Il vero obiettivo della minaccia all’Italia di Ursula von der Leyen

Ursula von der Leyen
La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen (foto Ansa)

Su Fanpage Annalisa Cangemi scrive: «“Non credo che Meloni metterà in discussione la 194: penso che lo farà in modo più subdolo e quindi più difficile da contrastare”. Lo ha detto Emma Bonino parlando alla stampa estera in Italia».

C’era una volta una Emma Bonino capace di campagne anche molto divisive, ma con un vivo senso di che cosa è una democrazia liberale, cioè un sistema capace di rispettare anche il proprio avversario. Questa interessante politica italiana si è oggi del tutto persa, sostituita da una personalità isterica anche perché ha capito di aver liquidato una grande eredità per portarla in dote a quel povero inetto di Enrico Lettino.

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Su Affaritaliani Enrico Letta dice: «Nonostante una postura a parole atlantista e pro Ucraina, Meloni, alleata di Orbán in Europa e di Salvini in Italia, è oggettivamente allineata al fronte di chi lavora per il più grande progetto di Putin, che è far implodere l’Europa».

E così quello che era una speranza per la formazione di una sinistra liberale, il prefetto napoleonico regalato al Pd da Emmanuel Macron e rivelatosi poi un ispettore Clouseau, cioè Enrico Lettino, si mette oggi anche a usare l’avverbio storicamente caratteristico del cominternismo: “oggettivamente”. Giorgia Meloni sarebbe oggettivamente putiniana come i socialisti nel 1929 erano oggettivamente fascisti. In una campagna elettorale tra le più scadenti della storia d’Italia per l’assoluta assenza di senso della proposta della sinistra, che è passata dall’agenda Draghi a quella di Conte, il povero Lettino accusa il centrodestra di tradire l’Unione Europea e l’Occidente, mentre proprio i suoi più stretti alleati nel Pd, da Romano Prodi a Elly Schlein, si apprestano ad allearsi, post voto, con i 5 stelle che hanno buttato giù il governo Draghi sulla questione delle armi all’Ucraina.

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Su Open si scrive: «E poi: “Il mio approccio è che qualsiasi governo democratico vuole lavorare con noi, lavoreremo insieme. Ed è interessante vedere come lavora il Consiglio europeo. Ci sono tante dinamiche nel gruppo tra pari. Non sei solo un paese che dice voglio questo, voglio quello. Ma sei al Consiglio europeo e realizzi che il tuo futuro e il tuo benessere dipendono anche dagli altri ventisei. È il bello delle democrazie. A volte siamo lenti, parliamo tanto, lo so. Ma la democrazia è anche questo”. “Vedremo l’esito delle elezioni”, dice poi riferendosi all’Italia. Ma è la frase successiva quella più importante: “Se le cose vanno in una situazione difficile – ho appena parlato di Ungheria e Polonia – abbiamo gli strumenti. Se le cose vanno nella giusta direzione… E le persone, a cui un governo responsabile è tenuto a rispondere, giocano un ruolo importante”. Il riferimento di Von der Leyen sono la Polonia e l’Ungheria e non l’Italia».

Su Open si cerca di difendere quella stordita di Ursula von der Leyen per la frase minacciosa “oggettivamente” (come direbbero Giuseppe Stalin ed Enrico Lettino) rivolta contro l’Italia. In realtà colei che, come scrisse bene l’Economist, è stata scelta presidente della Commissione europea proprio perché si era dimostrata mediocre già come ministro della Difesa in Germania, non ha tanto paura della Meloni quanto di Friedrich Merz, leader della Cdu, e Manfred Weber, segretario del Partito popolare europeo, che cercano un’alleanza atlantista tra moderati e conservatori del Vecchio continente.

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Su Dagospia si riprende un articolo dell’Ansa dove si scrive: «Con un’ora di ritardo e sventolio di bandiere dei tre partiti, è cominciata la manifestazione del centrodestra per la chiusura della campagna elettorale, in piazza del Popolo a Roma. Ultimo dei big ad arrivare, Silvio Berlusconi. Insieme a Matteo Salvini della Lega e Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, i tre leader di nuovo insieme su uno stesso palco dopo due anni».

Con molto rammarico Dagospia deve arrendersi al fatto che il centrodestra arriva unito alla vigilia del voto. Un sito che vive di divertenti, brillanti e spericolati pettegolezzi non può non preoccuparsi se l’Italia si avvierà a una noiosa vita politica normale, non più condizionata solo da intrighi e ricatti dall’alto e da fuori.

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