Inizia la Climate Week. Pronti a sentire le solite promesse irrealizzabili e costose?

Di Bjørn Lomborg
22 Settembre 2025
Leader e influencer ossessionati dal clima si incontrano a New York per l'ennesimo summit in cui decideranno di buttare altri trilioni di dollari in misure inutili. Ma il modo per spenderne meno e meglio c'è
climate week new york
Un cartello mostrato da un attivista durante uno sciopero per il clima a New York, il 9 settembre 2024 (foto Ansa)

Mentre leader e influencer da tutto il mondo si riuniscono da oggi a New York per l’Assemblea generale dell’Onu e la Climate Week, due visioni inconciliabili stanno per scontrarsi: da una parte le élite dei paesi ricchi, ossessionate dal cambiamento climatico, dall’altra i paesi in via di sviluppo, impegnati a combattere povertà, fame e malattie. Purtroppo, anche centinaia di trilioni di dollari spesi nelle politiche climatiche tradizionali riuscirebbero a produrre benefici minimi, mentre pochi miliardi destinati a interventi semplici e già collaudati potrebbero trasformare vite, ridurre la povertà, promuovere la salute e rafforzare la resilienza. Questo divario spiega perché gran parte del mondo percepisca spesso le élite benestanti come scollegate dalla realtà.

La Climate Week e i fallimenti de summit passati

Gli attivisti del clima affolleranno New York, ignorando decenni di vertici fallimentari. Dall’Earth Summit di Rio del 1992, la quota di energia rinnovabile sul totale mondiale è aumentata appena di due punti percentuali, dal 12 al 14 per cento, nonostante oltre 14 trilioni di dollari spesi soprattutto in sussidi. Ai ritmi attuali ci vorranno quattro secoli per arrivare a un sistema interamente rinnovabile. L’Emissions Gap Report 2024 dell’Onu mostra che, anche se tutte le promesse incondizionate venissero rispettate, nel 2030 le emissioni sarebbero comunque circa il 19 per cento più alte rispetto ai livelli del 2019. Eppure, a New York assisteremo a grandi proclami per impegni ancora più costosi e onerosi, senza badare né al peso economico né al loro impatto minimo.

Lo scorso anno il mondo ha speso oltre 2 trilioni di dollari in politiche climatiche. Raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 costerà, per l’intero secolo, una cifra insostenibile: 27 trilioni di dollari all’anno. Ciò soffocherà la crescita, farà schizzare i costi dell’energia e colpirà soprattutto i poveri, ottenendo in cambio un ritorno irrisorio: 17 centesimi per ogni dollaro speso.

Salvare milioni di vite spendendo molti meno soldi

Intanto, con “appena” alcuni miliardi di dollari si potrebbero salvare milioni di vite. Non c’è nessuna scintillante “Settimana della cura materna e neonatale” a New York capace di attirare celebrità, eppure ogni anno muoiono 260.000 madri e 2,3 milioni di neonati. Interventi semplici — come la rianimazione neonatale per l’asfissia da parto, che costa 5 dollari — potrebbero evitare 166.000 morti materne e 1,2 milioni di morti infantili con una spesa di 2,1 miliardi di dollari. Ogni dollaro investito genererebbe benefici sociali per 87. È un uso delle risorse 600 volte più efficace delle politiche di neutralità carbonica.

E le possibilità non finiscono qui. Con 1,7 miliardi di dollari si potrebbero estendere i vaccini pediatrici, salvando ogni anno 500.000 bambini e generando un ritorno di 100 dollari per ogni dollaro speso. Con 1,1 miliardi si potrebbe combattere la malaria, evitando 200.000 morti e restituendo 48 dollari di beneficio per ogni dollaro investito. E con 5,5 miliardi destinati alla ricerca agricola si potrebbero aumentare i raccolti del 10 per cento, riducendo la fame per 100 milioni di persone e trasformando il loro futuro.

Il confronto con le politiche climatiche è impietoso: costi enormi e rendimenti ridicoli. Le promesse di neutralità carbonica rischiano di divorare interi bilanci nazionali. Se — come è probabile — solo i paesi ricchi dovessero rispettarle, il costo annuo per persona oscillerebbe tra i 5.000 e i 20.000 dollari. Una spesa insostenibile e poco credibile. Eppure, l’impatto sarebbe minimo: secondo il modello climatico dell’Onu, la differenza tra le attuali politiche dei paesi ricchi e la neutralità carbonica al 2050 sarebbe impercettibile nel 2050 e, persino nel 2100, ridurrebbe la temperatura globale solo di 0,1 °C. Questo perché la maggior parte delle emissioni future arriverà da Cina, India e Africa, che comprensibilmente danno priorità all’eliminazione della povertà attraverso energia a basso costo.

La fine del mondo non è vicina

Gli attivisti climatici sostengono che la fine del mondo sia vicina. In realtà, meta-analisi di economisti del clima mostrano che un riscaldamento non mitigato ridurrebbe il Pil globale del 2-3 per cento entro metà secolo: molto lontano dall’Armageddon.

La soluzione al cambiamento climatico non è rendere l’energia sempre più costosa e inaffidabile, ma puntare sull’innovazione. Il mondo deve aumentare gli investimenti nella ricerca sull’energia verde, oggi troppo bassi. Questa spesa sarà molto più sostenibile delle politiche attuali e accelererà scoperte che renderanno l’energia pulita più conveniente dei combustibili fossili, permettendo la transizione a tutti, non solo alle élite benestanti.

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Aumentare redditi e opportunità per i paesi poveri non è solo un bene in sé — significa più nutrizione, più salute, meno sofferenza — ma li rende anche meno vulnerabili e più resilienti di fronte alle sfide climatiche.

Il copione fallimentare della Climate Week e le vere priorità

La scelta globale fondamentale è se concentrare prima gli sforzi sulle politiche più efficaci per affrontare i problemi più urgenti di malattia, fame e povertà, oppure sulle preoccupazioni climatiche dei paesi ricchi. La Climate Week ripeterà lo stesso copione fallimentare. Eppure, una minuscola frazione dei trilioni sprecati per il clima potrebbe essere usata in modo intelligente per combattere i nemici più letali dell’umanità. I paesi in via di sviluppo non possono aspettare i teatrini del mondo ricco: hanno bisogno di energia, cibo e salute adesso.

Dopo trent’anni in cui la questione climatica ha oscurato tutte le altre sfide globali, è tempo di cambiare rotta. I poveri del pianeta hanno bisogno di miliardi per salute, nutrizione e crescita, non di trilioni per gesti inefficaci. Purtroppo, alla Climate Week lo spettacolo di obiettivi irraggiungibili continuerà a soffocare tutto il resto.

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