Lettere al direttore
Buono scuola. Sarebbe l’ora!
Egregio direttore, ho letto sulla stampa alcune reazioni delle forze politiche contrarie all’introduzione del “Buono Scuola” a livello nazionale. Davvero strano! Oppure, strano per niente. Se non per una presa di posizione contraria al buon senso e alla realtà delle cose per come esattamente stanno. Da un punto di vista normativo sarebbe sufficiente leggere con attenzione tutti gli atti parlamentari e le prese di posizione della Costituente nonché gli atti relativi all’approvazione della Legge nr. 62 del 2000. La famosa legge che ha sancito il sistema scolastico costituito dalle scuole pubbliche e paritarie. Certo, questo richiederebbe un lavoro faticoso, di competenza, di approfondimento, cose che purtroppo, nella moderna società non sono di tutti e quindi si interviene a sproposito senza rendersi conto di che cosa si sta discutendo.
Faccio solo un piccolo esempio relativo ad una scuola dell’infanzia (scuola materna); tema di cui mi sono occupato per parecchi anni e tuttora sono impegnato in questo campo. Tutta la letteratura in proposito consiglia (la scuola dell’infanzia non è obbligatoria) alle famiglie di inserire i propri bambini in questo primo percorso scolastico. Le ragioni possono essere recuperate nella immensa letteratura e non mi dilungo. Bene, ipotizziamo una piccola realtà comunale (in Italia ce ne sono tantissime) dove, per esempio, esiste solo la scuola materna gestita da una associazione o dalla parrocchia. E proviamo immaginare una famiglia d’oggi con gli stipendi che circolano e il costo della vita. Spero che almeno su questo si abbia contezza! Mi chiedo: ma è normale che una famiglia tipo, appunto, per poter inserire il proprio figlio o la propria figlia alla scuola materna, debba sostenere costi ingiustificati? Evito di fare esempi dettagliati per non tediare i lettori ma proseguiamo. Consideriamo, sempre, per restare al nostro esempio, l’ipotesi che la scuola debba essere gestita dall’Ente Comunale. Anche in questo caso, facendo due conti di massima (in difetto), la realizzazione dell’edificio, la messa in opera e la sua gestione per una capienza almeno di due sezioni, che vogliono dire in media 40-50 bambini, tale intervento costerebbe alle casse pubbliche più di 2 milioni e mezzo di euro con tutte le difficoltà successive nel reperire il personale, nel garantire la continuità del servizio nonché i tempi di realizzazione che quando vanno bene, si aggirano sui 3-4 anni. Ma anche su questo non scendiamo nei particolari.
Tutto ciò è razionale? È possibile sostenere ancora, trascurando completamente il quadro normativo e la realtà delle cose, che tutto il sistema scolastico deve essere solo statale come sostengono alcune forze politiche? Non mi sembra proprio! E l’esempio che ho cercato di sviluppare sopra ne è la riprova. Gli esempi si potrebbero moltiplicare e i numeri assumerebbero proporzioni da capogiro come hanno dimostrato degli studi economici competenti?
Qualche considerazione finale. Purtroppo, il problema è atavico e per chi conosce minimamente la storia, è un problema che si trascina dall’unità d’Italia: 1861. Speriamo che questa volta sia la volta buona e che le forze politiche tutte, superando i pregiudizi culturali, abbiano il coraggio e la tenacia di introdurre il cosiddetto “Buono scuola” proprio per aiutare le famiglie più bisognose, che possano finalmente esercitare il diritto di scegliere il percorso educativo più idoneo per i loro figli e le loro figlie a vantaggio della società intera. Si chiede troppo? Si chiede semplicemente ragionevolezza e giustizia. Grazie dell’attenzione.
Giuseppe Salvato
Caro Giuseppe, le tue sono considerazioni di buon senso che, come sai, non possiamo che sottoscrivere. L’emendamento presentato dal centrodestra – primo firmatario Claudio Lotito – prevede un buono scuola destinato alle famiglie con un Isee inferiore ai 30 mila euro. Per chi iscrive il proprio figlio a una scuola paritaria – sia alle medie sia ai primi due anni delle superiori – il valore massimo che potrebbe essere riconosciuto a figlio è di 1.500 euro. L’investimento previsto ammonterebbe a circa venti milioni di euro, non una gran cifra se si considerano i benefici economici che una tale scelta comporterebbe.
