Conte ci considera suoi sudditi

Dall’economia alla scuola, questa maggioranza ha una sola ossessione: statalizzare tutto, persino il pensiero con il ddl Zan

Conte

Caro direttore, all’inizio di agosto, Angelo Panebianco, con la solita lucidità, pubblicava sul Corriere un articolo intitolato “Il partito del debito di Stato”. Articolo perfetto, che poteva anche essere intitolato “Il partito dello statalismo”. E, purtroppo, questo governo, litigioso e inconcludente su tutto, su una cosa pare essere d’accordo: statalizzare il più possibile. Su questa tendenza sono d’accordo gli ex e gli attuali comunisti, i molti catto-comunisti e quei numerosi “grillini” che cambiano idea su tutto, ma non sull’incentivare l’intervento dello Stato; secondo il paradossale e perenne atteggiamento dei giacobini, che a parole si dicono liberali, ma che nei fatti impongono il volere ed il potere dello Stato.

Questa tendenza appare clamorosa in economia. Questa maggioranza ha statalizzato, con un notevolissimo impegno economico, la compagnia aerea, che in qualunque altro Stato sarebbe stata dichiarata fallita; si poteva seguire l’esempio della Svizzera, che ha lasciato fallire la compagnia di bandiera precedente, per poi riprendere i voli pochi giorni dopo con un’altra compagine. Il governo, poi, sta statalizzando la società autostrade, anche se questi principianti non ci hanno ancora fatto capire come. La direzione molto chiara è quella di statalizzare l’ex Ilva, mentre si parla con sempre maggiore insistenza di statalizzare di fatto anche la Tim. In economia, quindi, appena si può si statalizza, dimenticando quanto male ha fatto questa prassi al nostro Paese, in passato.

Ma ci sono aspetti ancora più gravi. Le vicende legate al coronavirus hanno messo in luce la tendenza governativa a far coincidere l’educazione e l’istruzione dei giovani con la sola scuola “statale”, senza prendere in considerazione che esistono altre scuole “pubbliche”, che sono costituite dalle “paritarie”. L’attuale ministra non riesce neppure a concepire di collaborare con le scuole non statali, anche quando sono evidenti le carenze di una scuola di Stato che pretende di regolare allo stesso modo addirittura la forma dei banchi da Bolzano a Palermo (copywriter Robi Ronza). Questa gigantesca macchina centralista non ce la fa più, ma pretende di andare avanti imperterrita, senza tenere conto delle reali esigenze della famiglia e degli studenti. In questo non aiutano i sindacati, solo preoccupati di “sedersi al tavolo” avendo l’unica preoccupazione di “governare” il personale. E così ministra e sindacati si boicottano a vicenda, il che è fatale quando la macchina “statalista” diventa troppo invadente, strozzando ogni altra libera alternativa.

Ma, se possibile, c’è ancora di peggio. Questa maggioranza vuole addirittura statalizzare il pensiero, quello che dovrebbe essere libero secondo l’articolo 21 della nostra Costituzione. Esempio clamoroso e inquietante di questa tendenza è il Ddl Zan, sostenuto ossessivamente da tutti i componenti del Governo, con il quale si vorrebbe imporre, appunto, un unico pensiero in tema di tendenze sessuali, il pensiero del mondo Lgbt. Se dovesse passare questa legge, sarà penalmente proibito dire che per l’educazione armonica di un bambino è necessaria la presenza di un padre e di una madre o che costituisce sfruttamento delle donne la maternità per conto terzi. Si tratterà, insomma, di una vera e propria legge fascista, che impone a tutti un certo pensiero. Stupisce che i cattocomunismi presenti nella maggioranza non si accorgano di quanto sia grave tutto ciò e che un partito che si autodefinisce “democratico” stia per votare una legge tecnicamente fascista.

Purtroppo, questa mentalità statalista si sta insinuando anche nella testa inconscia di chi ci governa. Basti vedere come affrontano l’attuale emergenza, usando uno strumento, il Dpcm, che si pone chiaramente fuori dalla costituzione, come confermano autorevolissimi costituzionalisti; e ponendo sotto “segreto” dati “scientifici” che segreti non devono rimanere, perché i cittadini li devono conoscere per sapersi meglio regolare. Ma, evidentemente, Conte&Co non ci considerano più cittadini: ci vorrebbero sudditi.

Ma devono sapere che non siamo sudditi.

Peppino Zola

Foto Ansa