Non fatevi terrorizzare dalla narrazione allarmista sui morti per il caldo

Di Bjørn Lomborg
16 Luglio 2025
Il freddo fa molte più vittime e il riscaldamento globale paradossalmente sta salvando vite. Il solito catastrofismo estivo serve solo a promuovere politiche climatiche sbagliate
Ondata di caldo in Germani, estate 2025
Foto Ansa

In tutta Europa e negli Stati Uniti, i media lanciano allarmi sui pericoli legati alle temperature elevate. È l’inizio di una routine che si ripete ogni anno: sarete sommersi da notizie allarmistiche su bolle di calore, morti per il caldo e ondate di caldo, a riprova dell’urgenza di agire per il clima. Ma proprio come ogni altra estate, questa narrazione vi racconterà soltanto un frammento fuorviante della storia.

Gli effetti delle ondate di calore sono marcati e immediatamente visibili, il che significa che sono fotogenici e si guadagnano facilmente l’attenzione dei media. Il caldo uccide nel giro di pochi giorni dall’aumento delle temperature, perché altera rapidamente l’equilibrio elettrolitico nelle persone più deboli, che spesso sono le più anziane. Sono morti tragiche e spesso prevenibili, e ne sentiamo parlare ogni estate. Raramente, però, i media si occupano delle vittime causate dal freddo. Il freddo, al contrario, uccide lentamente, spesso nel giro di mesi. Quando le temperature si abbassano, l’organismo restringe i vasi sanguigni periferici per conservare calore, aumentando la pressione del sangue. L’ipertensione è la principale causa di morte al mondo, responsabile del 19 per cento di tutti i decessi.

La verità è che le morti per il freddo superano di gran lunga le morti per il caldo. Lo studio più esaustivo condotto da Lancet mostra che mentre il caldo uccide a livello globale quasi mezzo milione di persone ogni anno, il freddo ne uccide più di 4,5 milioni, ossia nove volte tanto. Paradossalmente, però, a livello globale i media scrivono sulle ondate di caldo nove volte di più che sulle ondate di freddo.

Dobbiamo sapere che il freddo uccide molto più del caldo in tutti i continenti e nella maggior parte dei paesi. Gli Stati Uniti registrano oltre 80 mila morti per freddo ogni anno, che superano largamente le 8 mila morti per caldo. In America Latina e in Europa, le vittime del freddo sono il quadruplo di quelle del caldo, e in Africa le morti per freddo sono addirittura 46 volte più frequenti di quelle per caldo. Anche in India, dove i media occidentali quest’anno si sono già fissati sul caldo estremo, il numero dei decessi causati dal freddo è 7 volte più grande di quello di morti per caldo.

Davvero il riscaldamento globale genera più ondate di calore, cosa che fa aumentare il rischio che più persone muoiano a causa del caldo. È anche vero tuttavia che riduce le ondate di freddo, cosa che comporta meno morti per il freddo. Lo studio di Lancet conclude che negli ultimi due decenni l’incremento delle temperature ha causato 116 mila morti in più all’anno per il caldo, ma 283 mila morti in meno per il freddo. Il risultato netto è un calo delle morti legate alle temperature di 166 mila unità ogni anno. È assurdo che questo dato non venga quasi mai riportato.

Ovviamente con l’aumento della temperatura questo equilibrio si sposterà. Ma una ricerca pressoché globale pubblicata su Nature indica che, prendendo in considerazione esclusivamente l’impatto dei cambiamenti climatici, il numero totale di morti per caldo e freddo rimarrà inferiore all’attuale fino a un incremento della temperatura di quasi 3 gradi centigradi, che è più dell’aumento previsto a oggi per la fine di questo secolo.

Uno dei modi più ovvi per rinfrescare la popolazione è una progettazione urbana economica ed efficace: piantare più alberi, moltiplicare gli spazi verdi e dipingere di bianco i tetti e le strade per renderli più riflettenti. Uno studio su Londra dimostra che questo potrebbe ridurre le temperature delle ondate di calore anche di 8 gradi. Una ricerca uscita su Nature dimostra che l’adozione di tetti e pavimentazioni freschi su scala larga e globale costerebbe in questo secolo circa 1.200 miliardi di dollari, ma eviterebbe danni climatici per un valore quasi quindici volte superiore.

Il modo in assoluto migliore per ridurre sia i morti per il caldo che quelli per il freddo è garantire accesso all’energia a costi ridotti. L’energia a prezzi accessibili consente alle persone di utilizzare l’aria condizionata durante le ondate di calore e il riscaldamento durante i picchi di freddo. Negli Stati Uniti, i decessi causati dal caldo si sono dimezzati dal 1960, in gran parte grazie al condizionamento dell’aria, e questo nonostante l’aumento del numero di giorni caldi. Il riscaldamento a prezzi accessibili, reso possibile dal calo dei prezzi del gas naturale grazie al fracking, oggi salva secondo le stime 12.500 vite ogni inverno.

Il grande problema è che le politiche climatiche danno priorità al taglio delle emissioni di CO₂ rispetto all’accessibilità energetica. I provvedimenti che aumentano i costi dell’energia rendono più difficile per le persone permettersi il riscaldamento e il raffreddamento, cosa che può comportare più morti, soprattutto tra i poveri e i vulnerabili. Gli ultimi dati dell’Agenzia internazionale per l’energia relativi a 70 paesi mostrano dal 2023 una chiara correlazione tra un maggiore utilizzo di energia solare ed eolica e l’aumento dei prezzi medi dell’energia per le famiglie e le imprese.

I paesi che nelle politiche climatiche promuovono la linea delle zero emissioni e delle tasse sui combustibili fossili, come la Germania, hanno visto i costi energetici impennarsi. A gennaio i consumatori residenti a Berlino hanno pagato 40,4 centesimi di euro per un kilowattora di elettricità, molto al di sopra perfino del costo medio, già relativamente alto, che si registra nell’Unione Europea, pari a 25,5 centesimi. Tre tedeschi su quattro si dicono preoccupati di non potersi permettere i costi elevati della transizione ecologica del loro paese, e secondo un sondaggio condotto dal gruppo energetico svedese Vattenfall, quasi il 60 per cento preferisce patire il freddo piuttosto che accendere il riscaldamento. Un nuovo studio dimostra che i tedeschi che vivono in condizioni di povertà energetica hanno il 18 per cento di probabilità in meno di godere di buona salute.

Il cambiamento climatico è un problema reale, ma la tendenza dei media a ridurre questo problema complesso al racconto sensazionalistico delle morti per il caldo è fuorviante e non serve a nulla. Abbiamo bisogno di politiche che diano priorità al benessere delle persone, garantendo energia a prezzi accessibili per il riscaldamento e il raffreddamento, oltre che all’adattamento. Per affrontare il riscaldamento globale in ottica di lungo periodo dobbiamo anche investire nell’innovazione in ambito energetico per rendere più economica e affidabile nel tempo l’energia green, invece che imporre onerosi obblighi.

Gli attivisti climatici che sostengono che tenere conto dei morti per il freddo rischia di far passare in secondo piano l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico, stanno semplicemente suggerendo che dovremmo rimanere male informati per seguire l’agenda climatica che piace a loro.

Le morti causate dal freddo superano quelle causate dal caldo in un rapporto di nove a uno, e oggi il riscaldamento globale sta riducendo il numero totale dei decessi legati alle temperature. Il fatto che i media si concentrino molto di più (nove a uno) sulle morti per caldo distorce la nostra comprensione e porta a promuove politiche climatiche inefficaci e dannose.

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