Caffarra: «Lo Stato viola il patto sociale quando tartassa i cittadini e spreca i loro soldi»

Davanti alla Guardia di Finanza, il cardinale denuncia l’«egoismo pubblico» che produce tasse troppo elevate, spese esorbitanti, burocrazia eccessiva. E mancata parità scolastica

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Come ogni anno, il cardinale Carlo Caffarra ha celebrato ieri a Bologna davanti ai militari della Guardia di Finanza una Messa in occasione della festa di san Matteo apostolo, patrono delle Fiamme Gialle. Ma se nelle passate occasioni – nota il sito di Repubblica Bologna – l’arcivescovo del capoluogo emiliano aveva condannato l’evasione fiscale come un peccato, questa volta ha voluto ricordare che anche lo Stato spesso e volentieri viola il “patto sociale” che sta alla base del sistema fiscale, macchiandosi di colpe non meno gravi di quelle dei furbetti delle tasse.

SERVIZI E DISEGUAGLIANZE. «Il sistema fiscale – ha detto Caffarra nell’omelia – è parte cospicua del patto sociale, per cui il cittadino ha il diritto di avere quei servizi pubblici, in ragione dei quali paga le tasse». E se il cittadino, quando si comporta disonestamente, «ha a che fare colla magistratura penale», allora anche lo Stato non deve mai dimenticare i suoi «gravi doveri» nei confronti dei cittadini. «Lo Stato viola il patto sociale e diventa ingiusto se non rende i servizi; oppure se questi sono di pessima qualità; oppure se i più poveri non sono ugualmente trattati nell’accesso ai medesimi», ha ammonito Caffarra.

LA PARITÀ DISPARI. L’arcivescovo di Bologna ha parlato di «una sorta di egoismo pubblico», che «è una malattia terribile». Egoismo pubblico, secondo Caffarra, è per esempio l’atteggiamento dell’Italia nei confronti dei genitori che iscrivono i figli alle scuole paritarie: «Lo Stato viola il patto sociale e diventa ingiusto – ha detto il cardinale – se i cittadini sono costretti, decidendo di esercitare un loro diritto fondamentale, a pagare due volte lo stesso servizio. Come avviene a chi esercita il diritto alla libertà di educazione dei propri figli».

SPESE ESORBITANTI E BUROCRAZIA. Anche lo spreco del denaro dei cittadini è un sintomo della stessa “malattia”, secondo il porporato: «Lo Stato viola il patto sociale e diventa ingiusto se la spesa pubblica, cioè l’uso di quanto i cittadini  hanno versato al fisco, è esorbitante». Non è mancato in proposito un affondo del cardinale sull’elefantiasi della burocrazia, la quale, «pur necessaria», «tende sempre a generare burocrazia». Come diceva Pier Paolo Pasolini, ha ricordato Caffarra, «tu hai cercato salvezza nell’organizzazione, che non può altro produrre che altra organizzazione».

TASSE TROPPO ELEVATE. Sommamente ingiusto è lo Stato, ha osservato infine il cardinale, quando, specie in un periodo di crisi economica come quello attuale, esso impone ai cittadini una «tassazione è talmente elevata da rendere impossibile la tutela e la promozione di beni umani fondamentali, quale il lavoro. Pensate, per esempio alle difficoltà in cui sono messe piccole e medie imprese». Rivolto ai militari presenti alla Messa, Caffarra ha detto in conclusione: «Vedo fra voi molti servitori dello Stato, cioè del bene comune. Conosco le difficoltà di questo servizio. Custodite integra la rettitudine della vostra coscienza: è questa la ricchezza più grande che possediamo, una ricchezza che nessuno può rubarci».

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