Boko Haram in Camerun. «Teschi umani per strada»

Drammatico resoconto delle violenze della setta islamista in una diocesi del Camerun: «Ci sono oltre 70 mila sfollati, 2.000 bambini rapiti»

Nigeria Boko Haram

Tutto il mondo è abituato ad associare Boko Haram alla Nigeria. Il gruppo di terroristi islamici è nato nel paese più popoloso dell’Africa nel 2009 ma ormai non si limita più ad infestare quel territorio. «Ciò che è successo a Parigi durante gli attacchi [a Charlie Hebdo] noi lo sperimentiamo ogni giorno, eppure ancora nessun nel mondo dice niente», ha dichiarato ad Aid to the Church in Need il vescovo camerunense Bruno Ateba.

«2.000 BAMBINI RAPITI». Titolare della diocesi di Maroua-Mokolo, nel nord del paese confinante con la Nigeria, ha lanciato l’allarme affermando che solo negli ultimi mesi del 2014, nella sua diocesi, sono stati uccisi 30 fedeli, tre catechisti e due membri dello staff diocesano. Anche i rapiti sono tantissimi: «Solo quest’anno non meno di 2.000 bambini e adolescenti sono stati rapiti da Boko Haram. Anche bambine». Altri ragazzini, tra i 5 e i 15 anni, sono stati invece assoldati in Camerun, con tanto di pagamento alle famiglie.

«IMAM SGOZZATI». Non solo la popolazione cristiana è stata colpita. Secondo il prelato, «molte moschee sono state bruciate e tanti imam sono stati sgozzati solamente perché si sono rifiutati di obbedire agli ordini dei Boko Haram». Inoltre, più di 110 scuole e 13 cliniche sono state chiuse a causa degli attacchi, molte stazioni di polizia sono andate distrutte.

22 MILA SFOLLATI NEI BOSCHI. I continui attentati hanno causato lo sfollamento di 55 mila persone solo nella diocesi di Maroua-Mokolo. Di questi, alcuni provengono dalla Nigeria. Altre 22 mila persone, invece, continua il vescovo, vivono nascosti nella boscaglia e non vogliono fare ritorno alle loro case per timore di nuovi attacchi.

«TESCHI UMANI PER STRADA». L’area più colpita è quella di Amchidé, dove l’intera comunità è fuggita. La cappella del luogo è stata bruciata e lungo le strade, secondo testimoni citati da monsignor Ateba, «giacciono teschi umani». Ecco perché il vescovo lancia un appello: «Abbiamo bisogno della vostra attenzione e delle vostre preghiere. Aiutateci a porre fine a questa brutalità senza nome, che sta distruggendo ogni speranza per il futuro e vanificando gli sforzi di generazioni di fedeli».

FORESTA DI SAMBISA. L’esercito del Camerun, insieme a quelli di altri paesi africani, combatte contro Boko Haram a fianco dei soldati nigeriani dal 14 febbraio, quando è stata lanciata un’offensiva nel nord della Nigeria per riconquistare le città occupate dai terroristi. Decine di città sono state riprese e ieri l’aviazione ha cominciato a bombardare la foresta di Sambisa, che si crede sia l’ultima roccaforte di Boko Haram. Nella foresta potrebbero anche essere tenute prigioniere molte delle 2.000 ragazze rapite negli ultimi anni e ancora nelle mani dei terroristi. Tuttavia, è ancora presto per cantare vittoria, visto che già in passato città tornate all’esercito sono state poi di nuovo attaccate dai jihadisti.

Foto Ansa/Ap