa del classico terzo litigante: Alberto Nobili, giĆ procuratore aggiunto milanese, considerato un āconservatoreā. Non nel senso politico del termine, o perchĆ© aderente alla corrente di Magistratura indipendente, bensƬ in senso tecnico: Nobili infatti passa per ārigoristaā, e la rigiditĆ (si sa) non piace allāattuale vertice del Pd, nĆ© al premier Matteo Renzi che ĆØ lāinventore del Partito della nazione, la cui cifra ĆØ lo sprint verbale e lāelasticitĆ .
Non che Greco possa essere considerato assai āflessibileā, professionalmente. Ma Nobili impensieriva molto di più il governo in quanto di certo meno propenso al dialogo e meno garante di continuitĆ nella gestione della procura più importante e delicata dāItalia. Nobili non avrebbe mai fatto, per esempio, quel che nel maggio 2015 era stato stabilito sotto Bruti: una āmoratoriaā nelle indagini sullāExpo 2015. Iniziativa per la quale Renzi lo scorso agosto ha pubblicamente ringraziato Bruti con queste parole: Ā«LāExpo si ĆØ fatto grazie a un lavoro istituzionale eccezionale, grazie al prefetto e alla procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilitĆ istituzionaleĀ».
Ecco, ora il governo dalla procura di Milano si aspetta probabilmente unāuguale Ā«sensibilitĆ istituzionaleĀ». Si vedrĆ se Greco garantirĆ lāauspicata continuitĆ . Di certo, il nuovo procuratore ĆØ sempre stato molto legato a Bruti. E non soltanto per contiguitĆ di corrente (i due sono rispettivamente esponenti di Area e di Magistratura democratica, entrambe di sinistra). Da procuratore aggiunto e capo del pool reati finanziari, Greco ha preso parte molto attiva nella āguerraā che nel 2014-15 ha trasformato in trincea i corridoi al quarto piano del tribunale: con unāaudizione al Csm si era rivelato come uno degli avversari più tignosi di Alfredo Robledo, lāex procuratore aggiunto che in quel periodo accusava di parzialitĆ e abusi vari Bruti Liberati (e poi ĆØ stato censurato e trasferito per incompatibilitĆ ambientale a Torino). In quel periodo travagliato, Greco aveva anche ispirato e firmato il āmanifestoā dei 62 pubblici ministeri milanesi favorevoli a Bruti.
Una gioventù da extraparlamentare di sinistra, una maturitĆ spesa dietro a tutte le più importanti inchieste finanziarie dāItalia, stando ai giornali Greco ĆØ sempre stato in corsa per qualche nomina e pronto a dialogare con la politica. Lāultima gara lāaveva ingaggiata (e persa) nel 2014, per sostituire Attilio Befera al vertice dellāAgenzia delle entrate. Del resto, Greco dal febbraio di quello stesso anno ĆØ stato consulente del governo sul ādossier Svizzeraā per il rimpatrio dei capitali.
Foto Ansa
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