È l’equilibrio tra grandi potenze a garantire la pace

Putin Russia guerra Ucraina

Su Huffington Post Italia Federica Olivo scrive: «Quanti volti può avere lo stesso partito? In Campania il Pd ne ha almeno tre: uno si identifica nel governatore Vincenzo De Luca che, forte di un consenso che va ben oltre l’area dem, dà l’idea di voler mettere le mani sul Pd nazionale (ma in fondo ambisce al terzo mandato in Regione). L’altro volto si trova dalle parti di Napoli, dove molti dem locali ancora non hanno digerito l’armata di catapultati alle elezioni».

Con un’interessante inchiesta su Huffington Post Italia si descrive la realtà del Pd come dominata da cacicchi locali. Questa, di fatto, è l’altra faccia di un gruppo dirigente nazionale diviso tra compagnie di ventura collegate a questa o quella influenza straniera: americana, francese, tedesca, legata alla burocrazia di Bruxelles, con anche una solida tendenza sostenuta da Pechino. L’aver scelto dopo il 1992 il rapporto con rilevanti settori dell’establishment, a cominciare da un ampio arco della magistratura, invece che con le forze sociali popolari, l’aver puntato su ex dc (candidati e generali di una base di ex comunisti) per questa operazione, invece che cercare per esempio un rapporto con il cattolicesimo sociale espresso dalla Cisl, questa impostazione ha dato tutto quel che poteva dare grazie anche al governo dall’alto e dal fuori dell’Italia organizzato da Giorgio Napolitano, fino al 25 settembre del 2022. Oggi, così a occhio, pare essere arrivata però al capolinea.

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Sul Sussidiario Toni Capuozzo dice: «Durante la Guerra fredda, specie negli anni Cinquanta e Sessanta, c’era il cosiddetto equilibrio del terrore, che comunque non aveva nulla di terrificante, perché era un mondo in cui si confrontavano due superpotenze, Washington e Mosca, che condividevano una razionalità del buon senso: se uno premeva il bottone dell’atomica, sapeva benissimo che anche l’altro avrebbe fatto lo stesso e che si sarebbero distrutti a vicenda. Quindi nessuno dei due arrivava fino a quel punto».

I lunghi periodi di pace in Europa, dal dopo Trattato di Vestfalia al dopo Congresso di Vienna, al dopo Conferenza di Yalta, sono sempre stati garantiti da un equilibrio tra le grandi potenze, che quando è saltato ha portato alle guerre napoleoniche e alle due Guerre mondiali.

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Su Dagospia si riprende un articolo di Stefano Folli per la Repubblica dove si scrive: «Il cammino del governo Meloni in Europa sarà faticoso. Tutti gli occhi sono su di lei, nel timore che voglia fare dell’Italia una seconda Polonia. Ovvero che finisca per restituire slancio, magari in modo involontario, all’estrema destra francese e tedesca: la vera angoscia d’oltre confine».

Forse condizionato dalla linea così radicalizzata del quotidiano su cui scrive, Folli ha perso un po’ di lucidità: la vicenda Meloni non riguarda tanto l’estrema destra più radicale europea, quanto il dibattito politico aperto nella destra moderata europea cioè innanzi tutto tra i popolari tedeschi, quelli spagnoli, i gollisti. La retorica e la propaganda non fanno capire come Vox (d’altro canto insieme, e in direzione opposta, ai Ciudadanos al centro) non siano al fondo una riproposizione del franchismo bensì un’invenzione di José Maria Aznar per contrapporre una linea atlantista a quella merkeliana dei suoi rivali nel Partido popular. Né retorica e propaganda fanno capire l’attuale crollo dei liberali tedeschi considerati nelle ultime elezioni politiche come un’alternativa alle mancanze strategiche merkeliane. Infine chi ama capire il mondo e non si accontenta della retorica e della propaganda, dovrebbe cominciare a ragionare su che cosa succederà tra i gollisti nei rapporti con la destra lepeniana se prevarrà come leader Eric Ciotti.

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Sul blog di Beppe Grillo Fabio Massimo Parenti scrive: «Al di là delle sanzioni che colpiscono duramente l’eurozona ed hanno un impatto limitato sulla Federazione Russa, sarebbe stato nell’interesse dell’UE sostenere una posizione di neutralità nel conflitto russo-ucraino ed avanzare piani seri ed articolati per riformare, inevitabilmente, la struttura di sicurezza europea. Al contrario, si è deciso di continuare sulla strada della cobelligeranza e dell’intransigenza. La prima opzione, quella della neutralità, della ricerca del negoziato a partire da una presa in carico delle preoccupazioni di sicurezza delle parti coinvolte e della ricerca del dialogo per evitare l’escalation, è l’unica plausibile, come sostenuto non solo dalla Cina, ma da innumerevoli personalità statunitensi, benché rimangano inascoltate in patria. Pensiamo a Henry Kissinger, John Mearsheimer, Jeffrey Sachs e molte altre voci autorevoli. È necessario avere un pensiero sistematico su Russia e Cina per perseguire nuove forme di coesistenza reciprocamente vantaggiose».

La mancanza di una discussione su una politica estera illuminata dai principi ma ancorata a una visione realistica, lascia spazio al “partito cinese” italiano dei Grillo, dei D’Alema, dei Prodi e di un Parenti che è attualmente “Foreign Associate Professor di Economia Politica Internazionale alla China Foreign Affairs University, Beijing”.

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