Sono trentacinque anni che è morto Albino Luciani, Giovanni Paolo I, il Papa che sorrideva come Francesco

Se si guarda il mondo con gli occhi di G. K. Chesterton, quelli del suo “cattolicesimo del buonumore”, leggero e lieto, forse si riesce anche a sorridere all’idea di un Papa che muore a poco più di trenta giorni dall’inizio del Pontificato. Chesterton piaceva ad Albino Luciani, papa Giovanni Paolo, scomparso il 28 settembre del 1978, trentacinque anni fa.

E di certo Luciani avrebbe riso, col senno di poi, ripensando alle parole pronunciate da Giovanni XXIII il giorno in cui lo nominò vescovo, dopo che più volte era stato tenuto lontano da quella carica per le sue cagionevoli condizioni di salute: «Vorrà dire che morirà Vescovo». O ripensando a quel giorno in cui Paolo VI si tolse la stola papale, la mostrò alla folla e la mise (casualmente?) sulle spalle del Patriarca Luciani davanti a ventimila persone. E lui? Tutto rosso.

Si può sorridere anche di cose “sacre”. Nella storia della Chiesa c’è già stato, prima di papa Francesco, almeno un altro papa “macchietta”. La parola, lungi dal voler essere offensiva,  racchiude in sé la seguente somma algebrica: impaccio + dolcezza senile + tenerezza. Risultato? L’immagine, bellissima, di una gran gioia di vivere. Basta guardare le foto.

Quando fu eletto Papa, il Papa era “ancora” il Vicario di Cristo, cioè, quasi, non uomo. Lo è ancora, ma con un altro stile. In mezzo sono passati due tornado della comunicazione moderna (Giovanni Paolo II e Francesco) e lo tsunami di un uomo di ragione (Benedetto XVI), che solo poteva pensare di sfidare una certa idea del sacro con la sua (sorprendente? è poco… epocale? è ancora poco…) rinuncia. Luciani chiese di salutare il popolo nel giorno dell’elezione. Non si poteva, secondo il cerimoniale, e scelse di desistere. I cerimonieri, cinquanta giorni dopo, non fermarono il suo scatenato – e meno facilmente placabile – successore. Ma fu il primo ad averci provato.

E poi il nome. Prima di lui (come oggi) c’erano stati due pontefici ingiustamente percepiti da molti in forte discontinuità. Lui cosa fece? Prese i due nomi e li mise assieme. Anche qui una somma algebrica: Giovanni (XXIII) + Paolo (VI) = Giovanni Paolo (I, lo annunciarono per errore, ma doveva essere solo Giovanni Paolo). Un Primo, nella Chiesa, non si vedeva da più di dieci secoli; poi, si sa, l’avrebbe rifatto Francesco. Forse non gli piaceva troppo lo Ior, come aveva lasciato intendere in più di un’occasione.

Aveva coraggio, papa Albino Luciani, quello che gli veniva dalla certezza di un amore grande, “intramontabile”. Scelse questo bellissimo aggettivo, per definire l’amore di Dio in una delle sue pochissime uscite pubbliche da Papa. «Noi siamo oggetti da parte di Dio di un amore intramontabile. Ha sempre gli occhi aperti su di noi, anche quando sembra ci sia notte. È papà; più ancora è madre». E nel suo ultimo discorso, il giorno prima della morte, aveva detto: «Se Tu non prendi l’iniziativa io non parto». E non a caso, come suo motto, aveva scelto Humilitas (Umiltà).

Una volta andò a Lourdes. Quando gli chiesero di Suor Lucia rispose così: «Radicale come i santi: ou todo ou nada: o tutto o niente, se si vuol essere di Dio sul serio». Lui voleva essere di Dio sul serio. Ma, appunto, sapeva scherzare. Difficilmente, uno con “tutte le rotelle a posto”, si sarebbe inventato un’opera come Illustrissimi: lettere immaginarie a persone non più di questo mondo, grandi uomini e non solo. Lettera immaginaria a Gesù Cristo? E passi. A San Bernardo? E passi. Ma poi, nella stessa opera, a Gioacchino Belli, a Charles Dickens? E passino pure queste. Ma poi, addirittura, lettere a Pinocchio e al Barbiere Figaro (!?). Molte ispirate dalle sue serate passate davanti alla tv, “il piccolo schermo”.

A Chesterton scrisse così: «Caro Chesterton, io sono convinto con te: questo Dio si farà conoscere e amare sempre più, da tutti, compresi coloro che oggi Lo respingono non perché siano cattivi (sono forse più buoni di noi due!), ma perché Lo guardano da un punto di vista sbagliato! Essi continuano a non credere in Lui? E Lui risponde: -Sono ben io che credo in voi!».

Simpatico questo Dio in dialogo, no?