Ma, come sai, ci sono state molte proteste dei soliti noti (Cgil e sinistra) ancora fermi a considerazioni ideologiche ben rappresentate da un articolo delirante di Christian Raimo sul Domani («un incentivo alla scelta delle paritarie alimenta anche forme di classismo e di separazione sociale e culturale»).
Ci siamo informati un po’ sulla vicenda e, a meno di sorprese, quest’anno non se ne farà nulla. Forse l’anno prossimo.
***
Caro direttore, desidero comunicare a te ed ai tuoi lettori due osservazioni ai margini dei fatti che hanno maggiormente colpito l’opinione pubblica in questi ultimi giorni: il tristissimo suicidio fortemente più voluto che assistito delle famose gemelle Kessler e la sottrazione forzata dei figli alla oramai famosa famiglia che vive liberamente (e pare felicemente) nel bosco.
1 – Non mi addentro nel giudizio negativo sul suicidio delle gemelle, se non per ribadire che è un bruttissimo segno della decadenza della nostra civiltà il fatto che addirittura si arrivi ad inneggiare ad un suicidio. L’osservazione riguarda la notizia apparsa su qualche giornale, secondo la quale l’erede unico delle gemelle sarebbe l’associazione grazie alla quale le Kessler hanno ottenuto l’iniezione mortale. Cioè, pare che sia diventato erede chi ha contribuito a farle morire! Dal punto di vista strettamente giuridico, probabilmente quanto accaduto è ineccepibile, visto che l’assistenza al suicidio pare non essere punibile. Ma dal punto di vista morale mi sembra un fatto assolutamente scandaloso e, per usare una parola del nostro codice civile, “indegno”. Anche perché, nel sostanziale silenzio di tutti i fautori della bellezza del suicidio, quanto accaduto potrebbe aprire la strada a trasformare l’assistenza dolosa alla morte altrui in un vero e proprio affare. In nome del progresso?
2 – Constato che si è sviluppata una vera e propria ondata di simpatia verso la famiglia del bosco, considerata da quasi tutti come una vittima di una decisione sbagliata e comunque sproporzionata rispetto ai fatti reali. Una persecuzione che colpisce la libertà di educazione della famiglia. Anche nella cultura progressista di sinistra si è affermato, generalmente, questo tipo di giudizio. Giudizio che condivido, perché l’allontanamento dei figli dalla legittima famiglia deve essere comunque e sempre l’ultima spiaggia. Con la motivazione che i figli sarebbero stati sottratti ai rapporti sociali, sono stati sottratti ai rapporti affettuosi con i genitori. La mia considerazione è questa: ma allora, contrariamente a quanto sostenuto in tante altre sedi ideologiche, la famiglia è la prima depositaria del diritto all’educazione ed all’istruzione dei figli, il che, in Italia, è confermato anche dall’articolo 30 della Costituzione. Ma allora, perché molti di quelli che criticano la decisione dei giudici sono gli stessi che poi in Senato si oppongono a che sia affermato il principio secondo il quale occorre aiutare anche economicamente la famiglia a scegliere la scuola ritenuta migliore per i propri figli? Perché qualcuno sostiene la legittimità dell’educazione “parentale” data ai figli dai genitori del bosco e poi si oppone a permettere anche alle famiglie povere di scegliere la scuola preferita? Mi piacerebbe che gli oppositori al “buono scuola” dessero una risposta a queste domande. Ma penso che non arriveranno, per somma incoerenza dettata solo da ideologia sbagliata.
Peppino Zola
Caro Peppino, la “normalizzazione” del suicidio, il suo renderlo accettabile e degno è solo il primo dei passaggi per farlo accettare. L’approdo è quello descritto da Carl-Henning Wijkmark ne La morte moderna, romanzo distopico svedese del 1978.
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