Cattive notizie dal Sahel: per la prima volta Isis e Al-Qaeda si sono alleati

L’allarme arriva dal comandante delle forze americane in Africa: «Se non li fermiamo, diventeranno una grande minaccia per l’Occidente»

C’è un solo luogo in tutto il mondo dove i terroristi dello Stato islamico e di Al-Qaeda hanno deciso di allearsi: il Sahel. La regione dell’Africa occidentale è sempre più instabile e l’Unione Europea farebbe bene a concentrarsi sull’area prima che la situazione sfugga completamente di mano.

«GRANDE MINACCIA PER L’OCCIDENTE»

L’allarme è stato lanciato attraverso l’Associated Press dal comandante delle forze speciali dell’esercito americano in Africa. «Se non poniamo un freno, temo che la situazione diventerà presto una grande minaccia per gli Stati Uniti e l’Occidente», ha dichiarato il generale dell’Air Force
Dagvin Anderson.

L’alleanza in un’area che comprende Mali, Niger e Burkina Faso sarebbe stata favorita dai legami etnici tra i terroristi delle due fazioni. «Nonostante abbiano spesso tattiche e obiettivi diversi nel resto del mondo, in questa regione riescono a superare le differenze e lavorare per un unico scopo», continua il comandante.

CORSA ALL’ORO

L’ultimo fronte della violenza scatenata dall’alleanza tra Isis e Al-Qaeda è il Burkina Faso, dove l’anno scorso sono morte 2.600 persone e gli sfollati sono già saliti a oltre mezzo milione. Particolarmente attivi per le due denominazioni jihadiste sono i gruppi Nusrat al-Islam, che si sta estendendo in modo costante nel sud del Mali, e lo Stato islamico nel grande Sahara.

Secondo Anderson, i terroristi si sono finanziati per ora con i riscatti incassati per liberare le centinaia di persone rapite e imponendo il pizzo a decine di villaggi. Adesso, però, avrebbero messo gli occhi sulle miniere di oro e altri metalli preziosi, che abbondano nei pesi del Sahel.

LA RISPOSTA NON È SOLO MILITARE

Come fermarli? «La risposta non è facile», spiega il generale dell’Air Force, «perché non può essere solo militare». Spiega: «Per quanto possiamo non essere d’accordo, Al-Qaeda porta sempre un certo grado di giustizia in molte di queste aree e spesso anche servizi che i governi centrali non sono in grado o non hanno mai fornito. Danno anche rappresentanza a quelle minoranze che si sentono escluse dai grandi gruppi etnici».

Se dunque i paesi africani non miglioreranno la gestione delle risorse e la governance, a favore delle popolazioni che servono, un intervento militare non potrà mai bastare. Gli Stati Uniti inoltre hanno appena 1.400 soldati in tutta l’Africa occidentale, mentre la Francia è il paese che più si occupa di contrastare la minaccia terroristica nell’area con 5.000 effettivi.

«SOLUZIONE AFRICANA»

Al di là dell’impegno militare, l’Unione Europea in particolare dovrebbe promuovere maggiormente lo sviluppo dell’area per contenere la minaccia terroristica. È quello che, in piccolo, fanno dal 2002 la Regione Piemonte e la diocesi di Pinerolo con l’impegno di monsignor Pier Giorgio Debernardi. Ma gli sforzi andrebbero coordinati con un’unica visione che coinvolga anche i paesi africani, perché «la minaccia non sarà mai risolta senza una soluzione africana a un problema africano».

Foto Ansa