Copiare l’austerità tedesca non salverà l’economia dal crollo delle Borse

La giornata borsistica di ieri ha visto Piazza Affari cambiare tre volte il trend: prima una ripresa rispetto al tracollo di martedì, poi uno scivolone verso il segno meno e infine una chiusura timidamente positiva all’1,6 per cento. La volatilità sembra essere ormai la caratteristica principale dei mercati, lontani dalla tanto desiderata stabilità. Ecco perché.

Nel giro di tre ore la Borsa di Milano è riuscita a cambiare tre volte il trend. La giornata di ieri è cominciata con un timido rimbalzo rispetto al tracollo di martedì. Poco dopo però ha prevalso il segno meno che si è riconvertito successivamente e ha superato il 2 per cento chiudendo poi a più 1,6 per cento. La volatilità è la caratteristica principale in contrasto a una ormai lontana e desiderata stabilità. Non è quindi semplice analizzare la situazione attuale e soprattutto non la si può sintetizzare puntando il dito verso «i soliti attacchi speculativi». Di sicuro c’è chi nei mercati, grazie all’eliminazione del divieto di short selling (vendite allo scoperto), sta vendendo oggi per comprare meglio domani, ma bisogna prendere in considerazione più elementi.

La nostra economia reale fatica a crescere, anzi decresce, e il debito pubblico rapportato al Pil fornisce un pessimo indicatore per l’economia nazionale: un indicatore al 120 per cento che dovrà scendere in pochi anni al 60 per cento. Lo spread è una sorta di termometro che fornisce un dato di stabilità rispetto alla Germania, ritenuto il paese più sicuro dell’area euro. Lo spread misura la differenza tra due grandezze dinamiche, e se i rendimenti dei Bund diminuiscono e i Btp aumentano, l’effetto è amplificato. Questo è ciò che sta accadendo.

I Bund decennali tedeschi sono stati collocati nell’asta di ieri al loro minimo storico: 1,75 per cento. Nello stesso giorno il Dipartimento del Tesoro ha collocato sul mercato 11 miliardi di Bot al 2,85 per cento, un rendimento doppio rispetto ai risultati delle ultime aste, ma più congruo con la situazione attuale. Sono attesi per oggi i risultati delle aste dei titoli di medio-lungo periodo. Se il termometro sale un motivo c’è, ed è rilevabile dentro e fuori il nostro Paese. La causa esogena è nell’area euro: da quando è stato definito il firewall a 740 miliardi di euro anziché di 1.000 miliardi come suggerito dall’Ocse, i mercati hanno invertito il trend iniziato a gennaio e hanno bruciato i capitali guadagnati in tre mesi: il Ftse Mib nel ribasso di inizio anno misurava 14,402, il valore di chiusura dopo il crollo di martedì 10 aprile è stato di 14.459.

La soluzione approvata dai ministri europei sul firewall non lascia tranquilli gli analisti finanziari, che non vedono nell’austerità tedesca la soluzione dei tanti problemi dell’area euro. Ne è convinto anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Piero Giarda: per il professore della Cattolica la medicina è la tassazione. Giarda ribadisce che non verranno attuati piani di taglio alle imposte mettendo il sigillo su una politica di austerità per le imprese e le famiglie italiane. Non proprio una soluzione volta allo sviluppo economico come auspicava pochi giorni fa il ministro Corrado Passera.

Twitter: @giardser