La vittoria di Pashinyan, la fragilità della sua "svolta occidentale", le difficoltà della Russia e l'inaffidabilità dell'Azerbaigian. Rassegna ragionata dal web
Il premier dell'Armenia Nikol Pashinyan vota alle elezioni. Il suo partito, Contratto Civile, ha vinto con quasi il 50 per cento dei voti (foto Ansa)
Il Guardian scrive:
«Il partito filoeuropeo al governo in Armenia ha vinto le elezioni parlamentari, confermando la svolta del paese verso l'Europa e il suo allontanamento dal tradizionale alleato, la Russia. Il partito del primo ministro Nikol Pashinyan, Contratto Civile, ha ottenuto [la] maggioranza, mentre l'alleanza Armenia Forte, guidata dal miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan, ha conquistato il 25% dei seggi in parlamento».
La vittoria del premier armeno uscente è netta, ma presenta un problema fondamentale: i 64 seggi su 105 (sette in meno rispetto all'ultimo Parlamento) che dovrebbe aver ottenuto Contratto Civile non costituiscono una maggioranza sufficiente a indire il referendum costituzionale per cambiare la Carta dell'Armenia. Per porre fine al conflitto ultradecennale con Erevan, l'Azerbaigian pretende che l'Armenia elimini in Costituzione ogni riferimento, anche implicito, al Nagorno-Karabakh, rinunciando per sempre e ingiustamente a una terra armena. Pashinyan ...
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