Cina. Il partito comunista impone di cantare a Messa l’inno nazionale

Secondo una nuova notifica inviata dal governo alle diocesi dell’Henan, dovranno anche essere schedati i fedeli: «Vogliono individuare i poveri per togliere i sussidi a chi non rinnega la fede»

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Non si ferma la persecuzione dei cattolici nella provincia dell’Henan, in Cina. Dopo aver demolito chiese, chiuso asili di proprietà delle diverse congregazioni, impedito ai minori di 18 anni di entrare in chiesa e di partecipare al catechismo, i funzionari del partito comunista hanno cominciato a fare nuove richieste ai fedeli e ai sacerdoti della Chiesa ufficiale (vedi il numero di Tempi di giugno).

 SCHEDARE I FEDELI. Come dichiarato a Ucannews da un sacerdote della diocesi di Luoyang, e confermato anche da parroci di altre diocesi, l’1 luglio è stata inviata una notifica dalle autorità municipali con l’ordine di schedare i fedeli, in particolare quelli provenienti da famiglie povere. Il prete si è rifiutato, temendo che l’obiettivo del governo sia togliere il sussidio agli indigenti che non rinnegano la fede cattolica. «È una richiesta del tutto irragionevole», spiega. «Ho il fondato timore che il vero scopo sia cancellare il sussidio ai poveri della diocesi. Non so che cosa potremo fare, decideremo dopo l’arrivo della squadra di ispezione».

CANTARE L’INNO A MESSA. Oltre a indicare il numero dei fedeli che frequentano la chiesa e il loro background, ai sacerdoti è stato chiesto di informare le autorità ogni volta che un minore frequenta le strutture ecclesiastiche, fornire e affiggere in vista la lista di tutti i preti presenti nelle parrocchie, per verificare che abbiano il permesso di predicare dal pulpito, esporre di fianco all’altare la bandiera della Cina e cantare l’inno nazionale durante la Messa, infine aggiornare il personale religioso dei nuovi regolamenti entrati in vigore a febbraio.

«LINEA ROSSA». Nella notifica si informavano i sacerdoti che verranno effettuate da parte di squadre di sorveglianza visite a sorpresa nelle diverse parrocchie per verificare che la legge venga rispettata. Le chiese che non applicano integralmente i regolamenti saranno chiuse, come già avvenuto in diversi casi. Come ricordava una circolare provinciale di aprile, se prima le indicazioni erano solo un problema di «educazione e propaganda, ora si tratta di una linea rossa fondamentale da prendere sul serio».

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