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La preghiera del mattino

Non confondere il Ponte con l’acqua sporca

Di Emanuele Boffi
11 Giugno 2026
I titoli dei giornali, le intercettazioni, il solito circo mediatico-giudiziario. Le parole di Fuksas e Sallusti e una notizia che arriva dalla Danimarca: lì gli italiani hanno costruito un ponte. Rassegna ragionata dal web
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini interviene dal palco durante la manifestazione “Si Ponte” a favore della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Messina, 28 marzo 2026 (foto Ansa)
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini interviene dal palco durante la manifestazione “Si Ponte” a favore della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Messina, 28 marzo 2026 (foto Ansa)

Riassunto: sin dal 2023 il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha indicato tra i suoi obiettivi principali la costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina. Nel 2025 il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) ha approvato il progetto, ma la Corte dei conti ha sollevato rilievi sulla delibera. A maggio il governo ha approvato un decreto per superare l’impasse che preludeva, prima delle ferie, a una nuova delibera del Cipess. Poi è accaduto quanto segue.

Così scrive il Foglio:

«La procura di Roma ha aperto un’indagine su un presunto tentativo di condizionare il giudizio della Corte dei conti sul progetto del Ponte sullo Stretto. Gli indagati sono tre: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti, l’avvocato Giacomo Saccomanno, ex commissario della Lega in Calabria e già nel Cda della Stretto di Messina, e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Secondo l’ipotesi accusatoria, Saccomanno e Virgiglio avrebbero cercato di avvicinare Miele per ottenere informazioni riservate e favorire il via libera alla delibera Cipess da 13,5 miliardi. In cambio, all’ex magistrato sarebbero stati promessi incarichi dopo la pensione, anche all’antitrust o in società partecipate. Le accuse, a vario titolo, sono corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Il Ros ha effettuato perquisizioni e sequestrato materiale informatico».

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Titolo di prima pagina di Repubblica:

“Il ponte della corruzione”

Titolo di prima pagina della Stampa:

“Corruzione, bufera sul Ponte”

Titolo di prima pagina del Fatto quotidiano:

“Corruzione sotto il Ponte. Indagati ‘amici del governo’”

Scrive Ilaria Sacchettoni sul Corriere della Sera:

«Secondo la segretaria del Pd Elly Schlein si tratta di “un’opera dannosa e inutile, il solo investimento infilato in manovra dalla premier: 13 miliardi di euro”, mentre per il leader dei Cinque stelle Giuseppe Conte: “Si conferma che il progetto era fallato, che c’è stata una forzatura addirittura contro la Corte dei conti e che c’è perfino l’ombra della corruzione”».

L’opposizione protesta e i quotidiani ostili al governo pubblicano stralci di intercettazioni dei tre indagati, ritratti antipatizzanti dei protagonisti, loro vecchie dichiarazioni. Il solito armamentario retorico cui siamo abituati che non prova alcunché, ma serve a spiegare il “clima” e il “contesto” – spiegano ipocritamente i giornali – in cui si sarebbero compiute malefatte già date per scontate.

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Scrive Carlo Tarallo sulla Verità:

«La replica di Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina: “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto. La società prosegue nel suo impegno di realizzare il Ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal Dl Commissari dell’11 marzo 2026”».

Dice Giacomo Saccomanno all’Adnkronos:

«Dal mio punto di vista è tutto aberrante, basta leggere quanto mi contesta la Procura e si vede che sono fatti che non stanno assieme, fuori da ogni logica giuridica e razionale. Non mi risulta di aver mai parlato con Miele del parere della Corte dei conti, non ho avuto alcun rapporto di questo tipo se poi tra amici, come siamo io e Tommaso, commentiamo quanto accaduto e condividiamo i timori di una decisione politica dalla Corte dei conti, quale è poi stata, non ci vedo alcun problema. Tra l’altro non so se lui ha partecipato all’udienza che ha deciso le scelte finite al centro dell’indagine. Quella messa in campo dagli inquirenti è una ricostruzione “politica”, vogliono colpire Salvini, il Ponte e anche il povero dottor Miele».

Per completezza d’informazione abbiamo riportato le parole di Ciucci e Saccomanno, che sulle pagine dei giornali finiscono affogate nei titoli e nelle intercettazioni di cui sopra.

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Dice l’architetto Massimiliano Fuksas al Giornale:

«Da noi c’è sempre qualcuno che dice: ma non è la priorità. Con questa mentalità non si farà mai nulla. E poi perché quando si parla di grandi opere, si pensa subito alla corruzione. […] Io non entro nel merito dell’indagine giudiziaria, dico solo che più i tempi si allungano più il rischio di infiltrazioni corruttive aumenta».

Fuksas dice due sacrosante verità. Siamo la patria del sospetto che immobilizza tutto. In questa immobilità sguazza il pericolo della corruzione.

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La senatrice a vita Elena Cattaneo scrive a Repubblica una lettera in cui dice:

«La vera questione è se l’Italia voglia realizzare un’opera storica seguendo il metodo della conoscenza, della trasparenza e del rigore scientifico, oppure se preferisca “procedere all’incontrario”, confidando che i problemi possano essere affrontati più avanti, magari scaricandone i costi sui governi e sulle generazioni future».

Si rimanda alla lettura integrale della lettera per capire le perplessità della senatrice che non sono di merito (se fare il Ponte o no), ma di metodo (la procedura seguita dal governo per fare avanzare il progetto). I rilievi di Cattaneo hanno il valore di non essere ideologici, ma di concentrarsi sul fronte tecnico-scientifico.

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Scrive Francesco De Remigis sul Giornale:

«Appena quattro giorni fa, sul fiordo danese, è stato inaugurato il nuovo ponte Storstrøm; costruito peraltro da un’azienda italiana, la Itinera Tortona. Con i suoi 4,4 km è già diventato il terzo più lungo del paese per far fronte ai volumi di traffico senza dimenticare l’attitudine danese ad andare sui pedali; un’unica sezione in grado di integrare ferrovia ad alta velocità fino a 200 km/h, strada a doppia carreggiata e pista ciclopedonale. Ma se lungo il corridoio scandinavo-mediterraneo che unisce Danimarca e Germania, la regione di Zealand e l’isola di Falster, convivono treni, automobili e bici in una stessa infrastruttura, in Italia il quadro d’insieme per ammodernare il Bel Paese è ben più complesso».

La notizia suona come uno sberleffo al sistema Italia.

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Scrive Alessandro Sallusti su Libero:

«Se sarà accertato che qualcuno sul ponte in questione ha cercato scorciatoie o vantaggi personali è giusto che paghi, aggiungo che paghi con la massima severità. Ma il ponte è innocente, la stragrande maggioranza dei calabresi e dei siciliani – certificano i sondaggi – attendono di attraversarlo e liberarsi dalla schiavitù dei traghetti, migliaia di persone aspettano un posto di lavoro, centinaia di imprese di fatturare. Non possono essere quattro eventuali malandrini, semmai risulteranno tali, a fermare tutto questo».

Sallusti cita il caso del Mose e quello dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Anche in quei casi, ci furono degli arresti e degli intoppi, ma questo non significa che non si trattasse di opere con una loro reale utilità. Lo stesso vale per il Ponte. Ovviamente, si può discutere se l’iter seguito dal governo sia stato il più adeguato, ma “buttare il Ponte con l’acqua sporca” sarebbe un errore.

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