Centrafrica. La strategia di colpire i sacerdoti e il sacrificio di padre Gbagoua

Si fanno sempre più frequenti gli omicidi di preti nel paese martoriato dagli scontri tra milizie. L’obiettivo dei gruppi islamisti è dividere la popolazione su base settaria per impadronirsi più facilmente delle risorse

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Padre Firmin Gbagoua si trovava nel presbiterio della cattedrale di San Giuseppe di Bambari, in Centrafrica, quando un gruppo di miliziani ha fatto irruzione nella chiesa alle sette di sera del 29 giugno. «Volevano del denaro», ha raccontato monsignor Nestor Nongo Aziagbia, vicepresidente della Conferenza episcopale, a World Watch Monitor.

 LE URLA E LO SPARO. Padre Gbagoua non aveva niente con sé, ma per salvare la vita delle altre persone che si trovavano con lui ha invitato gli uomini armati a seguirlo nella sua camera da letto per «prendere tutto quello che volevano». Una volta entrati, diversi testimoni hanno sentito urla e poi uno sparo. «Quando gli altri sacerdoti sono arrivati nella stanza, hanno trovato padre Firmin a terra ricoperto di sangue. È stato colpito da un proiettile all’addome».

«NON È STATO UN INCIDENTE». Padre Gbagoua, vicario generale della diocesi da anni al centro di scontri tra le milizie armate nate dalla dissolta coalizione islamista Seleka (che nel 2013 aveva condotto un colpo di Stato nel paese) e quelle degli anti-balaka. Il sacerdote si è sempre speso per attenuare le tensioni tra cristiani e musulmani nella zona e secondo una suora della diocesi, che preferisce restare anonima, il suo impegno non piaceva a tanti. «È impossibile descrivere questa morte come un incidente o come un furto finito male. Tutti conoscevano padre Gbagoua, anche i gruppi armati». Il funerale del sacerdote si è tenuto sabato (foto in alto) davanti a centinaia di persone.

COLPIRE I SACERDOTI. Gli omicidi di sacerdoti stanno diventando una triste costante in Centrafrica, che è ancora controllato per l’80% da gruppi armati, nonostante gli sforzi per riportare la pace messi in atto dalle forze internazionali e soprattutto dai missionari e dalla Chiesa cattolica. A maggio è stato assassinato nella capitale Bangui padre Albert Tougoumalé Baba, durante un violento attacco alla parrocchia Nostra Signora di Fatima nel quale sono rimaste uccise altre 15 persone. A marzo, sempre a Bambari, è morto padre Désiré Angbabata, ucciso nel villaggio di Séko insieme ad altri 11 parrocchiani da un gruppo di islamisti ex Seleka che si fanno chiamare Upc (Unione per la pace in Centrafrica).

LA TRAPPOLA. La Conferenza episcopale ha diffuso un messaggio domenica chiedendo «all’intera comunità cristiana di rimanere calma, di pregare e di non cadere nella trappola di coloro che cercano di mostrare che cristiani e musulmani non possono più vivere insieme. Lo scopo dei gruppi armati è dividere il Centrafrica» e impossessarsi più facilmente delle ricche risorse presenti nel sottosuolo: oro, uranio, petrolio, diamanti.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •