Cina, debiti a rischio: «Arriva l’inverno finanziario»

I debiti a rischio nel solo settore delle imprese ammontano a 3 mila miliardi di dollari. «Difficile essere ottimisti»

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Come risponde il Financial Times alla domanda da un milione di dollari circa quale sarà la miccia della prossima crisi finanziaria globale? Dipende dal commentatore al quale è affidata la risposta. Non più tardi del novembre scorso Michele Wucker, analista di politica internazionale, puntava il dito contro le avventate politiche fiscali di Donald Trump e contrapponeva ad esse i prudenti provvedimenti della Cina, volti a sgonfiare le varie bolle speculative che si erano formate nella sua economia per evitare che scoppiassero con effetti catastrofici per sé e per l’economia mondiale. 

Credit crunch

Mercoledì scorso però il giornale della City di Londra è tornato a concentrare i riflettori sulla Cina per la penna della sua esperta di finanza internazionale, Henny Sender. La quale, attirando l’attenzione sulle stime della società di gestione finanziaria Clearwater Capital con sede ad Hong Kong, ha informato che in Cina i debiti a rischio nel solo settore delle imprese ammontano a 3 mila miliardi di dollari. Ad aumentare i rischi di insolvenza sono proprio le politiche di contenimento dell’espansione del debito che il governo cinese ha praticato l’anno scorso: politiche di credit crunch che combinano innalzamento dei tassi di interesse, provvedimenti contro l’occultamento dei crediti inesigibili nei bilanci della banche, progressiva eliminazione del “mercato grigio” del credito formato da società fiduciarie, gestori di fondi e società di servizi finanziari. 

Un po’ di numeri

Il risultato è stato che l’anno scorso la crescita del credito alle imprese è stata inferiore alla crescita del Pil e che un numero significativo di imprese ha dichiarato default sui pagamenti di rate di debito e di rimborsi di obbligazioni. A metà del novembre scorso erano 22 le imprese private che non erano state in grado di rimborsare l’equivalente di 5,4 miliardi dollari di obbligazioni, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando le imprese erano state solo 9 e l’equivalente in miliardi di dollari non rimborsati 1,4. 

«Difficile essere ottimisti»

All’inizio di quest’anno la Banca popolare di Cina (la Banca centrale) ha leggermente allentato la politica di credit crunch, consentendo alle banche di abbassare la quota di riserve che una banca deve avere. La Sender però non è ottimista: «Senza un solido sostegno da parte del mercato finanziario parallelo in via di contrazione, al quale normalmente le imprese private si rivolgono per un aiuto a rifinanziare prestiti e obbligazioni giunte a maturità, è difficile essere ottimisti. Inoltre, in aggiunta a obbligazioni per un valore di 41,5 miliardi di dollari che giungeranno a maturità quest’anno, ce ne sono altri per un valore di 42 miliardi che diventeranno esigibili».

Arriva l'”inverno finanziario”

Le sirene d’allarme sullo stato delle finanze mondiali suonano da un pezzo. Nell’aprile dello scorso anno il Fondo monetario Internazionale (Fmi) aveva avvertito che il debito a livello mondiale aveva raggiunto la cifra record di 164 mila miliardi di dollari, pari al 225 per cento del Pil mondiale; nel settembre scorso su Money Week Albert Edwards, analista di SocGen, prevedeva l’arrivo di un “inverno finanziario”; in maggio George F. Will sul Washington Post aveva scritto del “gigantesco suono di risucchio della spirale del debito”; in ottobre Ray Dalio fondatore di Bridgewater Associates ha formulato nel suo libro Big Debt Crisis la sua profezia di un’imminente nuova crisi del debito entro i prossimi due anni. Queste previsioni sono formulate guardando piuttosto il mercato americano.

Foto Ansa

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •