Poteva mancare Odifreddi? «Le scuole paritarie andrebbero chiuse. Il Papa e i preti insegnano cose preistoriche»

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Quando poi la cosa si fa ridicola, scendono in campo i somari. Così anche Piergiorgio Odifreddi ha deciso di dire la sua sul referendum di Bologna contro il finanziamento comunale degli asili paritari. E il Correttore di bozze non smetterà mai di ringraziarlo per questo.

Dal suo blog nel sito di Repubblica, tragicamente intitolato “Il non-senso della vita 2.0”, il cosiddetto “matematico impertinente” due volte insignito del titolo di “Asino d’oro” dall’Università di Perugia dispensa perle di saggezza che rendono onore alla sua fama. E lo fa con una certa regolarità (prodigi del confetto Falqui?). Ebbene, oggi ha preso la trombetta per annunciare che «domenica a Bologna si combatte un’altra battaglia della secolare guerra che contrappone la ragione dello Stato alla fede della Chiesa». Dunque da una parte gli intelligenti, dall’altra i superstiziosi. Da una parte il progresso, dall’altra l’ignoranza. Di là i repubblicones, di qua i correttori di bozze. Perepeppeppeppé. E va be’. Poco male. Se i paladini della «ragione dello Stato» sono gli Odifreddi, si vince facile.

Piergiorgio comunque questa volta ci crede. Ci crede talmente tanto che si sente di poter fare il ganassa: «Si tratta di decidere se il Comune deve continuare a finanziare con più di un milione di euro le scuole materne private, gestite in massima parte dai preti. Sembrano problemi del medioevo, e invece sono di attualità nel terzo millennio, nei paesi che ancora vivono mentalmente nel primo». Già. Solo questo popolo di sottosviluppati può stare ancora lì, nel 2013, a domandarsi se sia giusto concedere ai cattolici la libertà di educazione e magari sostenerla pure. Che primitivité. Gli Odifreddi, invece, questi pensieri se li sono lasciati alle spalle da secoli.

Sono mentalmente molto più evoluti, loro. Per loro è ovvio che «alle scuole dei preti non solo non dovrebbero andare soldi pubblici, ma si dovrebbero comminare salate multe». Perché? Come perché? «Le polemiche sull’esorcismo effettuato l’altro giorno in Piazza San Pietro dal papa-nuovo-di-elezione-ma-vecchio-di-idee, poi declassato a semplice imposizione di mani, dovrebbero essere sufficienti a spiegare perché». Il che evidentemente con le scuole paritarie non c’entra un cazzo – il Correttore di bozze chiede scusa per il termine retrogrado – ma mica pretenderete linearità di pensiero da uno che si definisce «matematico, logico e saggista italiano».

Comunque, ecco il motivo per cui secondo Odifreddi «bisognerebbe chiudere le scuole cattoliche»:

«Il motivo è, semplicemente, che i preti e i papi continuano a pensare e a insegnare cose che non sono neppure medioevali, ma preistoriche. Ad esempio, appunto, che Gesù ha dato ai suoi apostoli il potere di “imporre le mani per scacciare i demoni”, come era solito fare lui stesso. Come se i demoni esistessero. E come se imporre le mani potesse servire a scacciarli, nel caso che esistessero. E questo non è che un esempio delle tante stupidaggini che si insegnano nelle scuole cattoliche, oltre che nelle ore di religione delle scuole pubbliche di ogni ordine e grado. Non ci sarebbe bisogno di altro, per negare loro qualunque finanziamento. Ma si potrebbe continuare per giorni interi, a elencare le assurdità antiscientifiche, antistoriche e anticulturali che quelle scuole infliggono ai loro scolari e studenti. Bisognerebbe chiuderle, semplicemente, per manifesto, doloso e dannoso anacronismo».

Che poi questo Odifreddi al Correttore di bozze non pare neanche tanto fesso. Hanno una loro efficacia, i suoi pernacchioni. In questo caso, però, il matematico incontinente piscia proprio fuori, per usare un altro termine medievale. Odifreddi infatti dimentica che per le «assurdità antiscientifiche» tipo l’imposizione delle mani e i demoni, i preti hanno inventato appositi spazi che si chiamano appunto ore di religione. Ragion per cui, saggiamente, nelle scuole cattoliche i correttori di bozze imparano la religione nell’ora di religione e la matematica nell’ora di matematica. Il problema semmai è che alla scuola di Repubblica le lezioni di matematica sono diventate pallosissime omelie.

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